Procura federale contro Claudio Lotito: il redde rationem è in programma oggi, quando è prevista la prima udienza sul caso tamponi che vede coinvolta la società biancoceleste. Le accuse del pm Giuseppe Chinè sono già costate il deferimento al direttore sanitario Pulcini e al medico sociale Rodia. Ma la procura ha anche rinviato a giudizio il presidente, portando così lo stesso club a rischiare la responsabilità oggettiva. Un'esposizione che potrebbe comportare due differenti (e alternativi) tipi di sanzioni: le sconfitte a tavolino nelle due partite incriminate, quelle contro Juventus e Torino; oppure la penalizzazione in classifica, fino a sei punti.

Rischio se possibile maggiore per Lotito, che in caso di inibizione per un anno decadrebbe da ogni carica federale senza possibilità di potervi accedere anche in futuro. Il patron biancoceleste già nel recente passato ha negato qualsiasi coinvolgimento diretto nella vicenda. E anche questa volta sembra avere già studiato una controffensiva, chiamando in causa tre perizie di parte per difendersi dai sei capi d'imputazione a suo carico. Accuse che partono da lontano, dal deferimento del club da parte della Procura federale per non aver fornito comunicazione alle Asl competenti; e per la mancata messa in isolamento di 8 giocatori positivi ai tamponi in occasione delle partite di Champions col Bruges e con lo Zenit, rispettivamente del 28 ottobre e del 4 novembre scorsi. In quei giorni tre positivi ai tamponi Uefa - Immobile, Leiva e Strakosha - sono stati regolarmente convocati con il Torino (i primi due anche entrati in campo). Nel seguente match contro la Juventus ancora un positivo è apparso in distinta.