Damiano Tommasi, la Lega ha deciso di tagliare quattro mensilità ai calciatori. Abbiamo letto il vostro durissimo comunicato. Ma sei anche sorpreso dal punto di vista personale?
«Sì, è una follia, è il contrario di quello che dovrebbero fare. Anzi, è il contrario di quello che poi stanno facendo all'interno delle loro società. È un pugno in faccia mentre stavamo prendendo l'aperitivo. Visto che quasi tutti i presidenti o gli amministratori stavano parlando con i loro giocatori per capire come si potrà uscire dalla crisi. Scrivere oggi quel comunicato irrigidirà anche chi era vicino all'accordo».

Quali erano le posizioni prima di questa assemblea?
«Noi eravamo e siamo ancora disponibili ad andare incontro alla Lega, come stiamo facendo con la Lega Pro, cercando ovviamente di capire di quale accordo dobbiamo parlare visto che a tutt'oggi i presidenti stanno tenendo i giocatori vincolati ad allenarsi con i programmi personalizzati e siamo già ad aprile. E molti ragazzi non hanno neanche percepito la mensilità di febbraio...».

Ma tu rappresenti un gruppo di privilegiati, secondo l'opinione pubblica. E sembrate poco disposti a cedere qualcosa.
«E dove nasce questa considerazione? Noi capiamo perfettamente il momento e siamo ovviamente pronti a fare la nostra parte. E gli altri? E poi la nostra parte qual è? Se il campionato non dovesse riprendere saremmo pronti a sederci e a parlare. Ma dire oggi che non verrano pagate le mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno, quindi zero per quattro mesi, a che serve? Serve solo a scaricare il peso sociale di questo dramma sui calciatori. È anche molto facile».

Il ricasco economico per le società di calcio è enorme.
«Se è vero che il danno è quantificabile nel 30% dei ricavi annui, con questa mossa le società sono a posto: hanno tolto il 30% dei costi con un colpo solo... Il danno pagato solo dai calciatori, facile. Oltretutto mettendoli in cattiva luce. Soci quando le cose vanno male, dipendendi quando vanno bene. Mi pare comodo».

In un momento in cui il paese chiederebbe dimostrazione di buon senso e unità di intenti.
«Appunto. Poteva essere un'occasione per migliorare l'intesa manageriale sulla visione e sulla programmazione del futuro del calcio e invece la risposta è: state al vostro posto e vi sparo pure contro. E facciamo i conti: su un miliardo più o meno di stipendi lordi i presidenti con questa mossa vorrebbero risparmiare 300 milioni. Di cui 150 di mancate tasse, che quindi saranno sottratti agli italiani. E gli altri 150 di costi risparmiati».

Ma in questi giorni non avete parlato di scenari di accordi con la Lega? Su alcuni giornali emergevano anche dettagli di trattative.
«Abbiamo parlato più io e te in questi giorni che noi e la Lega».

Ma io ti ho chiamato un paio di volte solo per sapere com'era il vostro punto di vista.
«Loro neanche quello».

Perché allora uscivano voci che non volevate accordarvi?
«Per mettere in cattiva luce i calciatori, logico. L'assurdo è che io ho preso schiaffi da tutte le parti quando ad inizio marzo dicevo che bisognava fermarsi e adesso gli stessi che dicevano che bisognava giocare non vogliono più pagare. Oggi mettere in cattiva luce i calciatori distrae l'attenzione: un'attività imprenditoriale che ha garantito l'80% dei ricavi dai diritti già in partenza, ad aprile ha pagato appena la metà dei costi, perché in molti devono ancora pagare gennaio, quindi hanno pagato metà annualità. Forse hanno fatto male i conti, e adesso per rimediare vogliono evitare di pagare i calciatori. Alla gente fa effetto: "i calciatori sono privilegiati e guadagnano troppo", come se i contratti se li firmassero da soli».

La Juve peraltro ha fatto un accordo diverso perché dei quattro mesi, se si smette di giocare, due e mezzo saranno restituiti.
«Sì, per impegno morale. Niente è stato scritto, è convenuto a tutti».

E invece i presidenti dicono ora che non pagheranno niente.
«Se sono questi quelli che ci devono portare fuori dalla crisi, sono preoccupato. Questa è gente che vuol vendere la Fontana di Trevi come Totò. Non raccontano la verità. E denigrano i loro stessi calciatori. Con un comunicato che non ha valore, e lo dicono loro. Come se noi dicessimo: "come parametro, cari calciatori, chiedete il 100% però poi accordatevi con la società"».

La Lega B che farà?
«Me l'hanno già scritto. Si adegueranno alla A. La regia è la stessa».

Cioè?
«Non mi far fare nomi. Alcuni presidenti sono più attivi di altri, si sa».

I calciatori che ti dicono?
«Eravamo in Consiglio riuniti e poi abbiamo sentito tutti i rappresentanti. Sono tutti perplessi o arrabbiati, alcuni stavano per firmare l'accordo, adesso forse salta tutto».

Il bersaglio non potrebbe essere proprio Damiano Tommasi?
«Può essere, c'è gente perennemente in campagna elettorale, io non sono ricandidabile, di sicuro a molti non sono simpatico».

Neanche ai giornalisti mi pare.
«O forse agli editori».

Eri antipatico pure perché volevi fermare il campionato prima degli altri.
«Anche a casa mi rimproveravano. Ma sentivo le sirene sotto casa a Verona. E parlavo con amici in Cina, a dieci milioni di persone portavano la spesa a casa, e qui si parlava di semplice influenza. Qualcosa non mi tornava. Ora si fanno i protocolli per tornare in campo: ma i tempi li darà il Coronavirus, non noi».

Avete attivato anche un fondo.
«Sì, avevamo già accantonato delle somme, ora serviranno per i calciatori in difficoltà. Ma ci hanno accusato di non averlo fatto. Eppure era lì, già pronto».

Secondo te si tornerà a giocare? Un medico ieri ci ha detto: ma chi se la prende la responsabilità di riaprire tutto? E se poi ci scappa il morto?
«A oggi non possiamo saperlo, ma il rischio è di chiudere qui. Ho visto il protocollo rilasciato dai medici sportivi, come se fosse un via libera per tornare a giocare. Discorso pericoloso. Test costosissimi che peraltro riguardano solo gli atleti. E gli ambienti? E le persone che circondano gli atleti? E il distanziamento sociale? E chi è stato male che conseguenze fisiche ha? E i tamponi dove li prenderanno? Hamilton ha fissato il parametro: "Prima fatelo ai malati, poi a me". Mi pare sacrosanto. Noi siamo in contatto con allenatori e medici sportivi per capire, ma si naviga ancora a vista. I centri di medicina sportiva che dovrebbero garantire le idoneità sono ancora chiusi: chi le farebbe le visite? Mi torna in mente il presidente Conte: tutte le attività non necessarie vanno fermate».

Il calcio è necessario?
«Non so, la scuola è ferma. Le chiese sono chiuse. Il calcio ripartirà, ma in un nuova economia».