Quando si parla di stadi, bisogna parlare con ArchiStadia. Il blog, fondato nel 2015 dall'esperto e appassionato del settore Antonio Cunazza, è il principale riferimento web in Italia per chi vuole approfondire qualsiasi aspetto legato agli impianti di calcio. Ed è proprio lui che ci aiuta a ripercorrere la storia degli stadi del Tottenham: «Possiamo dire che il club inglese ha potuto contare sui migliori progettisti di ogni epoca in cui ha costruito i suoi stadi. Agli inizi del Novecento fu Archibald Leitch, il padre degli impianti "all'inglese", a curare la riedificazione di White Hart Lane, consegnando al calcio uno stadio divenuto negli anni un modello dell'impiantistica sportiva britannica. E mentre lavorava alle tribune londinesi, Leitch lavorava anche ad Highbury, ad Ibrox... Fu lui a codificare un modelo in voga ancora oggi in molti paesi del mondo».

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Per la costruzione del nuovo stadio, oltre cento anni dopo, il Tottenham si è invece rivolto allo studio angloamericano "Populous": «Portano avanti un'estetica contemporanea, realizzando anche impianti per i principali sport americani. Questo gli dà una visione ancora più contemporanea di ciò che è lo stadio oggi, soprattutto per quanto riguarda i servizi: cose che nel calcio si vedono poco e che in sport come football americano e baseball si vedono di più. E infatti lo stadio del Tottenham in questo sembra uno stadio americano».

Ma era davvero necessario rinunciare all'estetica, al mito, alla mistica e pure al nome di White Hart Lane? «White Hart Lane è stato uno degli stadi più belli del calcio inglese, sia per come era in origine, sia per come è stato poi modificato dagli Anni 80 in poi. Praticamente due tribune su quattro le hanno ricostruite negli Anni 90, ma in un modo funzionale e molto positivo nel rapporto con l'estetica dello stadio. Ma nel 2019 un cambio si è reso necessario. Forse non lo era dieci anni prima, quando hanno iniziato a lavorare al progetto, ma in questo sono stati lungimiranti perché ora il Tottenham si è affermato come club d'élite in Inghilterra e anche in Europa».

«Forse potevano evitare una capienza così grande», continua Cunazza. «Già nel 2000 sotto la presidenza di Alan Sugar volevano aggiungere un terzo anello. Ma era impossibile perché dietro c'è una stradina, senza lo spazio per ampliare quella tribuna. Volevano andare all'Olympic Stadium ma hanno dovuto rinunciare per colpa del West Ham. Quello del nuovo stadio è davvero un bel progetto, potrebbe sembrare eccessivo per un club come il Tottenham. È in linea con ciò che ha fatto l'Arsenal, ma con le tecnologie di dieci anni dopo».

A proposito di Arsenal. Prima di chiedere alla Football Association l'uso di Wembley, il Tottenham ha provato a rimanere più in zona andando a bussare proprio alla porta dei Gunners. Una mossa piaciuta poco ai tifosi degli Spurs e ancor meno ai nemici di sempre, che hanno rifiutato: «Il Tottenham ha chiesto, non so con che faccia, ma l'Arsenal ha detto di no per sua fortuna. Una cosa che non riesco neanche a concepire. Più che nello stadio dell'Arsenal, la follia era andare a giocare nel quartiere dell'Arsenal. In passato però è successo, durante la Prima Guerra Mondiale, quando White Hart Lane era stato chiuso. Ma era un calcio gestito da gentiluomini. Altri tempi. Per loro fortuna, inoltre, non sono andati all'Olympic Stadium: se il cambio ha comportato una parziale perdita di identità per il West Ham, che comunque proviene da un quartiere non lontano, figuriamoci cosa sarebbe avvenuto con il Tottenham».

La costruzione del nuovo stadio quando White Hart Lane era ancora in piedi

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