Sembrano essere lontane, non solo a livello temporale, le magiche notti di Italia '90 in cui gli impianti nostrani offrivano cornici all'altezza di uno spettacolo di tale portata. A distanza di ventotto anni, oltre ai risultati negativi del campo, il calcio italiano non è riuscito a tenere il passo degli altri paesi, continentali e non, perdendo quello che un tempo è stato uno dei suoi punti di forza. Al momento, in attesa del ritorno dei playoff di Serie B tra Frosinone e Palermo (questa sera alle ore 20.30), sono quattro le società del massimo campionato ad avere uno stadio di proprietà, con diverse altre che hanno iniziato o inizieranno nel futuro prossimo il tortuoso processo di avvicinamento alla costruzione di un impianto privato.

L'Allianz Stadium a Torino

Fiore all'occhiello dell'impiantistica italiana, la Juventus è stata una delle prime società ad intravedere nello stadio lo strumento essenziale per colmare il gap con i top club europei. Inaugurato l'8 settembre del 2011, l'Allianz Stadium - Juventus Stadium fino allo scorso luglio prima dell'accordo commerciale con la nota società di assicurazioni - è diventato il fortino dei bianconeri capaci di affermarsi come realtà egemone della Serie A. Un progetto che ha preso il via nel giugno del 2002 grazie all'accordo tra il Comune di Torino e la società juventina per lo sfruttamento dei terreni dell'area dove sorgeva lo stadio Delle Alpi. Una concessione di 99 anni (rinnovabile) al costo di circa 25 milioni di euro. Dopo le approvazioni al Piano Regolatore del dicembre 2002 prima e 2005 poi, nel febbraio del 2008 il progetto riceve ufficialmente il parere favorevole del Cda della Juventus Football Club S.p.A - allora presieduta da Giovanni Cobolli Gigli. Ottenuta la gara di appalto per la demolizione del vecchio Delle Alpi, il club bianconero nel giugno dell'anno successivo inizia la costruzione del nuovo impianto con l'approvazione del Piano per le Opere di Urbanizzazione. Contestualmente l'11 giugno il Comune di Torino e la Juventus firmano un accordo per la cessione dell'area di Continassa - una superficie edificabile e limitrofa l'impianto che nel luglio del 2013 è finita nel mirino della cronaca a causa delle polemiche relative l'eventuale trattamento di favore riservato al club, complice una vendita ritenuta da molti a prezzo ribassato. In meno di due anni la Juventus può così assistere alla fine dei lavori e al collaudo generale, per una spesa complessiva di poco superiore ai 155 milioni di euro - comprese quelle messe a punto dal fondo J-Village per la costruzione del centro J-Medical e del J-Museum interno allo Stadium. Negli ultimi anni l'impianto del club bianconero è stato erroneamente considerato il primo di proprietà dell'intera Serie A.

Il Mapei a Reggio Emilia

In realtà tale primato spetta all'allora Stadio Giglio di Reggio Emilia - oggi noto come Mapei Stadium - costruito a metà degli Anni '90. Inaugurato il 15 aprile del 1995 in occasione di Reggiana-Juventus, il destino del Giglio è legato a quello del club. Complice il fallimento della Reggiana del luglio 2005 e quello nel marzo successivo della Mirabello 2000 (proprietaria dello stadio), la struttura è stata pignorata e poi affidata ad un curatore fallimentare del Comune prima di essere messa all'asta per 6 milioni di euro nel 2010. Complici le mancate offerte pervenute, l'impianto ha continuato comunque ad ospitare le partite della Reggiana e dell'emergente Sassuolo, club di un paese distante pochi chilometri da Reggio Emilia. Dopo aver sancito un accordo di naming rights nell'estate del 2013 - con la denominazione odierna di Mapei Stadium - Città del Tricolore – la società neroverde nel dicembre del 2013 si è assicurata il Giglio superando di 100mila euro l'offerta della cordata presieduta dal presidente della Reggiana Alessandro Barilli. Un acquisto molto contestato in città, con i tifosi di casa che si sono visti soffiare lo storico impianto a favore della tifoseria del paese in provincia di Modena - anch'essa in protesta prolungata a causa della rivalità che lega le due formazioni.
I neroverdi hanno così potuto dar vita ad una serie di lavori di ammodernamento dell'impianto capace di ospitare circa 23mila spettatori. Nel caso del Sassuolo si può perciò parlare di occasione di saldo, con l'acquisto di uno stadio preesistente ed appartenente ad una società fallita a causa dei negativi risultati sportivi e soprattutto di una visione della sostenibilità dell'impianto troppo legata al reparto biglietteria senza considerare tutte le attività collegate che, numeri alla mano, sono sempre più necessarie per aumentare drasticamente i ricavi.

Dacia Arena di Udine

Diverso invece il discorso per Udinese e Atalanta, proprietarie rispettivamente dello Stadio Friuli (o Dacia Arena) e dell'Atleti Azzurri di Italia. Inaugurato nel lontano 1976, il terreno dell'impianto friulano è stato acquistato dal patron Pozzo grazie ad un accordo con il Comune della durata di 99 anni - lo stesso modus operandi utilizzato dalla Juventus. Un accordo da 4.5 milioni di euro pagabili quindi in poco meno di un secolo per una cifra stimata in circa 45mila euro all'anno.
Con una capienza superiore alle 25mila unità, lo Stadio Friuli ha subito alcune opere di ristrutturazione prima di esser smantellato e ricostruito fino al gennaio del 2016 - anno a partire dal quale è iniziata la collaborazione tanto discussa in città che ha legato il nome dell'impianto all'azienda automobilistca Dacia.
Con una spesa di 25 milioni di euro l'Udinese è riuscita così ad assicurarsi uno stadio al passo con i tempi, privo di barriere tra spalti e campo e collegato ad attività come negozi, aree per famiglie, fitness center e il Museo dello Sport Friulano.

Atleti Azzurri d'Italia di Bergamo

Simile il discorso relativo all'Atalanta, con società e Comune di Bergamo che nel maggio del 2017 hanno reso noto l'accordo sull'acquisto del terreno per una cifra complessiva di 8 milioni e 608mila euro, dalla quale è stata scorporata una somma leggermente superiore ai 2 milioni di euro - ovvero la spesa sostenuta dal club nerazzurro nell'estate del 2015 per alcuni lavori di restyling (tribuna stampa, settore disabili, parterre tribune e skybox). L'obiettivo della società bergamasca è quello di rimettere mano all'impianto per estenderne la capienza fino alle 24mila unità, con settori coperti e un parcheggio interrato a disposizione dei tifosi. Un impianto il nuovo Atleti Azzurri d'Italia che dovrebbe vedere la luce al termine della stagione 2018/2019 e non vedrà la partecipazione dell'Albinoleffe, club che diversamente dal passato non potrà più utilizzare l'impianto (nonostante il ricorso presentato nei mesi scorsi).

Benito Stirpe di Frosinone

Ultimo ma non per importanza quanto più per la momentanea assenza dalla Serie A, il discorso relativo al Benito Stirpe di Frosinone. Progettato a partire dai primi Anni '70 ed edificato negli Anni '80, i lavori dell'impianto ciociaro sono stati abbandonati per oltre trent'anni. Dopo aver conquistato la storica promozione in Serie A nel 2015 il dibattito sul Benito Stirpe, noto al tempo come "Casaleno", è tornato alla ribalta complice l'impossibilità di ampliare lo stadio Matusa. Ottenuta una deroga annuale e non rinnovabile per disputare gli incontri casalinghi del massimo campionato, il club ha così deciso di rimettere mano al vecchio progetto. Il passo decisivo è arrivato nel giugno del 2016, con la cordata del presidente Maurizio Stirpe unica offerente e vincitrice del bando pubblicato dal Consiglio Comunale per la concessione della struttura per 45 anni a fronte di una spesa complessiva di circa 20 milioni - inclusa la ristrutturazione, la creazione delle strutture necessarie e quelle commerciali collegate. Un diritto di usufrutto che ha così permesso tra il 2015 e il 2017 di concludere il pluridecennale lavoro che ha consegnato alla città uno stadio candidato al premio di impianto dell'anno, al pari del Luzhniki di Mosca dove si disputerà la finale di Russia 2018. Il Benito Stirpe questa sera ospiterà la gara di ritorno della finale playoff tra Frosinone e Palermo: ai gialloblù, dopo la sconfitta dell'andata, servirà un successo con qualsiasi risultato per tornare in serie A.
Costruire uno stadio moderno in Italia si può, farlo nella Capitale sembra invece essere un obiettivo sempre più arduo.