L'Italia di Mancini tornerà in campo per conquistare l'aritmetica qualificazione ad Euro 2020 il prossimo 12 ottobre all'Olimpico di Roma. Un nostro lettore ci ha affidato un pensiero: «Quanto sarebbe bello se il commissario tecnico Mancini quella sera chiamasse anche Daniele De Rossi?». Ci abbiamo pensato un po' e abbiamo individuato dieci motivi per farlo. Chissà che ne pensa il ct.

È in gran forma

Dal giorno del suo esordio con il Boca Juniors, lo scorso 14 agosto, Daniele De Rossi ha giocato con questo minutaggio: 78 minuti contro l'Almagro, 96 il 19 contro l'Aldosivi, 100 il 26 contro il Banfield, 13 il 29 contro il Quito, 72 il 1° settembre nel Superclasico contro il River Plate, per un totale di 359 minuti in due settimane, dopo tre di preparazione passando dall'estate italiana al gelo sudamericano in un campionato totalmente diverso e con giocatori, allenatore e dirigenti nuovi. Solo uno come lui poteva adattarsi in così poco tempo e con tanta efficacia, essendo rapidamente diventato, secondo tutti i commentatori argentini, il vero leader tecnico e carismatico di questa squadra. Dunque Mancini chiamerebbe un giocatore integro, esperto, forte e in gran forma.

È titolare in un top club

Ma oltre all'esperienza che ovviamente non gli fa difetto, non si può dimenticare che in questo momento De Rossi è titolare in una delle migliori e più titolate squadre al mondo, al secondo posto della Superliga con 11 punti in 5 partite dietro solo al San Lorenzo, a quota 13, peraltro prossimo allo scontro diretto (21 settembre). In più Ddr giocherà intorno alla sfida contro la Grecia partite importanti con la sua squadra, tra cui l'andata della semifinale della Libertadores ancora contro gli storici rivali del River, in programma il 2 ottobre (il ritorno sarà il 23).

Che festa sia

Mancini lo ha auspicato parlandone alla fine della vittoriosa trasferta finlandese: «Mi piacerebbe che per la partita con la Grecia all'Olimpico ci fossero 70.000 spettatori». E allora quale miglior garanzia ci sarebbe della possibilità di riammirare, anche solo per pochi minuti, un beniamino del pubblico romano come De Rossi, salutato con una grande festa lo scorso 26 maggio, ma in un clima inevitabilmente più controverso?.

Roma città aperta

Oltretutto De Rossi è un beniamino del pubblico romanista che ha sempre suscitato il rispetto (al di là degli inevitabili contrasti nei derby) anche presso la tifoseria biancoceleste, che oltretutto quel giorno potrebbe comunque essere attirata dall'idea di vedere protagonisti Immobile e Acerbi che hanno giocato bene contro la Finlandia.

Cancellare la Svezia

Questa chiamata sanerebbe anche quella che viene vissuta come un'ingiustizia. Una carriera in azzurro onorevole come quella di De Rossi (varrebbe lo stesso discorso per Buffon, che però non gioca attualmente nella sua squadra di club) non merita di essersi chiusa nella sventurata doppia sfida con la Svezia della fine del 2017. L'ultima partita giocata da Ddr è stata la sconfitta per 1-0 di Stoccolma del 10 novembre, l'ultima convocazione fu invece per la gara di ritorno di San Siro del 13, quando rimase in panchina e anzi sollecitò, chi gli chiedeva di scaldarsi per conto del ct Ventura, di far entrare un attaccante piuttosto che lui stesso per cercare quel gol che purtroppo non sarebbe mai arrivato.

La visibilità mondiale

Un ritorno così suggestivo attirerebbe anche l'interesse e l'attenzione di una platea mondiale, dall'Argentina agli Stati Uniti, passando per tutti gli altri continenti, rendendo unico un evento che, se garantisse anche la qualificazione agli Europei 2020 (all'Italia bastano tre punti per la certezza del pass), diventerebbe anche una bella festa tutta azzurra da esporre in mondovisione. Niente male anche per gli eventuali ricaschi legati a marketing e visibilità globale.

De Rossi e Jorginho

Dal punto di vista tattico, la chiamata avrebbe senso anche perché nel centrocampo azzurro a volte fa difetto un po' di peso specifico e di esperienza, avendo ormai fornito le chiavi del motore a ragazzi di qualità e temperamento ma che non hanno ancora completato il ciclo di maturazione come Barella, Sensi e lo stesso Jorginho, per non parlare di Verratti, assente per squalifica contro la Finlandia. De Rossi completerebbe in maniera perfetta un reparto che lascerebbe poi al ct ogni possibilità di scelta.

È l'unico mondiale titolare

Della squadra campione del mondo del 2006 De Rossi è l'unico superstite ancora in attività con Buffon, ma è l'unico al momento titolare indiscusso nella sua squadra.

Non se lo aspetta

L'ultimo pensiero che ha De Rossi in questo momento probabilmente è proprio la Nazionale, non in assoluto (ha sempre detto quanto orgoglio avesse a vestirne i colori), ma legato una sua convocazione. Sorprenderlo sarebbe bello, ecco.

Si anticiperebbe il futuro

E per finire Mancini stima talmente tanto De Rossi che lo aveva fatto tentennare offrendogli uno dei posti da collaboratore per il suo ruolo da ct. Collaborazione solo rinviata. Fargli respirare l'aria sin d'ora potrebbe essere un altro motivo per inoltrare questa chiamata.