Non fosse per i colori sociali, passare un paio di giorni nel mondo della Virtus Entella è esperienza che raccomanderemmo a chiunque volesse disintossicarsi dalle pressioni pallonare che 21 giorni di sosta d'inizio anno (ridotti peraltro a 14 grazie alla provvidenza della Coppa Italia, che ci ha portati quassù) non bastano a smaltire, indigeste più dei panettoni. Sui colori un po' scherziamo, ma chi ama quelli giallorossi può capire. Resta l'esperienza depurante vissuta grazie all'ospitalità concessa da un illuminato imprenditore, Antonio Gozzi, e dai suoi giovanissimi e svegli dirigenti, attivi nei cento metri in cui sono distribuiti gli uffici del club e lo stadio, un gioiellino incastonato tra il mar Ligure e le valli del Tigullio, a pochi metri dal centro di Chiavari: «I valligiani – dice Gozzi – sono i nostri tifosi più fedeli. Ma la media delle presenze quest'anno nel campionato di serie C è di 1200. Un po' poco, ma che vuole: qui tra Genoa e Sampdoria e i paesi del circondario con cui siamo divisi da antichi campanilismi non c'è molto da pretendere. Calcoli però che quasi la metà di loro saranno all'Olimpico. Si stanno mobilitando».

Siamo qui per questo presidente, per capire che cosa dovrà aspettarsi la Roma.
«Intanto grazie per questo interesse. So che la realtà editoriale del Romanista è molto seguita presso i vostri tifosi e quindi per noi è un onore farci conoscere. La sera all'Olimpico, con il confronto con la vostra meravigliosa squadra, sarà il punto più alto della storia centenaria della Virtus Entella, una serata magica. Non vediamo l'ora».

E l'avete raggiunto non per sorteggio, ma dopo aver battuto Siena, Salernitana e, soprattutto, Genoa. Un miracolo, per una squadra di serie C.
«Ma guardi che non abbiamo rubato nulla. A Marassi siamo andati in vantaggio due volte e siamo raggiunti due volte e poi superati con tre rigori. E al 121' minuto, quando qualunque altra squadra al mondo avrebbe mollato, invece abbiamo pareggiato: e lì ho capito che poi ai rigori avremmo vinto noi».

La sua gioia non è stata particolarmente apprezzata dai tifosi del Genoa.
«Perché ho detto in un'intervista che erano 47 anni che aspettavo questa rivincita».

Da quale evento?
«Da un gol di Turone nel Genoa nel 1971 contro l'Entella, a portare dalla loro parte una gara che avremmo dovuto vincere noi. E consideri che a dicembre a Marassi andai a vedere la partita con Pacciani, uno dei reduci dell'Entella di quella sfida».

Già siamo un po' più vicini, presidente. Come per lei, anche i romanisti hanno un gol di Turone a disturbare i sonni.
«Ah, vero. Beh, vede che abbiamo dei punti in comune?».

Insomma, all'Olimpico verrete in gita?
«Giammai. Veniamo a giocarci le nostre chances, ovviamente. Sono poche, minime, quasi zero, Ma perché non sognare? In fondo verremo con animo lieto e in uno stato psicologico ideale, perché non avremo niente da perdere, possiamo solo fare bene. Cercheremo di tenere il campo, cercheremo di non entrare sconfitti, ma con lo spirito giusto. E basta questo per fare bene. Il resto si vedrà».

Considerare l'Entella dal punto di vista tecnico una squadra di serie C sarebbe un errore.
«Diciamo che a causa di quella vicenda incresciosa che è stata la questione delle retrocessioni e dei ricorsi tra B e C, noi abbiamo dovuto allestire una squadra per giocare in B senza sapere che poi invece ci avrebbero ricacciato in C. Per chi fa calcio retrocedere dalla B è un danno finanziario pazzesco, e noi ci siamo andati dovendo onorare un budget da B. Danni della nostra governance, in queste cose il calcio italiano è davvero troppo indietro. Ma come al solito, faremo fronte a tutti i nostri impegni».

E gli investimenti non sono finiti. Avete appena annunciato De Santis e Mancosu.
«Dobbiamo riconquistare la B sul campo. L'acquisto di Mancosu dal Montreal è stato fortemente voluto da mister Boscaglia che lo aveva avuto a Trapani e lo conosce bene, ha spinto moltissimo e abbiamo fatto uno sforzo per accontentarlo. Ma il campionato nel girone di ritorno per noi sarà durissimo, siamo partiti in forte ritardo come sa e abbiamo ancora cinque o sei partite da recuperare, e siamo già vicini alla vetta. Fino a marzo giocheremo ogni tre giorni, sarà dura, ma siamo pronti».

Conosce i dirigenti della Roma?
«Non personalmente, né Baldissoni né Monchi, sarà un onore per me conoscerli all'Olimpico lunedì. Stiamo parlando di professionisti al top, come testimonia l'affare Nainggolan-Zaniolo».

Beh, ora un po' tutti lo considerano un affare, ma nella scorsa estate sono stati molto criticati per questo.
«Ma dai, come si fa? Diciamo che spesso i tifosi ragionano solo con la pancia, anche qui succede... Noi Zaniolo lo conosciamo bene, è un ragazzo di grandissima prospettiva. Diciamo che ora sarà importante proteggerlo. Certe pressioni potrebbero essere difficili da assorbire, anche se lui è strutturato. E poi avete l'allenatore giusto per queste cose. Non è da tutti far esordire dal primo minuto al Bernabeu un ragazzo di 18 anni. Di Francesco è stato bravissimo».

Lei ha persino provato a riportare in campo Cassano.
«È un amico, abita qui vicino, abbiamo provato entrambi a lavorare insieme. Lui si è messo a disposizione con umiltà, ma non è riuscito e ha rinunciato. Gli fa onore».

Avrebbe giocato di nuovo contro la Roma, se avesse resistito.
«Lui parla sempre di Totti. Amore ricambiato, so. Penso che gli avrebbe fatto davvero piacere».