Quando i fuochi d'artificio si spengono nel cielo bisogna razionalizzare l'entusiasmo e capire se la forza scenografica dei festeggiamenti poggia su una adeguata corrispondenza nella realtà. E su questo piano presidenti e dirigenti del nostro calcio professionistico sanno che stanno scherzando con il fuoco (d'artificio, appunto). Ora che la ripartenza è stata sancita e certificata dal Governo, toccherà a loro assumersi la responsabilità storica di portare a termine il progetto. Ma i problemi da superare sono tanti e di tempo ce n'è poco e loro sono pure abbastanza litigiosi: in un paio di settimane, attraverso le formalità di nuove Assemblee di Lega e nuovi Consigli Federali bisognerà trovare soluzioni alle questioni aperte. E sono diverse. A cominciare dalla stesura del calendario.

Gli slot orari

Come noto, le partite si disputeranno con gli orari d'inizio sfalsati su tre slot: 17,15, 19,30 e 21,45. Ma non si giocherà nel solo giorno designato (mercoledì, domenica) ma anche con un sistema di anticipi e, forse, posticipi che in pratica consentirà ai broadcaster televisivi di presentare un piano di programmazione quasi ogni giorno lungo tutta l'estate. Questo però porterà inevitabili polemiche nella stesura del calendario, col rischio che qualche squadra sia penalizzata dagli impegni ravvicinati se non si userà l'accortezza di trovare il giusto equilibrio degli impegni. Se non ci si fermerà si giocherà fino al 2 agosto, poi ci sarà spazio per le coppe europee. Il 30 agosto stop alla stagione, il mercato si farà dal 1° settembre al 5 ottobre, la nuova stagione ripartirà dal 1° ottobre, di corsa per gli Europei del 2021.

Il protocollo

Spadafora ha ribadito che al momento la questione della quarantena obbligatoria non è in discussione e appare chiaro che sarà così almeno per un'altra settimana e comunque non è detto che cambi. I presidenti sanno però che se la norma non sarà rivista c'è il concreto rischio che il campionato si debba fermare di nuovo, in maniera definitiva. D'altro canto se non avessero accettato questa restrizione il Comitato Tecnico Scientifico non avrebbe mai avallato la ripartenza. Dunque, inutile discuterne ancora, si punta sul fattore tempo e si incrociano le dita. C'è chi avanza molte riserve anche sui rischi connessi all'inevitabile stress cui saranno sottoposti i muscoli, con 127 partite da giocare in neanche cinquanta giorni. Inoltre i tifosi, e non solo gli ultras, sono nella stragrande maggioranza dei casi contrari alla ripartenza e qualche contestazione dovrà essere messa nel conto.

I piani B e C

Gravina insiste e l'ha promesso a Spadafora: qualora ci si dovesse fermare, si giocheranno i playoff e i playout e, in caso di blocco definitivo, si darà dignità di verdetto alla classifica maturata. Ovviamente il rischio di qualche speculazione c'è (con qualcuno che potrebbe subire la tentazione di usare o nascondere un eventuale contagiato a seconda della convenienza del momento, anche se su questi temi la Figc non scherza: ieri visite della Procura a sorpresa sui campi di Milan, Lecce e Roma), ma non c'è alternativa. Piuttosto anche se l'ipotesi playoff non piace ai presidenti, Gravina è pronto a imporre il suo piano con la sola votazione del Consiglio Federale: nell'eventuale minitorneo finale sarebbero coinvolte tutte e 20 le squadre, con playoff a sei o otto, playout a sei e una terza fascia solo per giocarsi i piazzamenti centrali, considerando che in base alla Melandri ogni posto dà diritto a premi in denaro diverso da un altro.

La grana contratti

Un'altra questione aperta è quella dei contratti in scadenza al 30 giugno. La Fifa nei prossimi giorni ha promesso di fornire qualche linea guida stringente per dare ai club l'opportunità di prolungare per due mesi gli accordi internazionali, e la Figc lo farà a livello interno. Ma poi occorrerà siglare accordi personali tra società e società o società e giocatore. E basterà anche un solo caso contrario per sancire una volta di più la scarsa attendibilità di questo campionato.