5000 km e 56 giorni da solo in sella a una bicicletta. Destinazione? Capo Nord. Questa l'impresa compiuta in estate da Emanuele Mazzucco, che ha raggiunto il punto più a nord d'Europa - costeggiando Bodø, dove la Roma giocherà la prossima partita europea - con il giallorosso nel cuore.

Raccontaci questa tua avventura. Come nasce?
«Nasce perché sono un appassionato di sport, record e imprese. Da tempo avevo in mente questo progetto di prendere la bicicletta e raggiungere una destinazione assurda come Capo Nord. L'ho scelta perché è una meta che simbolicamente rappresenta il punto più estremo in Europa, oltre non c'è niente, volevo dimostrare che un essere umano può fare qualsiasi cosa. Può fare 80/90 km al giorno e raggiungere qualsiasi traguardo. Questo si può riscontrare nello sport come nella vita di tutti i giorni: se nel quotidiano si percorre metaforicamente quella distanza, si possono raggiungere risultati incredibili».

Quando ti è venuta l'idea?
«Il progetto ce l'avevo in mente da un po'. Volevo far passare un messaggio, far capire che cosa significa costruire qualcosa ogni giorno per avere dei risultati. Mattone per mattone, dopo un certo arco temporale si può tirare su un muro, una casa o un palazzo».

Avevi già fatto qualcosa del genere?
«No, mai. Sono un appassionato di sport, ho fatto nuoto, rugby e ho giocato a calcio per tutta la vita, ma a livello amatoriale. Una cosa simile con la bici non l'avevo mai fatta. Non sono un ciclista e lo dico per rispetto degli appassionati che praticano questo sport ogni giorno o anche tutti i fine settimana. Non faccio parte di quella categoria, sono un amante dello sport in generale».

C'entra con l'impresa il tuo tifo per la Roma?
«Sì. C'entra perché ho portato sempre con me la mia felpa della Roma, la maglia da gioco e la t-shirt. Sono sempre con me e la maggior parte delle cose che ho è della Roma. Sono un romanista e mi sento di rappresentare questo sentimento anche mentre sono in viaggio».

Hai fatto qualche tappa a tema Roma o in generale legata al calcio?
«A Lipsia ho sfidato i tifosi locali. L'albergo era a due passi dallo stadio e sotto lo stadio ho fatto un video in cui li invitavo a venire sotto allo Stadio Olimpico con la maglia della loro squadra. In pratica gli ho proposto di fare quello che avevo fatto io, ma al contrario. A Malmoe invece sono stato dentro lo stadio del Malmoe e ho invitato Ibrahimovic a presentarsi sotto all'Olimpico da casa sua in bicicletta come ho fatto io».

Qual è stato il tragitto?
«Tramite il Brennero sono arrivato in Austria per poi salire a Monaco in Germania, poi Norimberga, Lipsia, Berlino e Rostock. Lì mi sono imbarcato sul traghetto per arrivare in Svezia, sono sceso a Trelleborg e sono passato per Malmoe, Helsingborg prima di arrivare a Stoccolma e Uppsala. L'ultima parte è stata in Finlandia e Norvegia».

Come organizzavi le giornate?
«Sveglia presto intorno alle 5.30-6, ricca colazione e massimo alle 8 ero in sella. L'obiettivo era sfruttare più luce possibile e arrivare a destinazione alle 17-17.30. Pedalavo tutto il giorno, facevo dalle 6 alle 8 ore (ma a volte anche 9 o 10) di pedalata. Una volta arrivato a destinazione acquistavo le cose da mangiare per la sera e per la mattina e il pranzo del giorno dopo, poi definivo la tappa da percorrere il giorno dopo. Il mio obiettivo era organizzarmi giorno per giorno, al massimo per due giorni, non di più».

Quali partite della Roma sei riuscito a vedere in viaggio?
«Quelle contro il Trabzonspor in Conference League e quella di campionato contro la Fiorentina. Quella contro la Salernitana non l'ho potuta vedere perché si è giocata lo stesso giorno in cui sono arrivato a Capo Nord, il 29 agosto».

Quanto è durata l'avventura?
«56 giorni. Sono partito da Roma il 5 luglio e sono arrivato a Capo Nord il 29 agosto».

Che sensazioni hai provato all'arrivo?
«Prima di arrivare alla meta, ogni volta che pensavo all'arrivo mi commuovevo. Stranamente la mattina dell'ultimo giorno mi sono svegliato molto calmo, come se quello che avevo fatto fino a quel momento fosse già sufficiente. Ero sereno, in pace con me stesso. Mentre mi avvicinavo a Capo Nord mi sono sentito come un calciatore che va a battere il rigore decisivo per la Coppa del Mondo, ma è sicurissimo di segnare: sono andato sul dischetto con una sicurezza mai provata in vita mia. Ho provato calma e pace, a 43 anni è stato uno dei momenti più belli della mia vita».