Ricevere un applauso da Ronaldo, il Fenomeno, non è da tutti. Ci è riuscito Daniele Verde che venerdì scorso con una punizione da urlo ha permesso al Valladolid di fermare l'Espanyol all'ultimo minuto. Una parabola velenoso da oltre 30 metri che ha sorpreso il portiere Diego Lopez facendo esplodere di gioia il pubblico dello stadio José Zorrilla. E facendo sobbalzare dal seggiolino della tribuna anche l'ex pallone d'oro brasiliano che da questa estate è il nuovo proprietario del club spagnolo. Verde si è aggregato al Valladolid nel corso dell'ultimo calciomercato estivo. Prodotto del vivaio romanista, lo cercavano tante squadre in Spagna e in Portogallo poi alla fine è arrivata la chiamata del club biancoviola: un'operazione in prestito con diritto di riscatto fissato a 2 milioni a favore degli spagnoli. È con gol come questi che Verde spera di convincere il club ad esercitare questa opzione, perché lui in Italia non ha alcuna intenzione di ritornare, la sua vita ormai è in Spagna.

Partiamo dal gol, ci descrive quel calcio di punizione?
«È un fondamentale che proviamo spesso in allenamento. Sono arrivato sul pallone e i compagni, con molta generosità, mi hanno detto di calciare. Mi sono consultato con loro ma devo dire che me la sentivo e alla fine ho tirato».

Che emozione ha provato?
«Mi sono liberato di un peso, anche per varie situazioni che stavo vivendo. Venivo da un infortunio che mi ha tenuto fermo per alcune settimane e poi è stata una grande soddisfazione personale».

Poi Ronaldo in tribuna le ha tributato la standing ovation…
«Sì, me lo hanno raccontato. Quando ho rivisto le immagini mi sono venuti i brividi. Ho ricevuto un applauso da un fenomeno, un campione nel mondo e non me lo sarei mai aspettato».

Ci ha parlato dopo la partita?
«Non ho ancora avuto modo di incontrarlo ma sicuramente ci parleremo. Abbiamo chiacchierato al mio arrivo e quando mi ha detto che già mi conosceva è stata un'altra grande emozione».

Come si trova al Valladolid?
«Mi trovo benissimo e spero di restare qui. Mi sento bene, come in famiglia».

Questa estate ha svolto parte del ritiro con la Roma, com'è stato lavorare con Di Francesco?
«Si tratta di un grande tecnico, uno dei pochi che in Italia ha il coraggio di lanciare i giovani. Penso che non ci sia nulla da aggiungere».

Poi il mercato. Si sono fatte avanti diverse squadre, anche il Porto che fa la Champions. Crede che il Valladolid sia un passo indietro per la sua carriera?
«No, perché il mio sogno quando ho cominciato la mia carriera era di giocare e vivere in Spagna. Così quando è arrivata la chiamata del Valladolid non ci ho pensato due volte. È stata una scelta fatta con il cuore».

In Liga ha avuto anche la possibilità di sfidare Messi…
«Ti racconto un aneddoto, le scorse vacanze sono andato a Barcellona e ho fatto il tour del Camp Nou. Giocarci dopo qualche mese è stato un sogno, quando ho incontrato Messi in campo quasi non riuscivo a parlare. Una grande emozione».

Crede che il calcio spagnolo sia più adatto alle sue caratteristiche?
«Sì, è un calcio più tecnico, più divertente. Anche per questo qui mi trovo bene, per me il calcio è divertimento. In Italia si vive troppo come un lavoro e io soffrivo un po' questo tipo di impostazione. In Spagna si gioca con più leggerezza e si pensa meno al risultato».

Al termine della stagione spera di tornare a Roma?
«Onestamente no. Non ho niente contro la società o il club sia chiaro, però qui mi trovo bene. Come ho detto prima il Valladolid è una famiglia, spero di essere riscattato e di continuare a giocare con questa maglia».