Di nuovo insieme. La gara di Ferrara a dire il vero non è stata confortante per Dzeko e Schick, ma era la prima come coppia vera e propria e una controprova è necessaria prima di un giudizio definitivo. Che forse non arriverà nemmeno stasera dopo aver affrontato il Napoli, ma che quantomeno potrebbe spostare la valutazione della loro compatibilità sulla lancetta col segno più. Anche se oggi non è detto che partano uno di fianco all'altro: a inizio gara il ceco dovrebbe schierarsi all'ala. Ma il richiamo dell'area si farà sentire, e la distanza col bosniaco si ridurrà sicuramente, con la palla in gioco. E i due attaccanti venuti dall'Est, dovranno combinare di nuovo. Proprio loro, che per oltre un anno e mezzo sono stati alternativi. E quando Di Francesco li ha resi complementari in campo, lo ha fatto defilando il ceco sulla destra. Non proprio la sua posizione preferita, anche se il sinistro raffinato è riuscito (a sprazzi) a compensare la disabitudine al ruolo. È accaduto soprattutto nel finale della scorsa stagione, proprio di questi tempi, quando lo sbocciare della primavera ha restituito linfa anche all'ex sampdoriano, facendolo tornare sui livelli dell'anno prima che lo avevano lanciato nel firmamento degli astri nascenti. Tutto mentre Dzeko trascinava la Roma a forza di gol, carisma e giocate da fuoriclasse nella cavalcata di Champions.

Notte di Coppe e di Campioni

La notte magica con il Barcellona ha dimostrato che non solo possono coesistere, ma anche disputare straordinarie gare uno accanto all'altro, ponendosi al servizio del partner e del resto della squadra. La conferma è arrivata poche settimane dopo, in un'altra gara casalinga, sia pure contro un avversario di rango differente. Ma quel 4-1 inflitto al Chievo resta in qualche modo storico, perché rappresenta l'unica partita in cui Dzeko e Schick sono andati in rete contemporaneamente. Non solo: è anche l'ultima gara di campionato nella quale il numero 9 ha segnato all'Olimpico (una doppietta). In Europa di centri casalinghi ne ha regalati altri sei da allora (uno nella semifinale contro il Liverpool e altri cinque nel girone dell'attuale edizione della Champions), ma in Serie A si è fermato lì. Nella stagione in corso di gol ne ha realizzati sette - una cifra molto lontana da quelle dei due anni precedenti - e tutte fuori dalla Capitale. Mentre il ceco ha firmato le sue reti tutte davanti al pubblico amico. Singolare suddivisione per due giocatori che di occasioni per dividersi il reparto offensivo ne hanno avute poche. Eppure un anno fa hanno allestito una gustosa anteprima della possibile intesa. È stato allora che l'ormai ex tecnico giallorosso si è convinto della necessità di far giocare insieme due attaccanti così simili e allo stesso tempo così diversi. Entrambi longilinei ma col miglior repertorio sfoggiato palla a terra anziché nel gioco aereo; punte di manovra capaci di giocate sopraffine, più che rapaci d'area di rigore; Edin destro in grado di realizzare le reti più spettacolari col piede opposto; Patrik mancino purissimo. Tutti e due peraltro hanno sfoderato alcuni fra i colpi migliori della carriera in coppia con un altro attaccante: Dzeko con Grafite prima e Aguero poi, Schick accanto a Quagliarella. Non dovrebbe essere un problema riabituarsi a giocare con un partner. La lingua calcistica è la stessa.