Dal Granillo a San Siro, diciotto anni dopo, c'è sempre il Portogallo di mezzo: all'epoca si trattava di un'amichevole, oggi invece l'Italia si gioca una fetta importante di Nations League. A Reggio Calabria, il 26 aprile 2000, la Nazionale guidata da Dino Zoff preparava l'Europeo che si sarebbe tenuto di lì a poco in Belgio e Olanda, mentre stasera nell'impianto milanese gli Azzurri vanno a caccia di una rinascita che il Paese pallonaro auspica fin dalla cocente delusione dell'eliminazione ai playoff di Russia 2018. I tempi cambiano, i calciatori cambiano, del resto. Ma quella sfida con il Portogallo di diciotto anni fa resta per certi versi indimenticabile, dato che fu quella in cui Francesco Totti mise a segno il suo primo gol con l'Italia.

Staffetta giallorossa

Qualcuno - soprattutto al di fuori di Roma - continua a chiamarlo "Pupone", nonostante all'epoca Francesco viaggi verso i 24 anni e sia ormai uno dei talenti più puri (se non il più puro in assoluto) del calcio italiano. Eppure c'è qualche addetto ai lavori che, chissà perché, sembra quasi non voglia prenderlo sul serio. Forse perché Totti non veste nessuna maglia a striscie. Ma Francesco - al limite "Checco", ma solo per gli amici - sta per dimostrare di essere un uomo e un campione fatto e finito. Lo dimostrerà di lì a poco durante l'Europeo, ma lo dimostrerà soprattutto nella stagione seguente, quando insieme a Batistuta, Cafu, Montella, Capello e tutti gli altri riporterà lo Scudetto alla Roma dopo diciotto anni di attesa.

È il suo anno di grazia, quello che coincide con la definitiva esplosione non solo a livello nazionale, ma anche fuori dai confini: il mondo si accorge di questo biondino che in Nazionale veste il 20 e indossa sempre una fascetta per tenere a bada i capelli. Proprio come quella sera di aprile al "Granillo" di Reggio Calabria, quando a inizio secondo tempo prende il posto di Delvecchio: una staffetta giallorossa, con quello che è il suo partner d'attacco nella Roma. E con il suo ingresso, l'Italia macchinosa e pigra del primo tempo cambia totalmente volto, facendosi intraprendente: potere della fantasia, fantasia al potere.

A un quarto d'ora dalla fine è Iuliano a portare in vantaggio la Nazionale sugli sviluppi di uno schema da calcio piazzato, "scippando" di fatto il gol a Inzaghi a pochi centimetri dalla linea di porta. Allo scadere, è il capitano romanista a prendersi la scena con un colpo dei suoi: è una rete che Francesco segna con una naturalezza tale da farla sembrare ordinaria amministrazione; a osservarla bene, invece, ci si rende conto che non è affatto semplice.

Piatto destro beffardo

A due giri di lancette dal 90' l'Italia manovra per vie centrali: quando la palla arriva a Fiore, Totti capisce che è il suo momento e scatta in profondità, bucando la difesa del Portogallo. Couto si lancia sul trequartista dell'Udinese, che però di prima intenzione lancia il capitano romanista. Ha un altro passo rispetto ad Abel Xavier e Jorge Costa: i due avversari lo rincorrono e il portiere, Quim, si lancia in un'uscita disperata fin sulla trequarti. È qui che entra in gioco il genio. Che in un vecchio film di Monicelli, "Amici Miei", veniva definito come «fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione»: tutte doti di cui  Francesco è dotatissimo. Invece di controllare il pallone e tentare magari di dribblare il portiere, il biondino col numero 20 calcia di prima intenzione col piatto destro: un tocco soltanto, immediato. Quim è in uscita, ha le gambe leggermente larghe, ma ci vuole il più geniale dei colpi di biliardo per fargli passare il pallone sotto le gambe. È il "carpe diem", l'istante che non si riproporrà mai più, quello che Totti sfrutta con quel tocco deciso e vellutato. Il portiere portoghese è beffato, non fa in tempo a chiudere le gambe, perché la palla è già passata e corre pigramente in rete. Due a zero.

Francesco festeggia con un salto e un pugno scagliato verso il cielo sotto la Curva Sud del "Granillo", prima di ricevere i complimenti di Inzaghi. È il primo di nove centri con la maglia della Nazionale. L'ultimo, sei anni più tardi, lo segnerà al Fritz-Walter-Stadion di Kaiserslautern con un calcio di rigore al 95': stavolta i capelli sono corti e il numero sulla maglia è il 10, non più il 20. È il gol che piega l'Australia e lancia l'Italia di Lippi verso la magica notte di Berlino, dopo la quale Totti decide di dedicarsi soltanto al suo primo amore: la Roma.