Se fosse necessario dare una definizione di donna, molto probabilmente tutto il popolo romano, quello legato alla tradizione, quello innamorato della sua città e dei suoi personaggi, sceglierebbe la figura di Anna Magnani. Attrice italiana, considerata una delle maggiori interpreti femminili della storia, attrice simbolo del cinema italiano, è particolarmente conosciuta per essere stata, insieme ad Alberto Sordi e Aldo Fabrizi, una delle figure preminenti della romanità cinematografica del XX secolo. Una figura che è stata descritta in ogni salsa, a cui sono state dedicate mostre, libri, spettacoli e film, una donna che molti chiamano "mamma" e a cui il cinema italiano e la città di Roma continueranno a rendere omaggio nel corso del tempo. Basti pensare all spettacolo "Cara Anna Magnani" che andrà in scena stasera alle 21 al Teatro Roma, in via Umbertide, 3. Con Caterina Costantini, Carlo Ettorre ed Emiliano Ottaviani, per la regia di Olimpia Alvino.

Lo spettacolo

Non si tratta di una biografia di Anna Magnani ma piuttosto di una libera collocazione di frammenti non ordinati cronologicamente e assemblati al di fuori di ogni logica narrativa. Un fluire di storie, episodi, racconti di vita che danno una dimensione reale di quella che poteva essere la figura e la quotidianità della grande Anna Magnani. Lo stacco musicale, il flash interpretativo, lo spot ricavato da brandelli di vita vissuta si impongono sulla "storia"e fanno sì che il racconto proceda per analogie e digressioni esistenziali. Ecco quindi alternarsi brani del repertorio della Magnani, trascrizioni teatrali di passaggi cinematografici, canzoni e parodie prese dal mondo della rivista. Trovano spazio all'interno dello spettacolo anche poesie, ricordi, giudizi dedicati all'attrice da registi e scrittori come Eduardo De Filippo, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti. Roma fa da sfondo al mito sempreverde della Magnani.

Ma la Magnani non è soltanto Roma. È anche la Francia de "La carrozza d'oro" di Renoir, è l'America di "Tennessee Williams", è la personificazione più attinente alla realtà della figura di Grande Madre Mediterranea. In scena ci sarà il ricordo di quella Magnani che incuteva un certo rispetto prossimo al disagio a Fellini, quella del mito mediterraneo, la zingara, la Carmen, la Lupa verghiana, la ferina Assunta Spina, la donna forte vicina a Filumena Marturano, la creatura volitiva che ricorda le madri del profondo Sud, l'invincibile matriarca terragna che rappresenta le radici del nostro vivere quotidiano.

«Se poi si va a ricercare il perché di questo spettacolo, la risposta viene spontanea nel ripercorrere tutta la mia carriera di attrice e rivalutando il continuo ed ossessivo paragonarmi a lei da parte del pubblico e della critica. Questo confronto ha avuto per me sempre il duplice aspetto di croce e delizia. A volte non è stato facile far capire che ero io Caterina e volevo essere tale. Certo mi sono sempre sentita attratta da lei, dalla sua figura mediterranea di donna, di madre, di amante, di chi ha saputo vivere la sua vita con intensità, e di conseguenza ripercorrere anche il suo repertorio artistico, è per me come rappresentare una figura etica e mitologica», dichiara la regista Olimpia Alvino, nonchè attrice di teatro. Una serata romana a tutti gli effetti, che ha l'obiettivo di catapultare il pubblico all'interno della vita di Anna Magnani e di darle, ancora una volta, quel valore, quel plauso, quell'amore che l'attrice romana ha sempre dimostrato di meritare e non ha mai smesso di ricevere.