Questa è la storia di un viaggio che sulla carta era stato progettato in un certo modo e poi ha subito alcune deviazioni, tante e tali da mettere a rischio la destinazione finale. Ma il viaggio è ancora lungo, tempo per riprendere la giusta velocità di crociera ancora ce n'è e se qualche compagno di avventura adesso sembra scomparso dall'orizzonte, forse basterà solo svoltare l'angolo per ritrovarselo più vicino e magari, perché no, lasciarselo dietro le spalle. Ma il motore ha bisogno di ulteriori revisioni e solo aumentando la potenza dei cavalli si potrà riguadagnare qualche posizione. Quando Monchi e Di Francesco un giorno della scorsa estate si ritrovarono a discutere del futuro della squadra che lo scorso anno aveva vissuto un paio di mesi di black-out all'interno di una stagione in larga parta positiva e in certi picchi addirittura esaltante, convennero su un'esigenza: questa squadra avrebbe avuto bisogno di maggior dinamismo e maggior qualità soprattutto in mezzo al campo.

Per un po' si inseguirono anche Ziyech e Barella, ma l'idea che allettò maggiormente e presto divenne realtà fu quella di sostituire gli usurati Nainggolan e Strootman con Cristante e Pastore, rilanciando Pellegrini. Gol e qualità. Quanto al dinamismo, Monchi scommise su Coric, Zaniolo fu l'occasione da cogliere al volo, e si decise di puntare il resto su due attaccanti veloci, Kluivert (arrivato) e Malcom, che invece perse l'aereo e diede modo alla società di riflettere ancora un po' e puntare sull'esperienza di Nzonzi. Dunque un'idea iniziale, una prima variazione di rotta (Zyech), una seconda variazione (Malcom) fino alle altre svolte, a viaggio cominciato, determinate dal progressivo adattamento, in realtà molto faticoso, dei nuovi arrivati al vestito disegnato per loro.

Così dopo la pessima prova di Bologna, Di Francesco è passato al 4231 e ha trovato una quadratura del cerchio che ha portato innegabili risultati in termini di equilibrio generale (da allora cinque vittorie, un pareggio e una sconfitta, ma soprattutto diciotto gol fatti e appena quattro subiti), ma non ancora la solidità che l'allenatore va cercando. E di tutti i dati settimanalmente forniti da Opta al nostro giornale ce ne sono un paio che balzano agli occhi e spiegano bene pregi e difetti di questa squadra, la sua leggerezza dentro la determinazione, la sua efficacia dentro l'eccessiva esposizione: solo la straordinaria Juventus di Cristiano Ronaldo effettua più tiri nello specchio della porta (6.9) in media a partita della Roma (6.7); solo il Milan (9.9) commette meno falli in media a partita della Roma (11.2); la Roma è la formazione della Serie A che ha vinto meno contrasti (66).

Tre dati apparentemente non legati tra loro, ma che invece raccontano con la stessa chiarezza le potenzialità di questa squadra e le sue debolezze. La Roma in porta ci arriva e tanto, addirittura quasi come la pluricelebrata Juventus, ma fa pochi falli e, cosa assai più preoccupante, contrasta pochissimo. Insomma, quando ha la palla riesce ad essere efficace, a costruire azioni da gol e a concludere pure (non a caso ha segnato tanto sia in serie A sia in Champions). Ma quando la palla ce l'hanno gli altri li lascia giocare troppo facilmente. E questo porta gli avversari a concludere senza grandi ostacoli (sono già cinque le squadre ad aver tirato almeno venti volte verso la porta di Olsen). Serve ancora uno sforzo, l'ennesima correzione. Poi si può riprendere la corsa. Alla giusta velocità.