Federico Smanio (47 anni) - un passato da calciatore professionista con le maglie di Arezzo, Cremonese e Treviso - una volta appesi gli scarpini al chiodo, è passato dal campo alla scrivania. All'orizzonte c'è sempre il calcio, visto che oggi è il numero uno di Wylab, società gemella di WyScout, e si occupa dello sviluppo e della promozione di Zone7 (il software che aiuta a prevenire gli infortuni) in Italia. «Se fosse esistito quando giocavo io...», ci dice all'inizio della telefonata.

Se si tratta di una tecnologia così efficace, perché ancora non è così diffusa?
«Prima di tutto perché devi convincere le persone che funziona. Poi non è facile cambiare gli schemi decisionali che ci sono all'interno dei club, dove vigono pratiche consolidate nel tempo».

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate?
«Si parla di una tecnologia complessa, è un modello matematico-statico e non è semplice farlo assimilare ai preparatori atletici o agli staff tecnici. Poi molti club stanno mettendo in piedi i loro sistemi di raccolta e elaborazione dati. Tendono a non fidarsi di quello che gli viene proposto, anche di fronte a certi risultati».

La tecnologia può sostituire il preparatore atletico?
«Zone7 non è un elemento sostitutivo delle persone, ma complementare. Il sistema arriva fino a un certo punto, ma poi ci vuole sempre la lettura dell'uomo che ha conoscenza del calciatore, può parlarci e capire cosa non va. La tecnologia è un ausilio che fa da supporto nelle decisioni ma il tocco umano resta fondamentale. L'intelligenza artificiale fa calcoli che l'uomo non potrà mai fare, ma la macchina non avrà ma il senso critico e la creatività dell'essere umano».

Qual è il futuro della tecnologia nel calcio?
«La tecnologia è imprescindibile per permettere all'uomo di esprimere al massimo il suo potenziale. Ci sono poi tutta una serie di tecnologie che impattano anche sulla testa dei calciatori migliorando l'attenzione e riducendone lo stress. In futuro avranno sempre più valore. La parte più inesplorata è quella relativa al fanbase e al rapporto con il tifoso. Tracciandone i bisogni e intercettandone i desideri sarà possibile accrescere la relazione, valorizzando il patrimonio più importante che hanno i club».