Genova per lui una volta significò la fine di un sogno. Era l'allenatore della Roma, l'avventura desiderata per una vita, e l'anno prima aveva persino sfiorato l'immortalità andando vicinissimo a vincere un titolo che sarebbe stato clamoroso forse come quello che avrebbe vinto più tardi col Leicester. Eppure quel giorno, nove mesi dopo quello scudetto lasciato all'Inter che trionfò giocando una partita in meno (quella con la Lazio, tristemente tornata ai disonori della cronaca in questi giorni), si arrese a un risultato davvero sorprendente, con il Genoa che andò sotto di tre reti e vinse poi di una, segnando quattro gol tra il 7' e il 40' del secondo tempo, con una difesa giallorossa tremebonda, a un certo punto rinforzata con un quinto uomo, Loria, inutilmente inserito al posto di un attaccante, Borriello. Lui, Ranieri, il re della fase difensiva, fu incapace di arginare una grandinata di reti del Genoa di Ballardini, tra cui giocava un certo Criscito, in campo anche oggi pomeriggio (calcio d'inizio ore 18).

Salutò i suoi giocatori senza neanche rimproverarne uno, annunciò loro le sue dimissioni, tolse dall'imbarazzo Rosella Sensi, Montali e Pradè che avrebbero dovuto decidere magari il giorno dopo riguardo il suo futuro. Avrebbe potuto fare come fanno quasi tutti: aspettare l'esonero e incassare i soldi fino all'ultimo euro. Ma non sarebbe Ranieri. Con i soldi che ha guadagnato in ogni successiva avventura ha messo a posto diverse generazioni di nipotini, ma la signorilità non si compra al mercato. E anche stavolta, quando la Roma ha chiamato, non ha mai voluto affrontare direttamente la questione stipendio.

Dev'essere per questo che la stima per l'uomo è un concetto non più in discussione nel mondo del calcio. Dev'essere per questo che anche i suoi giocatori gli sono comunque affezionati e anche se qualcosa di lui non la condividono, poi in campo, in panchina o in tribuna, non fanno mai storie. Sarà così anche oggi dove i punti in palio sono preziosissimi per raggiungere l'Europa e nessuno di quelli che giocheranno tirerà indietro la gamba. Poi si vedrà chi dovrà guidare la Roma il prossimo anno: se Conte, Sarri, Mourinho (tirato in ballo ieri dal prestigioso L'Equipe) o se ci sarà qualche endorsement interno proprio per Ranieri che intanto sta attirando a sé tifosi e osservatori neutrali.

Gli statistici ci ricordano che la Roma non perde contro il Genoa da nove partite di Serie A (8V, 1N): l'ultima fu uno 0-1 del maggio 2014, con Gasperini sulla panchina dei rossoblù, e che Genoa e Roma hanno pareggiato soltanto una delle ultime 13 partite di Serie A giocate al Ferraris: proprio l'ultima (1-1 nella gara d'andata della scorsa stagione). Ci dicono che 3-2 per la Roma è un risultato che si verifica di frequente (tre degli ultimi sei incroci in Serie A sono terminati così, inclusa la gara d'andata di questo campionato) e che la squadra di Prandelli ha segnato 11 gol in campionato da inizio 2019, un record negativo condiviso con il Chievo. Mentre la Roma ha collezionato tre clean sheet nelle ultime quattro gare in campionato, tante quante quelle registrate nelle precedenti 24 partite di Serie A. Infine, a confermare il valore della cooperativa giallorossa, la Roma è l'unica squadra nei cinque maggiori campionati europei in corso a vantare 10 giocatori con almeno tre gol segnati. Non si fermassero oggi.