Cristiano Ronaldo, l'asso portoghese approdato questa estate alla Juventus, ha rilasciato la prima intervista a Dazn. La piattaforma streaming che si è aggiudicata parte del pacchetto del campionato di Serie A e di cui l'ex Real Madrid è diventato ambasciatore nel mondo. Ecco alcuni estratti:

Il suo passaggio in bianconero è stata una vera sorpresa, come sottolinea lo stesso calciatore: "Nella vita le cose cambiano per il destino, ed è stato così. Non mi aspettavo che avrei mai potuto giocare in questo club, ma ci sono cose che vanno da sole. La Juventus è uno dei top team nel mondo, e quindi la decisione è stata facile. Certo, quello che ho fatto al Real Madrid è stato incredibile, ho vinto tutto, ho molti amici. La mia famiglia vive lì, ma venire in questo nuovo club è stato facile perché hanno dimostrato di volermi più di tutti".

Qualche mese fa Ronaldo era stato il giustiziere della Juventus in Champions League con un gol in rovesciata talmente bello da spingere lo Juventus Stadium a tributargli una standing ovation. E proprio questo episodio potrebbe aver avuto un ruolo decisivo nella sua scelta: "Influenzato? Alcuni dicono di sì, altri no. Io posso solo dire che spesso i piccoli dettagli possono fare la differenza. Diciamo che quello che ho visto in quello stadio mi ha facilitato, onestamente. Mi dispiace aver segnato contro la mia attuale squadra, ma fa parte del passato. Credo sia stato il gol più bello della mia carriera. E naturalmente quando la gente ha cominciato ad applaudirmi, sono rimasto senza parole. Non mi era mai capitato una cosa del genere prima di allora, è stato incredibile".

Il suo acquisto è un chiaro messaggio della Juventus alle big d'Europa nella corsa alla Champions League ma il portoghese frena: "Naturalmente voglio vincere questo trofeo con la Juve. Ce la metteremo tutta, ma non è una ossessione. Quest'anno, l'anno prossimo, tra tre anni. L'importante per questo club è vincere Serie A e Coppa Italia, e fare il massimo in Champions".

Ronaldo non dimentica il percorso che ha fatto prima a Madrid e poi a Manchester sotto la guida di Sir Alex Ferguson, qualcosa di più di un semplice allenatore: "E' stato importante per me a inizio carriera. Mi ero appena trasferito a Manchester dallo Sporting e avevo ancora la mentalità portoghese: troppi doppi passi, spesso non prendevo la decisione giusta. E lui mi ha insegnato a migliorare questi aspetti, e in Premier League sono tutti tosti non te le mandano a dire. E come ho già detto tante volte, lui mi ha insegnato tutto. Per questo lo considero come un padre nel calcio, perché mi ha aiutato tantissimo allo United".