Né rossi né blu, ma viola. Non per provare a sintetizzare in una nuova squadra il derby cittadino tra Liverpool ed Everton, ma perché il viola è il colore ufficiale del comune di Liverpool. Quando il City of Liverpool FC è stato fondato, nel 2015, nessuno sapeva dove sarebbe arrivato. Ma era già la terza squadra di Liverpool, visto che, da quando all'inizio degli Anni 90 è scomparso lo storico South Liverpool, la città non è più stata rappresentata in Non-League, cioè nell'universo del calcio dilettantistico e semi-professionistico inglese.

Nel maggio 2015 cinquecento persone aderirono al progetto di fondare nel capoluogo del Merseyside una squadra di calcio di proprietà dei tifosi, con un progetto tecnico serio, allo scopo di restituire alla working class della città un'alternativa alla costosissima Premier League. I Purps si inseriscono infatti nel filone dei Community Based Clubs, società sportive che in Italia definiamo ad azionariato popolare, cioè possedute e gestite interamente dai tifosi. Uno dei più famosi esponenti del movimento è proprio nella vicina Manchester: quel FC United of Manchester che un folto gruppo di tifosi dei Red Devils nel 2005 fondò con grande clamore per opporsi alla gestione Glazer e che oggi può vantare uno stadio costruito con i soldi (ma anche con le mani) dei propri soci.

Il City of Liverpool è stato fondato tre anni fa, nel 2015, e già pensa in grande. Il suo presidente, Paul Manning, ci ha raccontato la storia di quella che a volte gli sembra una follia, ma che non smette di dargli soddisfazioni: "Se guardo indietro negli anni mi chiedo: Ma cosa stavo pensando quando ho voluto fondarla? Portare avanti una squadra di calcio semi-professionistica con il solo lavoro volontario è estremamente difficile, pieno di aspetti che nemmeno avevamo considerato all'inizio. Ma poi mi basta guardare qualche video del nostro successo la scorsa stagione e penso alla gioia che abbiamo portato a molte persone e tutto torna ad avere un senso".

Durante la sua breve esistenza, il club ha già ottenuto una promozione e attualmente milita nella prima divisione della North West Counties League, il nono degli oltre venti gradini della piramide del calcio inglese. Come ci racconta Paul, lo sguardo è sempre rivolto al futuro: "Stiamo giocando le prime stagioni nello stadio del Bootle, fuori dai confini del comune di Liverpool, perché non esiste una struttura adatta all'interno. Ma adesso abbiamo un accordo col comune per investire su un lotto di terreno nella zona di Fazackerley, dentro i confini di Liverpool, che speriamo di poter prendere in affitto. Dobbiamo raccogliere due milioni di sterline per renderlo adatto alla costruzione di uno stadio. La società Bear Stadiums di Roma, specializzata in stadi ecosostenibili, ci ha inviato un progetto per realizzarlo".

Essere tifosi del City of Liverpool è strano, in una città dalla secolare e radicata tradizione calcistica. Il club, inoltre, è la prima società ad azionariato popolare del Regno Unito ad essere stata fondata totalmente da zero, cioè scegliendone nome e colori. Tutte le altre, infatti, si dividono tra squadre frutto di una scissione di protesta, come il FC United of Manchester, società rifondate dopo la disapparizione, come il Fisher FC di Londra, e club acquistati dai tifosi in seguito a momenti di crisi, come il Portsmouth, che dopo essere stato acquisito dal Pompey Supporters Trust è diventato la più grande squadra inglese di proprietà dei tifosi.

Inutile nascondere, dunque, che molti attuali tifosi dei Purps erano precedentemente tifosi o simpatizzanti di una delle due squadre cittadine, che hanno poi trovato nel nuovo club un'occasione di vivere un calcio genuino, locale ed economicamente sostenibile. "Non abbiamo rapporti con i tifosi del Liverpool e dell'Everton", spiega Paul, "quando i nostri tifosi entrano al campo sono semplicemente Purps". E se gli si chiede come vede il City of Liverpool fra cinque anni, risponde: "Vogliamo conquistare almeno un'altra promozione e costruire uno stadio per la nostra comunità. Se avremo fatto tutto ciò per il 2023, sarò felice. Ma non amiamo fissare degli obiettivi a lungo termine: finché renderemo felici delle persone nel quotidiano, saremo contenti".