Dan e Ryan Friedkin, un anno dopo: era la notte tra il 5 e il 6 agosto 2020 quando padre e figlio rilevavano ufficialmente la Roma da James Pallotta per la bellezza di 591 milioni di euro. I due tycoon texani, alla guida del Friedkin Group (leader nel settore dell'automotive e del cinema, ma non solo), portavano a compimento una trattativa durata mesi e rallentata dall'emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19. Trattativa iniziata a fine ottobre 2019 e entrata nel vivo un mese più tardi grazie a un'immediata accelerazione che faceva pensare a un'imminente chiusura. A ridosso della fine dell'anno si trova un accordo sulle cifre e a inizio febbraio del 2020 gli advisor dei Friedkin sbarcano nella Capitale, guidati da Marc Watts, per chiudere la due diligence.

Poi, però, l'inaspettato divampare del Coronavirus arriva a complicare l'operazione, che sembrava davvero in dirittura d'arrivo: da marzo a giugno il mondo intero vive un periodo surreale, che grava in maniera pesante sull'economia mondiale. La trattativa per il passaggio di proprietà subisce una brusca frenata, ma Dan e Ryan sono solo apparentemente fermi. In estate, mentre il mondo del calcio (e non solo) riparte, tra i potenziali acquirenti della società giallorossa spunta fuori il nome del kuwaitiano Fahad Al Baker. Ma i due texani sono determinati a portare a termine quanto iniziato pochi mesi prima: pandemia o no, a inizio agosto vengono firmati tutti i documenti che sanciscono il passaggio dal bostoniano James Pallotta agli houstoniani Dan e Ryan. «Saranno dei grandi proprietari», dice Pallotta, da tempo alla ricerca di acquirenti. «Non vediamo l'ora di immergerci nella Roma», replica Friedkin padre.

Presenze costanti

Poche ore dopo l'ufficialità, la Roma a Duisburg perde 2-0 contro il Siviglia negli ottavi di Europa League e chiude una stagione a dir poco sofferta. C'è tanto lavoro da fare per i nuovi proprietari e per il Ceo Guido Fienga, a cui vengono provvisoriamente dati pieni poteri. Manca un ds, ma sul mercato la Roma riesce comunque a ingaggiare Kumbulla, Borja Mayoral, Pedro e (in extremis) Smalling, acquistato a titolo definitivo dal Manchester United dopo un anno di prestito. A inizio settembre Dan e Ryan rilasciano la loro prima (e, finora, unica) intervista al sito ufficiale della Roma. «Riteniamo - dice Ryan in quell'occasione - che la Roma sia un po' come un gigante addormentato e non c'è motivo per cui, col tempo, questo Club non possa competere seriamente per dei trofei a tutti i livelli. Con i tifosi e con la città alle nostre spalle, tutto è possibile alla Roma». Chiedono tempo e pazienza per costruire il progetto, ovviamente. Ma fin da subito mostrano un'evidente discontinuità con la precedente gestione. Alla prima di campionato, il 19 settembre a Verona, sono sugli spalti del "Bentegodi": la partita resterà negli annali per il caso-Diawara. Il segretario Longo (che due mesi dopo firma proprio con i gialloblù) viene chiamato a dimettersi, cosa che succederà anche pochi mesi dopo con il team manager Gombar per il sesto cambio contro lo Spezia in Coppa Italia.

Seguono la Roma quasi sempre, Dan e Ryan Friedkin. Con buona pace di chi pensava che il padre sarebbe tornato negli USA dopo la chiusura dell'affare: niente di tutto ciò. Il 3 novembre 2020, a sorpresa, viene annunciato l'arrivo (dal 1° gennaio seguente) del portoghese Tiago Pinto come nuovo Direttore Generale. L'ingaggio del trentaseienne proveniente dal Benfica sorprende tutti, giornalisti compresi, evidenziando un'altra caratteristica peculiare della nuova proprietà: la predisposizione a lavorare sottotraccia, in silenzio, senza lasciar trapelare indiscrezioni o rumors fino alla chiusura della trattativa.

Sorpresa Mou

È quanto accade il 4 maggio scorso: mentre una stagione altamente negativa sotto il profilo dei risultati volge al termine, pochi giorni dopo la disfatta per 6-2 contro il Manchester United nella semifinale di Europa League, i Friedkin sganciano la bomba (mediatica e sportiva, s'intende). Via Paulo Fonseca, dentro José Mourinho, lo "Special One", uno degli allenatori più vincenti del calcio del ventunesimo secolo. La trattativa col portoghese, si verrà a sapere poi, andava avanti già da qualche giorno, senza che nessuno subodorasse la cosa. L'ingaggio di Mou diventa dunque una dichiarazione d'intenti, un segnale di forza in un momento di difficoltà e generale scoramento tra i tifosi. I quali, come prevedibile, ritrovano immediatamente entusiasmo. La Capitale impazzisce e l'annuncio trova spazio sui quotidiani di tutto il mondo. Chi chiedeva, in quei giorni, a Dan e Ryan di battere un colpo è stato accontentato. È Dan stesso a pilotare l'aereo che porta il tecnico a Roma. «Sono stato convinto - dice Mou nella conferenza di presentazione in Campidoglio - dalla passione dei Friedkin». I proprietari, dal canto loro, hanno deciso di essere vicini alla squadra anche in questa mini-tournée che si sta svolgendo in Portogallo.

José Mourinho durante la presentazione ai tifosi

Un impianto s'ha da fare

Ci si muove attivamente anche per quanto riguarda lo stadio di proprietà: il 26 febbraio nel CdA arriva l'annuncio dell'abbandono del progetto Tor di Valle, nato da Pallotta nel 2013, ma diventato di «esecuzione impossibile». Resta però la volontà di costruire un impianto: va ancora individuata l'area su cui farlo sorgere. Ma la stessa sindaca Raggi, dalle colonne de Il Romanista, ha ribadito che i Friedkin sono «determinati a costruire».

Gli sponsor

Risolto l'accordo con Nike per la fornitura del materiale tecnico, lo scorso febbraio è stato annunciato quello con New Balance, che da questa stagione vestirà i giallorossi. Più recente (metà luglio) invece la ratifica della partnership con Zytara Labs LLC - azienda leader nella creazioni di nuovi asset digitali - come Main Global Partner, che ha portato sulle divise romaniste la piattaforma Digitalbits come sponsor e che garantirà al Club oltre 35 milioni di euro nell'arco di tre anni.