Più si cerca la pace, più soffiano venti di guerra. Il calcio proprio non riesce ad entrare nella fase 2 e anche una giornata apparentemente interlocutoria come quella di ieri in realtà si è snodata lungo un crinale di continui saliscendi. Dalle minacce neanche tanto velate dei medici all'allarme che cova tra i calciatori, dalle gaffe contro il Comitato Tecnico Scientifico alle allusioni dell'Uefa, dalle ingiunzioni di pagamento dei presidenti verso le tv alle permalosità della commissione federale, tra il silenzio dei protagonisti, ognuno a meditare sulla mossa più astuta da fare, mentre l'orizzonte della ripresa sembra sempre più lontano.

Arriva il protocollo

Oggi la commissione della Federcalcio guidata dal professor Zeppilli rilascerà finalmente il protocollo definitivo per la ripresa degli allenamenti collettivi da lunedì 18, ovviamente aggiornato con le restrittive indicazioni fornite dal Comitato Tecnico Scientifico del Governo che, nella paginetta di rilievi condivisa lunedì con i ministeri della Salute e dello Sport (invero risparmiando indicazioni strettamente sanitarie) ha posto tre paletti, sostanzialmente: «i test non devono impattare sulla disponibilità del reagentario per i bisogni del paese»; «in caso di contagio per atleti e tutto il personale di una squadra per due settimane non si potranno avere contatti con l'esterno»; «la responsabilità del rispetto delle regole ricade sul medico sociale». Tutto in coerenza con la prudenza espressa in queste settimane dal Governo, con i ministri Spadafora e Speranza, e con la sottosegretaria Zampa che in più occasione hanno ribadito il punto di vista assai cauto sulla vicenda. In più la postilla sulla documentazione definitiva «largamente lacunosa e imperfetta» ha sollevato qualche permalosità.

La gaffe di Capua

Ieri il dottor Pino Capua, responsabile federale antidoping e membro della Commissione della Figc ha espresso a SportMediaset un parere un po' forte sulla vicenda: «Bisogna trovare una soluzione, altrimenti la Serie A non riprenderà mai. Io non capisco questa volontà del Cts di mettere in quarantena tutti nel caso ci sia un positivo in rosa: in Germania il modello non prevede questo, perché non possiamo fare come loro? Con questa decisione il Comitato vuole mettere i bastoni tra le ruote al calcio; ripeto, bisogna sedersi e trovare un'altra soluzione». Quando si è reso conto della gaffe ha corretto il tiro: «In realtà volevo solo dire che credo nella collaborazione di tutti gli organi coinvolti, nel tentativo di mettere a punto il miglior lavoro possibile».

La rabbia dei medici

Intervistato dall'emittente Radio Punto Nuovo, Enrico Castellacci, responsabile sanitario dell'Italia campione del mondo nel 2006 e presidente dell'associazione medici del calcio, ha invece fatto presente il punto di vista dei suoi rappresentati: «Abbiamo già allertato i legali della nostra associazione perché facciano le loro osservazioni dopo aver letto i protocolli. Ho già ricevuto molte lettere di colleghi dalla Serie B che minacciano le loro dimissioni in caso non venisse rivista la questione della responsabilità, che diventa anche penale. Ma sono i club che si devono assumere le loro responsabilità». Castellacci ha parlato dei medici di B, ma in realtà il protocollo per ora riguarderebbe solo le società di A. Qualche medico sociale sarebbe pronto a farsi sentire, ma in Lega sono convinti che nessuno realmente si opporrà alla volontà della maggioranza se i presidenti volessero giocare. Basterà solo osservare, in questo caso: se in qualche club cambierà all'improvviso il medico sociale se ne capiranno facilmente i motivi.

L'assemblea di Lega

Oggi si riuniranno tutti i presidenti della serie A ovviamente in videoconferenza per un aggiornamento sulla vicenda e, soprattutto, per provare ancora una volta a dirimere la questione dell'ultima rata dei diritti televisivi. Ieri c'è stato un botta e risposta a distanza tra le parti. Ha cominciato il Ceo di Sky Italia, Maximo Ibarra, che ha chiesto ai club di prendere «in serio esame la proposta di dialogo» per arrivare a «soluzioni equilibrate e di interesse generale, come è già successo nelle altre leghe europee». Pronta la risposta dell'ad della Lega Luigi De Siervo: «La porta del dialogo con Sky è sempre rimasta aperta in tutte queste settimane, nel rispetto dovuto al partner storico della Serie A. Nei contatti avuti con Sky, però, abbiamo sempre ribadito come fosse necessario che, prioritariamente, Sky rispettasse le scadenze di pagamento previste dai contratti»: in sostanza, la Lega chiede prima di pagare e poi di parlare, Sky (e gli altri broadcaster) non ne hanno proprio voglia.

E i calciatori? Per ora tutto tace, in attesa di conoscere nei dettagli il protocollo definitivo di oggi. Certo è che nessuno sembra disposto a tornare in ritiro per un altro mese senza neanche la sicurezza di poter giocare. Sono giustamente preoccupati, un po' come l'Uefa che a quanto pare segue l'evoluzione della vicenda in Italia con ansia: le partite fissate per agosto per chiudere le coppe prevedono anche la presenza di Juventus, Inter, Atalanta, Napoli e Roma. Un eventuale stop del campionato potrebbe complicare i piani europei.