Se Ranieri non si offende, ci permettiamo un consiglio. Sono tre semplici lettere: Sau. Le sussurri alle orecchie dei suoi giocatori, pure con insistenza, in particolare a quei sette che probabilmente faranno parte della formazione iniziale e che erano presenti l'otto dicembre scorso nella gara d'andata (Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov, Nzonzi, Kluivert, Schick). Sau, Sau, Sau e chissenefgrega che il tizio in questione non vesta più la maglia del Cagliari, ceduto alla Sampdoria nel mercato del gennaio scorso. Sau, Sau, Sau fino allo sfinimento. Non c'è bisogno neppure di aggiungere altre parole. Basta quella. Sau. Magari non serve, ma per non correre rischi sarà il caso di ricordare alla Roma che oggi pomeriggio scenderà in campo contro il Cagliari, quello dei novanta più recupero, maledetto recupero, della gara d'andata. La Roma in questa stagione di punti al cesso ne ha buttati con la stessa frequenza di quando qualcuno ci va colto da un attacco di dissenteria. Ma quei due di Cagliari (aggiungeteli alla classifica attuale), sono stati un suicidio colossale, due gol di vantaggio, facile gestione, Ionita dimezza a cinque dal termine, Cagliari ridotto in dieci, poi in nove, secondi finali, pallone in possesso della Roma, poi il patatrac, lancio in verticale per Sau che va in porta e pareggia allo scadere. Roba da non crederci. E l'immagine della faccia di Di Francesco mentre la Sardegna festeggiava, diceva tutto, soprattutto che quel percorso era arrivato al capolinea.

Ora, però, Di Francesco va in giro per l'Europa, tappa anche a Siviglia dall'amico Monchi. Il suo posto è stato preso da Claudio Ranieri che sta provando con tutto se stesso a riportare la Roma nell'habitat che frequenta consecutivamente da cinque stagioni, quel quarto posto che vorrebbe dire ripresentarsi in Champions, la coppa più prestigiosa e ricca del pianeta. Ci sta provando districandosi tra infortuni (oggi non ci saranno De Rossi, Karsdorp, Santon e pure il baby Riccardi), squalificati (Cristante e Zaniolo), difficoltà tattiche nel mettere insieme con la rosa a disposizione una squadra nel senso pieno della parola. Ma tutto questo non può valere nulla per una Roma che oggi, e forse pure per le successive quattro partite che restano, non potrà che puntare ai tre punti.

All'attacco

E forse anche per questo il tecnico sembra orientato a mandare in campo una Roma votata all'attacco, di fatto quattro punte, Dzeko imprescindibile punto di riferimento centrale, alle sue spalle un rispolverato Schick sperando che cominci a dare segnali come da costo del cartellino, sugli esterni l'intoccabile El Shaarawy di questo tempi e probabilmente più Kluivert di Under sulla corsia destra. Considerando che tra i due centrocampisti superstiti ci sarà Lorenzo Pellegrini (con Nzonzi), uno che quando c'è da andare in verticale tutto fa meno che tirarsi indietro, è difficile se non impossibile immaginare una Roma più offensiva di questa. Della serie giochiamo per segnare un gol in più dell'avversario di turno piuttosto che incassarne uno in meno. Del resto non si può fare altrimenti, anche se volendo un'ipotesi di tre-quattro-tre non sarebbe stata da scartare a priori. Ma se è vero che si va in campo sempre per vincere, stavolta lo sarà ancora di più perché in caso contrario addio sogni Champions. Quindi obiettivo tre punti. Tre, come le lettere di Sau.