A breve, entro il 25 giugno (ricordiamo che il termine per il deposito della domanda di ammissione al relativo campionato scade il 28 giugno), il nodo sulla questione della proprietà della Salernitana, neo promossa in Serie A, dovrà assolutamente essere sciolto visto che la Figc ha dettato le tempistiche per risolvere la "grana" sull'incompatibilità nella quale si trova il presidente Lotito, pena la non ammissione al massimo campionato professionistico.
Ricordiamo, che il 51% delle quote del club sono proprio nelle mani di Lotito che, attualmente, vorrebbe mantenere tale posizione di maggioranza, ma la normativa federale lo esclude categoricamente. Anche perché, diversamente dagli anni passati, non saranno consentite deroghe e/o proroghe sulla doppia carica.

Le Noif (Norme Organizzative Interne della Federazione) infatti, nel regolamentare la materia, non lasciano scampo ad eventuali sotterfugi o manovre non propriamente chiare prescrivendo ai sensi dell'art. 16 bis che "Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica" e non è possibile nemmeno gestire "in famiglia" le relative quote visto che il divieto si estende anche "… ai parenti o affini entro il quarto grado". Una eventuale violazione dell'articolo appena citato determina, quindi, la realizzazione di un illecito a carattere gestionale ed amministrativo del club con delle conseguenze nette sia per quanto riguarda la società che per i dirigenti coinvolti, come appunto previsto proprio dalla norma art. 31 del Codice di Giustizia della Figc, il quale stabilisce le relative sanzioni: "… le società interessate incorreranno nella sanzione della esclusione dal campionato di competenza" ed eventuali soci, in questo caso il presidente Lotito, nella sanzione dell'inibizione per un periodo di cinque anni. Dunque, non potrebbe ricoprire nemmeno alcuna carica all'interno della Lazio.

Le sanzioni, quindi, sono abbastanza forti tanto che, ultimamente, era stata paventata l'idea di un diverso istituto giuridico come quello del "trust" (figura giuridica che regola una molteplicità di rapporti di natura patrimoniale) per uscire da questa criticità. In tal senso, infatti, la proprietà passerebbe in mano ad un "trustee" indipendente (un soggetto fiduciario) con la condizione di vendere la società entro i prossimi cinque anni, dando respiro agli attuali soci e rendendo impossibile contestare a qualcuno la doppia proprietà del club interessato.

Il reale problema, però, nasce dal fatto che la Figc ha già escluso, non direttamente, tale soluzione che, seppur non vietata in maniera esplicita dalla normativa, è stata scavalcata dal Comunicato emesso dal presidente della Figc Gravina che ha praticamente "imposto" la vendita all'attuale proprietario: "Al fine di garantire la regolarità del campionato, secondo quanto previsto dall'art. 7 (comma 8) dello Statuto federale e dall'art. 16 bis (commi 1 e 2) delle Noif, il Consiglio Federale ha deliberato all'unanimità quale termine per porre fine al perdurare della posizione di controllo (diretto e/o indiretto) di due società professionistiche il 25 giugno" (ovvero 3 giorni prima dalla scadenza per la presentazione della domanda di iscrizione al campionato).

Quindi, i possibili scenari nel prossimo futuro per quanto riguarda la Salernitana sono essenzialmente tre: la cessione ad un fondo, la vendita di quote a privati oppure, quella maggiormente plausibile (anche se la Figc appare molto scettica), la realizzazione di un "trust" subordinato alla vendita, come fatto anche da Ferrero per la Sampdoria. Questo rebus, però, dovrà essere concretizzato entro pochi giorni visto le imminenti scadenze imposte dalla Figc ed anche la presentazione della domanda di iscrizione al prossimo campionato di Serie A. Oltretutto questa situazione di stallo sta condizionando anche il mercato del club che, ad oggi, è bloccato visto l'incertezza della situazione. Tutti questi fattori sicuramente faranno accelerare la trattativa per concretizzare la realizzazione del trust e la successiva vendita del club che rappresenta l'unica strada da seguire per risolvere la questione, salvo accordi dell'ultima ora.

*L'autore Matteo Sperduti è un avvocato esperto di diritto sportivo