C'è una storia molto divertente che si può raccontare in questi giorni sospesi tra le decisioni ormai assunte e la vera partenza del campionato, ammesso e non ancora concesso che si riesca davvero a partire e a finire un torneo giocando 124 partite in 44 giorni. Prima di raccontare però la storia divertente, che riguarda l'ormai famigerato algoritmo la cui utilità continua a sfuggire ai presidenti che pure dovrebbero essere abituati a fare bene i calcoli, bisogna dar conto dei passi formali che si stanno muovendo e di quelli che ancora mancano per arrivare davvero alla ripartenza della stagione.

La road map del calcio italiano prevedeva per ieri il Comitato di presidenza Figc e la riunione tra le componenti, per oggi l'Assemblea della Lega di A, in cui saranno discussi i criteri per la definizione della stagione con i piani A (il campionato riprende e arriva fino alla fine), B (il campionato non riprende e dunque si studierà una formula di playoff e playout che coinvolga tutte e venti le squadre divise in tre fasce) e C (il campionato riprende e si ferma). Poi l'8 giugno ci sarà il Consiglio Federale che ratificherà le decisioni.

Ieri in sede di riunione con la Lega, il presidente Gravina è stato chiaro pure su un altro punto: «Sul protocollo ci sarà particolare severità: chi sgarra "gravemente" rischia l'esclusione dal campionato». Per tradurre l'avverbio, chi nasconde un contagiato verrà escluso dal campionato (oltre ovviamente ad incorrere in altre fattispecie di reato anche di natura penale). Furbetti avvisati.

La matematica di Cairo

C'è poi la questione legata all'ormai famigerato algoritmo e cioè quel coefficiente che Gravina vorrebbe fosse applicato alla classifica cristallizzata in caso di nuovo stop (stavolta definitivo) al campionato e che consentirebbe di stilare una graduatoria dal 1° al 20° posto più realistica possibile.

Il presidente federale ha così immaginato un calcolo semplice la cui formula matematica però diventa poco comprensibile: ha chiesto cioè di dare un valore ai punti realizzati, ma con piccole correzioni che derivano ovviamente dal numero delle partite giocate e anche delle partite disputate in casa o in trasferta. Detta così è semplice, scritta diventa questo: Pt(x) + [(mpc t(x)* ct(z-x)) + (mpf t(x) * ft(z-x)]. Fa paura, ed è meglio non addentrarsi nelle spiegazioni, perché sarebbe come pretendere che chi vuol bere un bicchiere d'acqua debba prima soffermarsi a spiegarne la formula chimica.

Ieri Gravina ci ha scherzato su, uscendo dalla Figc: «Ci rivolgeremo all'Università di Pisa per capire bene». Battuta regolare. Ma la cosa più divertente è che c'è stato in particolare un presidente che proprio non ha gradito l'ipotesi di ponderare la classifica attraverso un algoritmo, ed è Cairo del Torino. Che incidentalmente è anche il proprietario, attraverso la sua società editoriale, di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport che in questi giorni, guarda caso, si sono affannati a spiegare perché questo algoritmo proprio non s'ha da applicare.

Per vedere allora gli effetti diversi che può dare una classifica con la correzione dell'algoritmo (sostanzialmente con la correzione quindi solo del parametro legato alle partite giocate in casa e in trasferta) abbiamo preso la classifica attuale della serie A, abbiamo messo in fila le squadre con la media punti e poi le abbiamo rimesse in fila con l'algoritmo. Le classifiche sono sostanzialmente uguali, tranne che per un dettaglio: con l'algoritmo il Torino sarebbe 14° davanti all'Udinese 15ª, con la semplice media punti sarebbe invece indietro.

Dunque l'algoritmo che Cairo proprio non sopporta, al momento aggiusterebbe (giustamente) la graduatoria a suo favore. Perché? Perché il Toro ha al momento una partita in più da giocare in casa rispetto all'Udinese e la classifica ne terrebbe (giustamente) conto. La semplice media punti no: e risolverebbe la parità di valore (1,08 a testa) dando un vantaggio all'Udinese che ha vinto lo scontro diretto (in casa) finora giocato.

Qualcuno potrebbe dire che proprio perché favorirebbe la sua squadra Cairo ha il diritto di mostrarsi contrario. Qualcosa però ci dice che lui neanche se n'era accorto. Magari se lo scrive la Gazzetta ora se ne renderà conto.