La Roma resta aggrappata alla speranza dell'Europa più grande e resta comunque ben salda dentro quella minore grazie soprattutto al contributo di due uomini, non troppo abituati alla ribalta: Mirante, per quello che ha fatto nel primo tempo, e Florenzi per quello che ha fatto per tutta la partita, splendido gol compreso, ovviamente. Poi Dzeko ha raddoppiato a tempo scaduto in contropiede e così la Roma si è portata a casa la soddisfazione di battere la Juventus campione d'Italia 2-0 e soprattutto i tre punti che, in attesa dell'Inter stasera, le valgono ancora il quinto posto accanto al Milan e la distanza massima di tre punti dal quarto, a due giornate dalla fine.

La partita ha avuto due facce: nel primo tempo non sembrava esserci storia, con la Juventus a gestire possesso e accelerazioni, e la Roma impaurita nella sua metà campo a guardare il lungo palleggio e a temere le rapide incursioni. Ma nella ripresa il quadro si è ribaltato e mentre i bianconeri hanno progressivamente ridotto la spinta favorendo il gran finale romanista, la Roma è cresciuta e ha legittimato la vittoria costruendo cinque palle gol oltre alle due reti decisive. Ma certo è che se nel primo tempo il risultato è rimasto fissato sullo 0-0 di partenza la Roma lo deve soprattutto all'istinto di Mirante che, evidentemente rassicurato dalla fiducia di Ranieri, sta vivendo una seconda giovinezza che gli garantisce un rendimento da top. Tre i suoi interventi miracolosi, l'ultimo dei quali (al 28') è stato vanificato comunque per via del fuorigioco di partenza di Emre Can, ma anche in quel caso sul sinistro di Dybala il gatto di Castellammare di Stabia era intervenuto in maniera prodigiosa deviando di mano in tuffo di destra con la palla che era poi rimbalzata impazzita dalla parte opposta ed era finita sull'interno del palo sinistro. Bellissimi anche gli altri due, il primo su Cuadrado al 7', liberato da un intelligente passaggio orizzontale di Emre Can che si era inserito indisturbato in difesa e sembrava ormai pronto a tirare in porta, il secondo al 16' su Dybala servito invece da Cristiano Ronaldo che si era reso protagonista di un dribbling ubriacante lungo una quarantina di metri, nel corso dei quali aveva saltato come birilli quattro avversari in maglia giallorossa, compresi i due centrali Manolas e Fazio. Del resto questa è stata la partita nel primo tempo: lontani i tempi in cui la Roma cercava (magari non riuscendoci e scoprendosi poi ai contropiedi avversari) di fare le partite, adesso con Ranieri si lascia l'iniziativa agli avversari (Spal o Juventus non fa differenza) e si cerca gloria in contropiede: e quando va bene si fa festa. L'assetto tattico di partenza diverso non ha cambiato l'attitudine: nel 433 con Zaniolo e Pellegrini finalmente nei ruoli in cui possono sbizzarrirsi di più, il regista è stato però Nzonzi e non De Rossi, evidentemente ancora non al meglio, e quindi rimasto in panchina fino al 90'. Davanti El Shaarawy è sembrato ancora il più brillante dei tre attaccanti, dietro ha giocato la difesa tipo, non irreprensibile nelle numerose infilate centrali degli scatenati bianconeri, schierati per la prima volta con la divisa del prossimo anno (quella da Palio di Siena, con metà maglia bianca, metà nera e una strisciolina rosa sul confine) e con un omologo 433 senza riferimenti fissi offensivi: Cr7 e Dybala andavano un po' dove volevano, sempre ispirati da grandissima qualità, Cuadrado rimaneva più disciplinatamente a destra. E la Roma? Si è affacciata pericolosamente nell'altra metà campo poche volte: la prima, la più pericolosa, al 18' su una bella transizione nata da un efficace contrasto di Nzonzi su Ronaldo, passata attraverso un'accelerazione di Kolarov e poi da El Shaarawy che ha servito Pellegrini che di piatto ha trovato la traversa a respingere il suo tiro. Da sottolineare anche un altro sinistro di Pellegrini, un destro di Florenzi, un'altra bella incursione di El Shaarawy fermata da Chiellini e un cross basso di Kolarov deviato mentre Pellegrini tutto solo al limite dell'area aspettava il suggerimento. Poco, al confronto delle occasioni bianconere.

Ma nella ripresa è cambiato tutto, chissà se per via della stanchezza che è sembrata offuscare la brillantezza soprattutto degli attaccanti di Allegri o se per il diverso carico delle motivazioni. Già al 3' El Shaarawy ha innescato Dzeko, ma Matuidi ha allungato il piedone più del bosniaco e l'ha neutralizzato, poi al 9' ancora il Faraone ha chiuso un largo triangolo con Kluivert prima svirgolando il tiro e poi, ritrovata la palla, sparando alto da buona posizione. Al 18' un fuorigioco di spalla di Ronaldo ha vanificato un contropiede nato da Dybala e reso nullo il gol del portoghese, al 21' su un errore di valutazione di Fazio a metà campo ancora Mirante ha chiuso la porta a Can, respingendo di piede. Ma la Juve è finita lì, mentre la Roma ha spaventato Szczesny con El Shaarawy e, dopo qualche cambio (dentro Cristante e Ünder per Pellegrini e Kluivert, e Bentancur per Pjanic), è arrivato anche il gol che ha spaccato la partita, avviato da una combinazione a destra tra Florenzi e Cengiz e poi finalizzato dal capitano dopo triangolo con Dzeko, con un tocco morbido a scavalcare l'ex compagno polacco. Lo stesso Dzeko ha sprecato il 2-0 poco dopo, ma l'ha trovato a tempo scaduto in una velocissima transizione tre contro uno favorita da un contrasto aereo vinto da Florenzi con Emre Can e Alex Sandro (entrato per Matuidi) e ben rifinita da Ünder per Dzeko, abile a segnare al cospetto di Szczesny.