È già derby. Neanche il tempo di capire se la bella prestazione contro il Frosinone sia stata merito degli uomini di Di Francesco oppure demerito dei ciociari, che il campionato già batte cassa. Senza possibilità di non rispondere alla chiamata. Di Francesco ha finalmente trovato la quadra oppure i quattro gol contro il Frosinone sono stati un fuoco di paglia, figlio soltanto della reazione nervosa seguita alla settimana scarsa di ritiro?  Temi ai quali sarà in grado di rispondere il campo per una partita che è di fondamentale importanza per il futuro della Roma, quello che conta veramente e dietro alla quale devono sparire tutti gli "io" e i personalismi. Come insegna Di Francesco, che sull'argomento ieri è stato chiarissimo: «Questa partita conta per il futuro della Roma, non per il mio».

Spesso si sente dire che il derby è una partita che dura un anno. Forse un'esagerazione, non a Roma. Dove per i colori giallorossi la stracittadina è iniziata con nove minuti d'anticipo: precisamente all'81esimo minuto dellla partita con il Frosinone. Ebbene, l'abbraccio tra Luca Pellegrini – all'esordio in Serie A – e Daniele De Rossi – che proprio nel turno infrasettimanale ha festeggiato le 600 presenze in Serie A, 600 presenze con la maglia della Roma – ebbene, dicevamo, con quell'abbraccio la Roma ha messo il timbro al derby di oggi, in qualsiasi modo vada. Un timbro che segna una superiorità che prima che tecnica è morale e che non può di certo essere scalfita dai quattro punti che separano le due squadreUna superiorità morale che ha un segno ben distintivo, quella fascia da capitano che da generazioni i figli della città, e tifosi della Roma, si passano. Una staffetta generazionale che è un vanto nazionale e che pone la Roma al di sopra da ogni tipo di suggestione nei confronti di tutte le squadre. Figuriamoci di "quelli", invischiati e imprigionati in un destino da eterni secondi. Costantemente ossessionati dagli altri, siano essi rivali (Totti prima, la Roma in generale ora) o alleati (Oh no!!!). La Nord, domani, entrerà con dieci minuti di ritardo e non attuerà coreografie: «Non imponiamo a nessuno la nostra decisione in quanto è una scelta di gruppo. Ma chiediamo comunque di non occupare i posti in basso della Curva fino alla nostra entrata». Ma saremo troppo presi dai colori giallorossi per farci caso.

Tornando al campo, l'importanza della partita di oggi è anche nella coincidenza con il match di Torino, dove Juventus e Napoli inevitabilmente perderanno punti. E allora, in una situazione in cui non è più consentito sbagliare, il derby vale doppio. Perché se va come logica vorrebbe, per la Roma sarebbe la vera ripartenza di un campionato che finora ha riservato più amarezza che gioie. E a questo punto, ogni dettaglio va studiato, anche i punti da rosicchiare a chi ti precede.

I numeri della supremazia

In gare ufficiali sono fino ad oggi 170 i Derby del Cupolone disputati. La Roma comanda con 64 vittorie (di cui 54 in campionato), 61 (58 in campionato) sono stati i pareggi, mentre le vittorie della Lazio sono a quota 45 (di cui 38 in Serie A). Nella passata stagione fu la Roma ad imporsi nella prima stracittadina del 18 novembre 2017 per 2-1 con reti di Perotti e Nainggolan cui rispose Immobile mentre la sfida di ritorno giocata il 15 aprile 2018 terminò per 0-0. Per trovare l'ultimo successo laziale, invece, bisogna tornare al 30 aprile 2017 quando, sempre in casa della Roma, i biancocelesti si imposero per 1-3. Con la Roma padrona di casa, gli ultimi tre derby si sono conclusi con tre o più gol segnati. Inoltre, la Roma ha segnato almeno 2 gol in 5 delle ultime 6 partite quando giocava in casa. Una caratteristica che è ricorrente anche negli ultimi impegni ufficiali dei giallorossi: è accaduto in 5 nelle ultime 6 gare tra campionato e Champions League. Di Francesco, inoltre, vanta un'imbattibilità nella stracittadina avendo all'attivo la vittoria e il pareggio nella passata stagione. Continuiamo così!