Erano gli anni in cui Sabatini rinforzava la Primavera puntando sugli stranieri, Jonathan Alexis Ferrante non lo era, anche se era nato a Buenos Aires, tifava (ovviamente) Boca, aveva il mito di Gabriel Batistuta, e arrivato a Trigoria si commosse conoscendo un ex xeneize come Nicolas Burdisso. Però aveva passaporto italiano, quando giocava nell'Argentinos Juniors gli dissero che in Italia lo volevano, e la famiglia traversò l'oceano per fargli fare il calciatore. Si allenò a lungo con l'Inter, che però non poteva tesserarlo, iniziò dal Sancolombano: passò al Piacenza, a 16 anni giocava in C1 (11 presenze), lo convocavano nella nazionali giovanili italiane, la Roma investì 400.000 euro per portarlo a Trigoria.

Un anno e mezzo in Primavera, senza fare sfracelli, a 18 anni andò via, una presenza in sei mesi a L'Aquila, 6 al Lumezzane da gennaio a giugno, a vent'anni già nessuno puntava più sul bomber oriundo, finito a giocare in D, dopo che, durante un prestito alla Lucchese, trovò il modo di prendersi una bottigliata in testa a Campo de' Fiori (tre arresti, lui era parte lesa). A un passo dal dimenticatoio, Ferrante si è svegliato, e ha cominciato la rincorsa: ad Abano 11 gol in 16 partite, che hanno convinto il Brescia a dargli una seconda possibilità. Tre centri in mezza stagione di B, non pochi per uno che veniva da due categorie sotto, e partiva riserva: ora il cartellino è del Pescara, lo scorso anno era al Fano, alla Ternana hanno trovato un ragazzo tranquillo e maturato. A provare a mandarlo in gol, una 19enne ala destra con lo stesso cognome dello zio, Gianmarco Nesta. Passato anche lui per il settore giovanile della Roma, ma questa è un'altra storia.

Nella stessa amichevole a Trigoria ci sarà anche Simone Simi. Questa mattina, invece, al centro sportivo Fulvio Bernardini si è rivisto Fabrizio Tirelli