Le grane non finiscono in Premier League: se, da una parte, il Governo ha aperto alla possibilità di giocare le restanti partite negli stadi delle squadre di casa e non in campo neutro - punto focale dello scisma tra grandi e piccoli club -, dall'altro lato le perplessità dei calciatori non accennano a diminuire. Anzi. Ieri, nel corso del meeting con i rispettivi club, la maggioranza dei giocatori si è detta preoccupata dall'eventuale ripresa della stagione. «Non è garantita la tutela della nostra salute», il succo del discorso. Che Aguero e colleghi siano poco convinti (per usare un eufemismo) non è certo una novità: proprio l'attaccante del City è stato tra i primi a dirsi preoccupato dall'ipotesi che un ritorno in campo possa portare a nuovi contagi in Premier League. Gli ha fatto eco il compagno di squadra Raheem Sterling giusto due giorni, e ieri il terzino del Newcastle Danny Rose ha detto la sua in una diretta Instagram in maniera colorita: «Il Governo dice che riprendere a giocare aiuterebbe il morale del Paese, ma a me non frega un cazzo del morale. Le persone rischiano la vita, la ripresa del campionato non andrebbe neanche presa in considerazione. Il calcio - ha concluso Rose - dovrebbe essere l'ultimo dei nostri pensieri».

Ipotesi "merito sportivo"

In questo quadro, si inserisce la proposta fatta dalla FA ai venti club di Premier di ricorrere al "merito sportivo" per stabilire la classifica finale, nel caso in cui non si dovesse ripartire. Di fatto, è la prima volta che in Inghilterra si prende in considerazione la possibilità di non portarla a termine, a due mesi esatti dall'interruzione dovuta alla pandemia. Si tratterebbe di una media ponderata, ma il Ceo della Premier Richard Masters ha precisato che per ora non c'è nulla di concreto. Se ne parlerà comunque nei summit in programma nei prossimi giorni, e lunedì i club saranno chiamati a votare. Per quanto riguarda il protocollo sanitario per l'eventuale ripartenza degli allenamenti di gruppo, il The Independent ha lanciato l'indiscrezione: in caso di contagio di un calciatore, sarà solo lui ad andare in isolamento, e non ci sarà bisogno della quarantena anche per i suoi compagni di squadra, che potranno quindi continuare ad allenarsi.