A rivedere la carriera di Totti, viene da pensare che non potesse esserci partita più indicata di Roma-Real Madrid per la cerimonia di introduzione nella Hall of Fame. Perché con il club più prestigioso d'Europa (non ce ne vogliano gli altri) Francesco ha sempre avuto un rapporto speciale. Fin dall'11 settembre 2001, quando il Dieci mette a segno il primo gol della sua carriera in Champions League proprio ai Galacticos di Figo, Hierro e Raul: la rete dal dischetto non riesce però a evitare la sconfitta per 2-1 all'Olimpico. Va meglio al ritorno al Bernabeu, dove Totti segna ancora: stavolta finisce 1-1.

Nello stadio madrileno, però, Francesco farà ancora meglio un anno dopo: il 30 ottobre 2002 la Roma di Capello vince 1-0, compiendo un'impresa che alle squadre italiane mancava da 35 anni. Indovinate un po' chi è che segna il gol decisivo? Totti, ovviamente, che corre a braccia larghe, quasi volesse raccogliere l'applauso di tutti i 74mila presenti. Lo otterrà nel 2016 (otto anni dopo essersi tolto la soddisfazione di aver eliminato i Blancos agli ottavi di finale di Champions): l'8 marzo, quando entra in campo al posto di El Shaarawy, il pubblico spagnolo gli riserva una vera e propria standing-ovation, che fa il paio con le strette di mano e gli abbracci di Sergio Ramos, Casemiro, Modric. Chissà, magari in un'altra dimensione avrebbe potuto giocarci insieme: Florentino Perez avrebbe fatto follie per lui, ed era quasi arrivato a convincerlo a lasciare la Roma per trasferirsi a Madrid. Ma alla fine l'amore per il giallorosso ha avuto la meglio. Come è giusto che sia, sempre.