Cristina Grancio, classe 1971, architetto, consigliera comunale uscente, è la donna che più di ogni altro ha criticato e contrastato il progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. Eletta nel 2016 nel Movimento 5 Stelle è stata espulsa un anno dopo proprio per le sue posizioni su Tor di Valle. Oggi si candida nel PSI e noi abbiamo voluto capire il perché di questa scelta e cosa deve aspettarsi la Roma nei prossimi cinque anni. Ci ha raccontato la sua visione della città, della politica e la sua idea sul nuovo impianto del club giallorosso.

Partiamo dalla sua candidatura. Dal Movimento 5 Stelle al Psi il passo non sembra così scontato.
«Negli ultimi anni ho maturato la convinzione che i movimenti non sono adatti al governo, sono estremamente fluidi e questo non permette di individuare chi gestisce le decisioni. Il partito politico invece, benché necessiti di essere modernizzato, è comunque uno strumento più democratico e che ti permette di arrivare a una sintesi politica. Dopo l'espulsione dai Cinque Stelle sono passata al gruppo misto, per poi avvicinarmi all'associazione di De Magistris, di cui sono ancora iscritta e del cui direttivo nazionale faccio parte. Le liste civiche però, come i movimenti, non hanno il respiro politico adeguato ad una città come la Capitale. Per poter governare Roma serve un respiro normativo particolare, che solo un partito strutturato può dare. Dovevo quindi capire cosa facesse più per me, sicuramente un partito che avesse a cuore i temi del lavoro, dell'ambiente, e delle pari opportunità. E questo è il PSI».

Un partito che si colloca nella coalizione che sostiene Gualtieri. Che idea si è fatta del candidato del Partito Democratico?
«Non lo conosco personalmente , ma ho la sensazione che sia una persona capace di governare. Vede, per le tematiche che stiamo affrontando in questi anni è fondamentale che si possa governare, o tentare di farlo, e quindi non si può restare fuori dalla possibilità di essere eletti. Per questo sono nella coalizione che sostiene Gualtieri. Mi preoccupano però le posizioni del Partito Democratico. All'interno della coalizione rappresento la parte che difenderà di più l'ecologia e la lotta al consumo del suolo, frenerò le ambizioni speculative del PD e sarò il pungolo della coalizione».

Dello Stadio cosa ci dice? Gualtieri, e non solo lui, si è espresso a favore dell'area degli ex Mercati Generali a Ostiense.
«Ostiense è una zona che non possiede tutte le caratteristiche che avrebbe invece la Nuova Fiera di Roma. Si potrebbero recuperare padiglioni oggi abbandonati e che rischiano di rovinarsi per sempre, e che quindi potrebbero essere indirizzati verso un interesse pubblico maggiore. L'area sarebbe perfetta e comporterebbe un iter veloce. I terreni sono del Comune, le infrastrutture già permettono si sostenere la domanda del traffico, con piccoli accorgimenti addirittura quasi solo su linee ferroviarie. Gli standard a disposizione per i parcheggi sono adeguati. Insomma lo stadio sarebbe quasi totalmente coperto per quel che riguarda le infrastrutture necessarie».

La sua posizione è molto chiara. Ma questo non esclude Ostiense o altre proposte.
«Per farsi un'idea bisogna ragionare su un progetto concreto. Quindi voglio prima vedere di cosa si tratta. Anche nella proposta che fece la Raggi su Tor di Valle, quando venne cambiato il progetto di Marino, decisi di astenermi in prima battuta. Solo dopo aver studiato le carte ho preso la mia posizione».

In conclusione. Qual è la sua priorità in priorità in caso di elezione?
«Vorrei mettere mano alla situazione dei lavoratori delle partecipate di Roma, che vivono una condizione da precari che mi fa stringere il cuore. Questo e è un obiettivo prioritario».