E quando il coro su Agostino è partito dal settore indiavolato dei tifosi romanisti ed è stato applaudito prima dai salernitani dei settori attigui e poi da tutto lo stadio, il cerchio si è chiuso: il ritorno dei tifosi della Roma in una trasferta dopo un anno e mezzo è stato trionfale come la vittoria della Roma, 4-0 sulla povera Salernitana di Castori, che per tutto il primo tempo ha sperato di poter beffare il suo idolo Mourinho con la sua doppia Maginot, come in serie A non si vedeva dai tempi di Bolchi e Papadopulo, e che però nel secondo tempo si è dovuto arrendere all'incontenibile supremazia romanista. Non appena la squadra giallorossa ha inquadrato la porta di Belec sullo sfondo della curva romanista non c'è più stata partita: ha cominciato lo show Pellegrini al 3°, ha raddoppiato subito dopo Veretout (al 7°), al 3° gol ha provveduto Abraham, e l'ultimo è stata la doppietta di Pellegrini, il capitano baciato dalla grazia e liberato da Mourinho verso orizzonti infiniti. Così la Roma adesso dopo due giornate è prima in classifica a punteggio pieno (sembra niente, ma non accadeva dal 2014) con altre quattro delle sette sorelle (mancano la Juve orfana di Romaldo e l'Atalanta) e va alla sosta del campionato con quattro vittorie consecutive (anche le due con il Trabzonspor non erano affatto scontate) e con l'idea che nulla le sia precluso.

La partita si è sviluppata esattamente come era stata prevista. Mourinho alla vigilia aveva detto, con l'ironia tagliente che usa sempre quando parla seriamente, che magari Castori avrebbe sorpreso tutti cambiando qualcosa del suo sistema di gioco. E in effetti qualcosa ha cambiato: ha abbassato ulteriormente il suo baricentro, schierando cinque difensori sempre sulla stessa linea, quattro centrocampisti raccolti centralmente e una sola punta, Bonazzoli, sperando solo di non subire gol e per un tempo il piano è riuscito. Ognuno cerca gloria secondo la strada che ritiene più produttiva, tra le beghe societarie (il transito da Lotito a un vero acquirente è ancora indefinito e i tifosi sono piuttosto irrequieti al riguardo, soprattutto per la latitanza sul mercato) e le assenze (Bogdan, Djiuric, Veseli e lo squalificato Strandberg, con Simy portato solo in panchina). Certo è che se Castori le gioca tutte così, considerando che il gap tecnico con quasi tutte le altre 19 squadre di Serie A è evidente, all'Arechi o in trasferta non si divertiranno troppo. Mourinho invece non ha cambiato niente nello schieramento tattico, ha sostituito lo squalificato Zaniolo con Perez, e ha solo chiesto a Pellegrini di abbassarsi un po' fino a formare un centrocampo a tre in non possesso, almeno per quello che è stata la fase di non possesso, quindi limitata a una manciata di minuti. Nel primo tempo la Salernitana si è affacciata dalle parti del'area di Rui Patricio per un calcio d'angolo rimediato al 4° e con un fallo laterale mandato lungo in area da Jaroszynski per la respinta di Mkhitaryan, a favorire un destro in curva di Lassana Coulibaly. Per gli altri 44 minuti la palla l'ha tenuta la Roma nella metà campo avversaria, girando e rigirando senza sapere dove andare, avrebbe detto Baglioni. Il fatto è che anche quando trovava la strada, poi arrivavano i raddoppi, le triplicazioni, le quadruplicazioni dei difensori salernitani, in nove messi a ventaglio davanti alla porta di Belec. La Roma ci ha provato di fioretto e di spada, cucendo ricami e tirando da fuori, lanciando in area o con i triangoli palla a terra, tutto inutile perché c'era sempre un salernitano a sporcare le linee di passaggio o a intercettare le traiettorie, a volte con un po' di sane maniere forti. Mourinho a un certo punto ha fatto notare a Ibanez che era rimasto l'unico sulla linea di metà campo, con i due terzini altissimi, Mancini in area e gli altri giocatori a gravitare tra trequarti e dischetto del rigore.
In cronaca però non sono state registrate vere e proprie occasioni da gol, ma solo promettenti sviluppi non rifiniti benissimo. Ha provato subito Viña al 2°, quando Castori non aveva ancora inchiodato i suoi dentro l'area, con un sinistro forte da posizione defilata, deviato da Belec in calcio d'angolo. Al 20° dopo una serie di rimpalli aerei ha provato Mancini a sorprendere il portiere avversario con una specie di pallonetto di testa, alzato sopra la traversa. Al 21° Mkhitaryan ha prima rubato un pallone all'altezza della bandierina del corner di sinistra, poi è entrato dentro il campo e ha calciato forte verso il secondo palo, ma Abraham non ci è arrivato e la palla è sfilata vicino al palo. Al 34° una combinazione tra Perez e Karsdorp ha portato ad un cross deviato su cui Abraham si è avvitato bene, ma la palla si è inarcata oltre la traversa. Al 34° Ibanez ha preso una scarpata in faccia da Bonazzoli (ammonito) ed è stato costretto a star fuori per riparare al taglio vicino alla bocca. Al 38° Mkhitaryan ha aperto a sinistra per Abraham che ha provato a sorprendere Belec con un gran destro, bloccato.

Ma i gol e le occasioni che sono mancate nel primo tempo sono sbocciate nella ripresa, il tempo di trovare il varco giusto. Ci è riuscito Pellegrini dopo un gran recupero di Mancini, con l'assistenza di Veretout e la rifinitura di Viña, in area il controllo del capitano è stato perfetto, il sinistro poi non irresistibile, ma Belec si è fatto sorprendere. La partita si è stappata e al 7° è arrivato il gol più bello della serata, con una strettissima combinazione tra Perez e Abraham, con scarico per Mkhitaryan e assist verticale perfetto per Veretout che ha allargato il piatto e colto l'angolino alla sinistra di Belec. Una distrazione di Karsdorp subito dopo ha regalato l'unica occasione della serata alla Salernitana, ma Bonazzoli, pressato da Viña, non ha sfruttato il bell'assist di Oby e ha deviato fuori. Castori ha quindi provato a cambiare qualcosa, inserendo Simy per Lassana Coulibaly, e tornando al suo comunque abbottonato 352, finendo per offrire ancora più campo agli scatenati giallorossi. Da quel momento è stata una grandinata di azioni da reti, qualcuna respinta da Belec, qualcuna sprecata, qualcun'altra respinta addirittura dai romanisti stessi (un sinistro di Perez è finito sulla faccia di Abraham). Al 24° ancora Perez ha trovato un varco, ha servito centralmente Abraham che si è girato calciando forte di piatto destro e cogliendo il palo interno alla destra di Belec: è il suo primo gol, bellissimo, e l'ha festeggiato con i suoi tifosi, già entusiasti del loro nuovo bomber. Mourinho ha inserito allora El Shaarawy per Mkhitaryan e Shomurodov per Abraham, e la Roma ha subito trovato il quarto gol, con un'altra azione sventata e immediata transizione favorita da Veretout che ha scaricato per Pellegrini che ha regalato un'altra prodezza, mandando all'incrocio un destro a giro da dentro l'area. Mourinho è andato a chiamare personalmente Borja Mayoral, Calafiori e Diawara e ha sostituito Abraham, Viña e Veretout e il segno della differenza tecnica lo hanno dato i cambi di Castori (corso in ospedale prima della fine della gara per soccorrere in ospedale la moglie caduta in tribuna), che ha messo dentro Zortea, Capezzi, Kristoffersen e Schiavone. E nel finale c'è stato spazio per altre due occasioni, di Shomurodov e Borja Mayoral, punte di una Roma che segna a ripetizione: 7 gol in due partite di campionato, 5 in due gare europee. Sono 12 in totale, tre di media. Se c'era un modo per cominciare bene la stagione, Mourinho lo ha scritto alla perfezione.