Questa volta è tutto vero: Daniele De Rossi è partito alla volta di Buenos Aires. Dopo il bluff di sabato scorso (prima l'annuncio della partenza e poi il dietrofront), si è imbarcato sul volo AZ680 delle 21.45 ed è atterrato in Argentina questa mattina, alle 6.50, dopo circa 14 ore di volo. La sua giornata è iniziata presto, lo ha svegliato la moglie Sarah con una colazione speciale visto che ieri era il suo trentaseiesimo compleanno. Poi ha passato la mattinata facendo un giro in centro e certamente quei sampietrini, calpestati milioni di volte, avranno avuto un aspetto diverso. Quella passeggiata avrà avuto un sapore speciale. Il ritorno a casa per mettere in valigia le ultime cose e controllare i documenti: «Il passaporto c'è. Ok, possiamo partire». Poco prima delle 20 è uscito dal portone del suo palazzo accompagnato dalla moglie. Ad attenderlo un minivan nero con i vetri oscurati dove con l'aiuto dell'autista ha caricato i sei valigioni scuri in cui ha compresso trentasei anni di Roma. Un tifoso premuroso, dopo aver strappato un selfie, arriva in suo soccorso: «Vuoi una mano a caricare la macchina?», una domanda a cui Daniele risponde con un sorriso: «No grazie». Poi un ultimo sguardo alla vista che è possibile ammirare uscendo dal suo portone di casa, il maestoso Castel Sant'Angelo che ha deciso anche di tatuarsi sul braccio, e via verso Fiumicino.

«Una grande emozione»

Intanto nello scalo romano cresce l'attesa per il suo arrivo. Accanto alle decine di giornalisti giunti per coprire l'evento ci sono anche tifosi di ogni età che magari hanno rinunciato al mare o sono scappati dal posto di lavoro per sfiorare un'ultima volta quell'idolo così terreno che è Daniele De Rossi per i romanisti. C'è un bambino con la maglia numero 16 della Roma che guarda verso l'ingresso e ogni cinque minuti si gira verso il padre: «Ma quando arriva?». Gli fa da contraltare l'immagine di un tifoso argentino con la maglia del Boca Junior che non si è ancora reso conto di quello che sta per succedere: «Davvero sta arrivando De Rossi? Per noi del Boca è un onore avere in squadra un calciatore come lui». Non fa in tempo a finire la frase che la madre lo richiama all'ordine: il loro volo è in partenza. Lo sciame di tifosi e giornalisti si muove impaziente da una parte all'altra del terminal fino a quando si materializza De Rossi costringendo quasi tutti ad uno scatto improvviso. Mentre si avvia verso la sala di attesa dedicata a chi viaggia in business class riesce solo a dire: «C'è un po' di confusione per i bagagli, mi aspetta un lungo viaggio ma è una grande emozione», mentre i tifosi intonano il coro «Daniele De Rossi eeh ooh». Giusto il tempo di adempiere alle pratiche burocratiche per l'imbarco dei bagagli che riesce per dirigersi all'imbarco.

Questa volta si ferma per firmare autografi, scattare selfie e rispondere alle domande dei cronisti che più volte lo sollecitano a fare un saluto ai tifosi della Roma ma uno come De Rossi, che nemmeno il giorno dell'addio ha parlato dalla pancia dell'Olimpico, non si lascia certo andare a frasi di circostanza: «Con i tifosi ci siamo salutati tante volte, ci siamo detti tutto». E lo stesso fa con i suoi nuovi tifosi, quelli del Boca: «Con loro ci sarà tempo di parlare, non è questo il momento». Tra le ultime persone che Daniele ha salutato c'è stato Francesco Totti. Ieri i due hanno corso insieme nella pineta di Sabaudia come quando erano entrambi calciatori e correvano nei boschi durante la preparazione estiva. Il tutto immortalato da un post social del Dieci che avrà fatto scendere più di una lacrima ai nostalgici. Magari tra uno scatto e l'altro ci sarà scappato qualche consiglio ma De Rossi ha dribblato le domande sull'argomento con una battuta: «Francesco non mi ha detto niente ieri, aveva il fiatone». È partito nel giorno del suo compleanno lasciandosi dietro tutta una vita a tinte giallorosse che da oggi sarà anche azul y oro: «Non ho espresso desideri legati al calcio per il mio compleanno, oggi ho fatto le valigie e un po' di giri. Ci sarà tempo per i desideri». E invece il tempo non c'è più, perché De Rossi è arrivato al metal detector e oltre questa zona non è possibile passare anche se gli ultimi tifosi non si rassegnano e spingono al limite la pazienza degli addetti alla sicurezza dell'aeroporto 'aeroporto per strappare un selfie o semplicemente per toccarlo e baciarlo come una reliquia vivente. Qualcuno piange. Il Sedici si gira per un ultima volta poi sparisce dietro i pannelli di plastica. Ciao Daniele, buon viaggio e forza Roma.