L'Intervista

Monica Lucarelli: «Una città di eccellenze. E che partner Roma Cares!»

L’assessora ad attività produttive e pari opportunità del Comune di Roma: «Non si può pretendere che Gualtieri risolva i problemi in tre mesi. Ci vuole tempo, come per Mou»

13 Gennaio 2022 - 10:44

Al termine di una giornata più o meno pesante di lavoro («ho a volte la sensazione che siano talmente tanti i fronti aperti che qualcuno inevitabilmente rischia di restare indietro, e devo assolutamente evitarlo») basta la parolina magica per far tornare il sorriso sul volto di Monica Lucarelli, ingegnera e neo assessora alle attività produttive e alle pari opportunità del Comune di Roma. E nonostante la recente scottatura con la Juventus, la parolina chiave fa il suo effetto: «La Roma? Beh, la Roma...». Lì si scioglie il sorriso, gli occhi fin lì attenti si fanno più liquidi, lo sguardo diventa persino ammiccante e lì un interlocutore sensibile alla bellezza femminile può confondersi per un attimo, ma è solo un attimo. Perché poi la severità del momento richiama tutti alla massima concentrazione: «Questa sconfitta è stata un dolore troppo forte. In una partita abbiamo vissuto il picco delle emozioni prima in un senso poi nell'altro». Jacopo, il suo braccio destro, e Franco, il collega che le cura la comunicazione, l'aiutano ad uscirne: «Ma quale partita? Non l'hanno ancora giocata. Roma-Juve non esiste». L'atmosfera dentro l'assessorato in via dei Cerchi è complice e rilassata, l'occasione per l'intervista richiesta dal Romanista offre l'opportunità per rifiatare un momento, la fede giallorossa è il collante che affratella. Monica Lucarelli, 49 anni, ingegnera e imprenditrice prima di offrirsi alla politica, madre di Alberto (19 anni), Alessandro (17) e Turchese (9) («per me vedere la partita a casa è anche una scusa per riunire la famiglia»), è a capo di uno degli assessorati chiave della neonata giunta Gualtieri. Da qui parte la nostra intervista.

Assessora Lucarelli, il lavoro non le mancherà. Si occupa delle attività produttive e delle pari opportunità, immaginiamo che tipo di impegno l'attende.
«Mi ci sono gettata a capofitto con l'entusiasmo che mi anima».

Il tempo per seguire la Roma riesce a trovarlo?
«La passione per lo sport in generale e per la Roma in particolare mi ha unita soprattutto ai figli maschi, i due più grandi. Il papà non è tifoso, così li ho sempre portati io allo stadio. Poi magari oggi preferiscono gli amici alla mamma, e così io vedo la partita con la più piccola, tifosa anche lei».

È quel tipo di tifosa che urla?
«Allo stadio sì, avverto sempre chi mi accompagna che potrebbe andare incontro a qualche sorpresa. Non tifo mai contro le altre squadre, non inveisco con gli avversari, ma la Roma smuove la mia passione. Se n'è accorto anche il mio vicino di casa. Anche se, quando riesco, preferisco lo stadio alla tv».

Quando è nata questa bruciante passione?
«Sono cresciuta all'Eur, incontravo a volte giocatori che erano già idoli, ricordo Ciccio Graziani, Sebino Nela. Non so esattamente perché ma la Roma era sempre al centro delle mie passioni, il mio sangue è giallorosso. Volevo anche fare la calciatrice, ma quando io ero piccola non usava...».

Non c'erano ancora le pari opportunità nel calcio...
«No, infatti. Ora ne vedo sempre di più ragazze che fanno calcio. Ed è bellissimo».

Le avete portate anche in Campidoglio le calciatrici.
«Sì, il 25 novembre scorso in occasione della giornata per l'eliminazione della violenza sulle donne sono venute in Sala Giulio Cesare le calciatrici della Roma e della Lazio. È stata una bellissima giornata, sicuramente più importante di tanti discorsi vuoti che si fanno sulle pari opportunità».

Mourinhana o no?
«Io sono stata un po' di tempo a lavorare a Milano, quando è stato annunciato l'ingaggio di Mourinho mi stavo trasferendo di nuovo a Roma e i miei amici milanesi interisti facevano coincidere i destini, si sentivano doppiamente defraudati... Però sì, mi piace la personalità e il curriculum di Mourinho. Ci vorrà tempo, per lui come per noi che stiamo lavorando da poco in una amministrazione comunale come questa».

Gualtieri come Mourinho, insomma.
«Ci sta. Più banalmente diciamo che anche io sono stata sfiorata dal pensiero che con l'arrivo di Mourinho avremmo subito risolto i problemi, ma invece ogni vittoria si costruisce con il tempo, passando anche per dolorose sconfitte».

A proposito... Lei era nel comitato promotore delle Olimpiadi di Roma 2024. La sindaca Raggi oppose il suo no. Ora che anche lei è impegnata nell'amministrazione comunale se ne è fatta una ragione?
«No, io ho vissuto la vicenda come un lutto. Ebbi la grande fortuna di lavorare per il Comitato, ero responsabile per i progetti di innovazione e per le Paralimpiadi. Andai da osservatrice alle Paralimpiadi di Rio e in una pausa, al Villaggio Olimpico, mentre mangiavo un panino, in un solo colpo d'occhio ho visto tutte le nazionalità del mondo e tutte le disabilità del mondo in un unico luogo. Fu un momento particolare, provai ad immaginare che cosa sarebbe stato portare a Roma quella magnifica esperienza di apertura e di inclusione. Si è persa una clamorosa occasione di crescita. Si decise di far prevalere la paura per gli sprechi piuttosto che trovare le soluzioni per evitarli. Chi ha l'onore di stare in una giunta importante come Roma deve sapersi prendere queste responsabilità».

A proposito, quale posizione assume sul tema dello stadio della Roma? In qualche modo il suo assessorato sarà coinvolto nel progetto.
«Che la Roma, e ovviamente anche la Lazio, non abbiano uno stadio di proprietà è antistorico. Sono sicura che presto lo avranno. Non è tra le mie deleghe, ma di sicuro lo sviluppo economico che ne conseguirebbe mi riguarderà. So che le parti stanno dialogando...».

Le volevo chiedere qualche dato anche sul tema pari opportunità. Ad esempio, Roma resta una città violenta nei confronti delle donne?
«La violenza intesa come violenza di genere, quindi domestica, è un tema di triste e grande attualità nel paese e nel mondo. E i dati sono purtroppo in aumento. Forse oggi anche il fatto che le donne sono meno succubi nel loro contesto familiare ha determinato qualche spiacevole conseguenza. Bisogna davvero ripensare alcuni modelli. Che senso ha, ad esempio, dire amore criminale? Un amore non può essere criminale. Sennò non è amore».

I media hanno un ruolo fondamentale in questo processo.
«Assolutamente sì. Poi a livello di città, se finiamo nel tema della violenza più genericamente intesa, qui c'è la percezione di una realtà complicata. I dati delle violenze in generale sono migliori, i casi sono diminuiti, ma il lavoro da fare in questa direzione è lungo. E poi c'è tutto il tema delle pari opportunità, che non riguarda ovviamente solo le donne, ma le persone vulnerabili, con disabilità ecc. Dalle barriere architettoniche da abbattere, che è la cosa più immediata, ai servizi da garantire, all'accesso al mondo del lavoro e a tanti altri temi, c'è ancora molto da fare. Ed è uno dei miei obiettivi prioritari. Partendo proprio dallo studio sulle politiche delle grandi città europee».

Dal punto di vista economico Roma è una città in ripresa? O lo sarà a breve?
«Purtroppo i dati non segnalano ancora la ripresa. Roma era già in crisi prima della pandemia, il Covid ci ha trovato in un momento di debolezza, D'altra parte, però, qui restano dei comparti di eccellenza del sistema produttivo di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Dall'aerospazio all'innovazione digitale, dall'artigianato di qualità alle capacità sartoriali, e poi penso alla cultura, alla ricerca, alle università, alla moda, al settore alberghiero. Sul resto bisogna darsi un orizzonte a medio-lungo periodo. I fondi del Pnrr ci offrono un'opportunità importante, la sfrutteremo».

Avete intenzione di fare anche degli hub tecnologici, uno anche nel suo assessorato.
«Sì, qui a via dei Cerchi, al piano terra, poi alla Stazione Tiburtina e in tutti e quattro i quadranti della città. Incentrati su temi verticali di eccellenza, luoghi dove si faccia alfabetizzazione digitale e formazione professionale anche per soggetti più vulnerabili. Sviluppo e pari opportunità, di pari passo».

Non la stupisce un po' che una città come Roma non abbia anche dei gruppi imprenditoriali locali che abbiano le capacità professionali ed economiche ad esempio per rilevare e guidare una società come As Roma?
«No, perché purtroppo anche i grandi marchi del lusso, della moda, sono stati acquisiti dai grandi gruppi esteri. Oggi è così. Io semmai mi stupisco se in un aeroporto internazionale trovo maglie di tante società europee di primo livello e non della Roma».

E c'è anche una bella partnership in atto con Roma Cares.
«Abbiamo cominciato a dialogare con loro per il tema dell'eliminazione della violenza sulle donne, per gli eventi del 25 novembre. E faremo insieme tante altre cose».

Vi seguiremo.

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