«Ciao, sono Christian, sul cellulare ho visto che mi avevi cercato». Vero, lo avevamo cercato. Perché ci incuriosiva fare quattro chiacchiere con Christian Panucci, non crediamo ci sia bisogno di presentarvelo, a proposito della situazione che stiamo vivendo. Con un occhio particolare su calcio e dintorni, ambiente che conosce come pochi essendo stato prima un grande giocatore, ora un allenatore in cerca dell'opportunità giusta per rilanciarsi. Conoscendolo da una ventina d'anni, otto trascorsi con la maglia della Roma, vincendo due coppe Italia e una Supercoppa italiana, più un paio di scudetti sfiorati anche se ancora non si è capito bene come (per la verità si è capito) quella Roma non sia riuscita a vincerli, la nostra curiosità era figlia legittima proprio della conoscenza della persona Panucci. Uno che, nel bene e nel male, quando c'è stato da mettere la faccia, non si è mai girato dall'altra parte. Puntuale, ce ne ha dato l'ennesima conferma.

Christian ma è vero che ti sei trasferito a vivere a Dubai?
«Ma quando mai, quello è Delvecchio».

E allora dove sei?
«Dove vuoi che sia? Sto nella mia casa di Roma».

In quarantena.
«Certo. Dobbiamo tutti rimanere a casa per cercare di abbreviare i tempi di questo periodo che nessuno avrebbe mai immaginato di dover vivere».

Come trascorri il tempo?
«Faccio il giardiniere, pulisco casa, seguo le notizie, esco soltanto per andare a fare la spesa».

Vedendolo dall'esterno, che idea ti sei fatto dei comportamenti del mondo del calcio in questo difficilissimo momento?
«Oddio, credo che in una situazione come questa che rappresenta un inedito assoluto, non è mai facile prendere sempre le decisioni giuste. È impossibile pronosticare quando finirà, il problema serio è che l'unica certezza è che non ci sono certezze. Dico solo che per affrontare la pandemia c'è un solo modo».

Quale?
«Rispettare il virus. Si deve partire da qui prima di prendere qualsiasi tipo di decisione. E invece vedo che chiacchierano un po' tutti pur non conoscendo nel dettaglio le enormi problematiche che tutti ci troviamo a dover affrontare».

Si parla di un ritorno al calcio giocato appena ci saranno le condizioni per farlo.
«Appunto: quando ci saranno le condizioni per farlo? Io non me la sento di dire tra uno, due mesi o chissà quando».

Pare che, quando sarà, si potrebbe riprendere a porte chiuse.
«Senza tifosi non sarebbe lo stesso calcio. Anche se mi rendo conto che ci sono enormi interessi economici intorno a campionato e coppe europee».

Che deve succedere per tornare a giocare?
«Io credo sia necessario l'ok del Governo. Senza non si può tornare a giocare».

Sei favorevole all'idea di giocare anche nei mesi estivi?
«Non credo sarebbe un problema. Ma in che condizioni si tornerebbe a giocare?».

Che vuoi dire?
«I tempi per uscire da questa situazione non sono certi. Allora mi domando: i giocatori andranno in campo con le mascherine? E come la mettiamo con gli allenamenti e la distanza tra persone da rispettare? La doccia la faranno uno alla volta? E i massaggi? I trasferimenti? Insomma, mi sembra una situazione piuttosto complessa e la vedo molto, ma molto complicata. Aggiungo anche un'altra cosa: ma i tifosi di città come Bergamo, Brescia, Milano, come faranno a tornare allo stadio per tifare? Da quelle parti continuano a morire cinquecento persone al giorno, sarà impossibile dimenticare».

Giocare d'estate non rischierebbe di compromettere la stagione successiva che oltretutto alla fine prevede la disputa dei Campionati Europei?
«Il rischio ci sarebbe. Ma c'è anche un vantaggio».

Cioè?
«I campionati mondiali del 2022 che sono stati programmati in inverno. Questo potrebbe consentire una ristrutturazione del calendario per cercare poi, tra due anni, di rimettere tutte le cose al loro posto. In ogni caso, prima di qualsiasi altra decisione, la priorità deve essere la salute delle persone e il rispetto di questo maledetto virus».

Questione taglio degli stipendi dei calciatori. Qual è la tua posizione?
«Semplice: i calciatori sono la parte migliore del calcio».

Quindi diranno sì al taglio degli emolumenti?
«Io credo che per i grandi calciatori, cioè quelli che guadagnano di più, non sarà certo un problema. Ma la questione è molto più complessa. Bisogna tener conto che molti calciatori delle categorie inferiori guadagnano molto meno, hanno famiglie, mutui da onorare, bisognerà fare molta attenzione».

La Juventus il problema lo ha già risolto.
«Attenzione, lì c'è il trucco».

Rivelacelo.
«Ci hanno detto che per i giocatori della Juventus ci sarà il taglio di quattro mensilità: marzo, aprile, maggio e giugno. È stata un'informazione e di conseguenza una pubblicità poco corretta. Non è così».

E com'è?
«Rinunciano a una mensilità, le altre tre saranno spalmate nelle stagioni successive. Così è tutta un'altra storia».

A livello nazionale comunque l'accordo non è stato trovato.
«Ne stanno discutendo nella consapevolezza che tutti i club da questa situazione subiranno un danno economico notevole».

Hai seguito le iniziative che ha portato avanti la tua Roma in questa vicenda?
«Certo che le ho seguite. Ma non avevo dubbi. La società giallorossa ha sempre avuto una sensibilità particolare. Sono stati bravissimi. La decisione di portare i pacchi con i generi alimentari ai tifosi più anziani è stata meravigliosa. Vedere quelle apette giallorosse andare in giro per la città a distribuire i pacchi, è una cosa che ha fatto bene al cuore».

La Roma ovviamente continui a seguirla.
«Ci mancherebbe. Quando hai la fortuna di vestire quella maglia, dopo è impossibile dimenticarsene».

Che idea ti sei fatto della Roma di questa stagione?
«Che è una bella squadra. Ha le qualità per potersi piazzare in uno dei primi quattro posti. A patto che le venga concesso il tempo per crescere. Perché io so che a Roma l'unico vero problema da affrontare e battere è quello del tempo».

Di Fonseca che idea ti sei fatto?
«Che è bravo, ma pure una bella persona, positiva. Ha un'ottima Roma a disposizione, può fare bene e in futuro potrebbe fare ancora meglio se sul mercato saranno scelti quei due-tre giocatori per fare un ulteriore salto di qualità».

Nel futuro di Panucci cosa c'è?
«Mi sta tornando la voglia di allenare, per la verità più all'estero che in Italia. Dopo che ho lasciato la panchina dell'Albania, dove peraltro ho maturato un'esperienza fantastica, ho rifiutato sei squadre: non c'erano le condizioni e io avevo voglia di fermarmi. Ora aspetto la chiamata giusta. Quando arriverà, chiamerò il mio amico Cassetti (il vice di Panucci in Albania, ndr) e partiremo per una nuova avventura».
L'augurio è che, ovviamente nel rispetto del virus, Christian possa presto chiudere le valigie e andare dove lo porterà il cuore.