Sbanda l'Italia, va a tanto così dall'eliminazione (il gol di Arnautovic a metà ripresa sullo 0-0 è stato annullato dal Var per fuorigioco di pochi centimetri), ma poi Mancini muove le pedine giuste e ai supplementari sono proprio i subentrati Chiesa (al 5' pts su assist di Spinazzola e gran controllo prima della stoccata di sinistro) e Pessina (al 15' pts a ricevere lo scarico di Acerbi su azione ancora mossa da Spinazzola) a trascinare gli Azzurri ai quarti di Euro2020 da giocarsi a Monaco di Baviera, dove venerdì incontreremo la vincente tra Belgio e Portogallo, di fronte oggi a Siviglia. La sofferenza c'è stata, perpetrata oltretutto dal gol del 2-1 dell'altro subentrato Kalajdzic al 114°, ma alla fine la gioia è stata liberata. E peccato per l'imbattibilità - terminata dopo 1168 minuti, comunque 25 minuti in più rispetto al precedente record di Zoff - ma meglio averla persa così. Record anche in casa Chiesa: non era mai successo che segnassero agli Europei padre e figlio, e ieri Federico ha bissato il gol di papà Enrico nel 1996.

Il timone della partita è stato prevedibilmente tenuto dagli Azzurri (nessuno si è inginocchiato all'inizio, nessuna richiesta è stata inoltrata), ma l'Austria ha tenuto bene le posizioni soprattutto in fase di non possesso e ha provato in transizione a mettere in difficoltà gli avversari, con un progressivo miglioramento nel possesso palla e un gioco comunque sempre aggressivo. Tutto prevedibile, a partire dalle formazioni, con il 433 di Mancini che ormai si può considerare titolare, in attesa almeno del rientro degli acciaccati Chiellini e Florenzi (e sempre che ora Pessina e Chiesa non mettano in difficoltà il ct). Confermati in difesa Di Lorenzo e Acerbi, a completare il pacchetto con Bonucci e Spinazzola davanti a Donnarumma. A centrocampo è stato Verratti a vincere il ballottaggio con Locatelli, e ad affiancare sul centrosinistra l'omologo Barella e il regista Jorginho, con Berardi e Insigne alfieri esterni di Immobile. 4231 per Foda con linee molto basse, ma una squadra sempre tenuta corta, con Alaba tenuto a sinistra (e Lainer di là), Dragovic e Hinteregger centrali, il triangolo di centrocampisti con i piedi buoni di Grillitsch al fianco di Schlager, e Sabitzer (già nel mirino di Mourinho, che se lo ricorda dai giorni dell'eliminazione in Champions del suo Tottenham per mano del Lipsia) alle spalle di Arnautovic, riferimento centrale anche per le ali Baumgartner e Laimer.

Alte le pressioni degli azzurri (con punte addirittura di due uomini ad aggredire il portiere, come al 22°), assai più caute quelle degli austriaci, tutti pronti a ripiegare nella propria metà campo per far densità nel mezzo e provare a ripartire. Una volta sola è capitato nel primo tempo, al 18°, con Arnautovic sulla palla lunga di Sabitzer bravo a scattare sul filo del fuorigioco, a tener dietro Bonucci e a calciare, disturbato, forte ma alto. Ma è stata davvero l'unica occasione per i nostri avversari, con l'uomo più temuto (prossimo centravanti del Bologna, negli auspici di Mihajlovic) ammonito dopo neanche due minuti, per via di un fallaccio su Barella che ha tenuto in apprensione Mancini per una decina di minuti. Tre invece le occasioni per gli azzurri, con Spinazzola ancora una volta nei panni dell'incontenibile guastafeste di ogni piano difensivo: al 17° è stato proprio il romanista a saltare Lainer e a servire in diagonale arretrata Barella che ha calciato di esterno destro di prima e ha costretto Bachmann a respingere in affanno di piede. Al 25° un perfetto schema tanto caro a Spalletti - palla proveniente da una fascia all'indietro sul centrocampista che la manda di prima alle spalle della linea difensiva avversaria, nello specifico da Berardi a Barella per Immobile - ha messo il laziale, tenuto in gioco da Dragovic, solo davanti a Bachmann, ma con la palla alta da domare, esercizio che non è riuscito. Al 32° però lo stesso Immobile si è fatto perdonare calciando forte all'improvviso una palla che appariva priva di pericolose potenzialità forte e che invece si è abbassata nei pressi della porta schiantandosi sull'incrocio dei pali. Non fortunatissimi negli episodi, ma in controllo dell'incontro: con la consapevolezza che si era sulla buona strada, i giocatori sono andati all'intervallo con la fiducia giusta. Su tutti Spinazzola, infaticabile incursore di banda, al tiro anche al 43°, con non facile deviazione di Bachmann.

E invece è successo che con il passare del tempo l'Italia si sia fatta prendere un po' dall'ansia, con i minuti a scorrere nemici come gli avversari in maglia biancorossa. Di Lorenzo e Barella si sono fatti ammonire quasi subito, uno per un fallo, l'altro per una stupida protesta, e la relativa punizione dal limite di Alaba è sfilata vicino alla traversa. Al 17° ci ha provato Sabitzer, destro deviato da Bonucci in corner. Al 20° è addirittura arrivato il gol austriaco, su un cross da destra di Lainer con torre di Alaba (a sovrastare Di Lorenzo) per Arnautovic, lesto a metterla di testa sotto la traversa, con tanto di esultanza smodata a rimproverare i tifosi per il chiacchiericcio inutile speso fin lì: ma alla fine di inutile è stato il suo sforzo, visto che sul tocco di Alaba il focoso austriaco si è fatto beccare in posizione irregolare per un piede. Il pericolo corso ha spinto Mancini a correre ai ripari, inserendo Locatelli per Verratti e Pessina per Barella, con immediata scossa alla manovra azzurra (e due occasioni per Locatelli e Insigne calciate entrambe male). Al 29° un altro rischio corso su un cross (con quattro potenziali scorrettezze da valutare, decisiva la posizione di fuorigioco di Lainer che invece reclamava un fallo da rigore), ha smosso ancora qualcosa nel cuore azzurro e al 38° ancora l'incontenibile Spinazzola ha messo Berardi in posizione di battere al volo da dentro l'area, ma la forbice acrobatica è stata bella nell'impostazione, ma poco efficace nella conclusione svirgolata. E si è andati ai faticosissimi supplementari.