Martedì sera all'Olimpico per la quinta volta affronteremo il Porto in gare ufficiali: il bilancio è di due sconfitte e altrettanti pareggi, risultati coincisi con due eliminazioni. L'ultima nell'estate 2016, che ancora brucia: erano i preliminari di Champions, tutti ancora la ricordiamo, siamo usciti dopo l'1-1 di Oporto e lo 0-3 dell'Olimpico. Andò più o meno nella stessa maniera nella stagione 1981-1982: sconfitta all'andata in Portogallo (2-0), pareggio nella Capitale. Eravamo in Coppa delle Coppe, la competizione che giocava chi vinceva la Coppa nazionale: la Roma aveva alzato la quarta della sua storia, ai rigori contro il Torino. Il Porto fu l'avversario degli ottavi (nei sedicesimi i giallorossi avevano eliminato con un doppio successo i nord-irlandesi  del Ballymena United): andò male.

«Il Porto di quei tempi era uno squadrone mentre noi stavamo diventando grandi». Giocò l'andata del Das Antas (impianto sostituito nel 2004 dall'attuale Estadio do Dragao) e anche il ritorno dell'Olimpico, Odoacre Chierico, che quel doppio confronto lo ricorda bene quando ce ne parla al telefono. «Giocammo una grande gara a Roma, dovevamo recuperare i due gol di svantaggio subiti in Portogallo, sbagliammo tanto sotto porta nel primo tempo e nella parte iniziale della ripresa, poi col passare dei minuti sono venute meno le forze, e sono andati avanti loro. Fu un peccato perché in quella stagione col passare delle settimane crescemmo molto: il doppio confronto si giocò tra ottobre e novembre ancora non eravamo la Roma migliore».

Meritavamo di passare noi?
«Nell'arco dei 180 minuti forse sì. Anche all'andata non giocammo male, pagammo una flessione tra la fine del primo tempo e l'inizio della ripresa, quando loro ci fecero i due gol decisivi. Prima dello svantaggio non avevamo mai subito, e sotto di due reti giocammo soltanto noi. Poi al ritorno la sfortuna la fece da padrona».

Ma siamo usciti...
«Quell'eliminazione ci aiutò a crescere. Ci fece capire alcune cose importanti, da alcuni sbagli imparammo molto».

Martedì che gara ci attende?
«Un ottavo di Champions League è sempre difficile, qualunque sia l'avversario».

Il Porto non perde da 26 gare...
«Ed è una squadra che ha chiuso il girone imbattuta: un risultato che non si ottiene per caso. Ci attende una sfida dura, tosta, ma al momento del sorteggio tutti noi abbiamo esultato quando ci è stato accoppiato il Porto: strano, ma fa capire quanto sia alto il valore delle formazioni che partecipano agli ottavi di Champions».

Percentuale di andare avanti?
«Ne abbiamo parecchie, ne sono convinto».

Ha risposto da tifoso?
«Non del tutto. Credo che la Roma abbia molte possibilità di qualificarsi ai quarti, che arrivano al momento giusto. Adesso la squadra ha risistemato qualcosa, la sconfitta di Firenze ha lasciato il segno e servirà da lezione, e poi sono rientrati giocatori importanti».

Sta dicendo che su alcuni risultati hanno pesato le assenze?
«Lo ritengo il problema principale della Roma che non funzionava. Soprattutto l'assenza di De Rossi si è fatta sentire».

A 35 anni fa ancora la differenza...
«Eccome se la fa. Non solo a livello tecnico e tattico, ma anche a livello caratteriale. Per i tanti giovani della Roma, averlo in campo è un aiuto prezioso. Tutti beneficiano della sua presenza. Il suo rientro è fondamentale. La Roma con lui si sente più sicura ed è più equilibrata».

È uno svantaggio giocare l'andata in casa?
«E perché dovrebbe esserlo. La Roma dovrà scendere in campo con la giusta mentalità: questa è la cosa più importante. Fare un buon risultato all'Olimpico, però, sarà decisivo».