Sul match program di Cagliari-Roma è presente un'intervista di Tiziano Riccardi a Nedo Sonetti, tre volte allenatore del Cagliari. Queste le parole dell'allenatore italiano oggi in pensione.

"Oggi faccio il pensionato e non chiedo niente a nessuno. Chi vorrà una consulenza dal sottoscritto, dopo tanti anni passati nel calcio, sa dove trovarmi. Fa piacere, in ogni caso, farsi una chiacchierata di calcio come in questa intervista". Nedo Sonetti è un decano degli allenatori italiani. Classe 1941 – 77 anni – ha più di mille panchine complessive in carriera tra i professionisti. Undici campionati di Serie A tra Atalanta, Torino, Lecce, Ancona, Ascoli e anche Cagliari. Cagliari per tre volte con Cellino presidente. Talvolta è tirato in ballo nei discorsi social come l'emblema del calcio a uomo, non particolarmente evoluto. Ma è una generalizzazione ingenerosa. Al momento è fermo, ma lo spirito e la voglia restano. Basta leggere il suo stato su WhatsApp per farsi un'idea: "Sono in forma strepitosa", è il messaggio accompagnato dalla foto dei nipoti. [...]

Quanto conta la tattica nella sua idea di calcio?
"Sicuramente ha un peso, ma non è il primo concetto che cerco di trasferire ai calciatori. Per me viene prima la personalità. Un giocatore deve essere consapevole dei propri mezzi, deve sapersi prendere responsabilità e credere in quello che fa. Una volta "mentalizzato" il ragazzo in questa direzione, si passa all'aspetto tattico".

 C'è qualche principio moderno di gioco che non la convince?
"La difesa a zona sulle situazioni di gioco da fermo. La Roma ha preso un gol l'altra sera contro l'Inter da calcio d'angolo proprio non difendendo a uomo, in occasione del raddoppio dei nerazzurri. Icardi ha colpito di testa in area quasi indisturbato. Sia chiaro, si può prendere gol anche con il difensore sull'attaccante, come è successo centinaia di volte in passato, però con l'atteggiamento a zona è più facile esporsi a dei pericoli".

 Quanto al movimento degli allenatori, che evoluzione vede in Italia?
"Beh, se devo essere sincero, noto un andazzo che non mi convince. Non si può arrivare in Serie A dopo uno o due anni di squadre giovanili. È successo più di una volta negli ultimi dieci anni. Io sono partito dal basso e prima di arrivare in Serie A ci ho messo tempo. Manca la gavetta".

 È una diretta conseguenza del "Guardiolismo".
"Però Guardiola è un innovatore ed un grande allenatore. È vero che è partito dalla prima squadra dopo una breve esperienza col Barcellona B, però poi ha vinto tutto e proposto un calcio sempre molto interessante e produttivo".

 Di Francesco le piace?
"Mi piace, sì. Ho avuto la fortuna di conoscere Eusebio anche da calciatore nell'ultimo anno dell'Ancona in Serie A. Era la stagione 2003-2004. È sempre stato un ragazzo curioso, si informava sui metodi di allenamento e su tutto quello che lo circondava. Non mi sorprende che abbia avuto successo come tecnico".

 La Roma di Eusebio è arrivata in semifinale di Champions League.
"Ed è stato un grande traguardo. Però la Roma di quest'anno, a volte, mi ha lasciato perplesso in alcune occasioni. Alterna momenti di grande calcio ad altri di inspiegabile discesa".

 Da tecnico, s'è dato una spiegazione a questa mancanza di continuità dei giallorossi?
"Veniamo al discorso di prima, alla personalità di qualche giocatore. Evidentemente, alcuni la devono ancora maturare completamente. Devono prendere totale consapevolezza per trovare un rendimento in linea. E con una squadra di giovani è una cosa che può succedere. Ed è un peccato perché la Roma ha una rosa di ottimi giocatori. Davvero".

 Cagliari, per lei, cosa ha rappresentato?
"Una tappa importante della mia carriera, tanto da tornarci tre volte. Ho fatto belle cose, in particolare nella stagione 2005-2006 con giocatori di livello come Suazo, Esposito, Langella, Daniele Conti. Suazo superò i gol di Gigi Riva in un solo campionato. Lui ne segnò 22, contro i 21 di Riva. Pure in quell'occasione, lavorai tanto con i calciatori cercando di convincerli delle loro potenzialità e tirarono fuori il meglio di loro".

 Con Cellino – allora presidente – che rapporto ha avuto?
"Lasciamo stare, stendiamo un velo pietoso… Ecco, con lui non tornerei a lavorare. Ho già dato". 

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