Dicono in molti che i numeri nel calcio non contino. Eppure se un marziano volesse farsi un'idea di come giocano Roma e Napoli, come potranno affrontarsi oggi e quali sono le principali differenze magari con le squadre che si sono affrontate ad esempio in quel Napoli-Roma di poco più di un anno fa - ventisettesima giornata del campionato scorso, 3 marzo 2018, con la Roma che si approcciava alla capolista al San Paolo da quinta in classifica - potrebbe semplicemente prendere il riassunto statistico di Opta e confrontarlo con quello dell'edizione del Romanista con cui presentammo quell'altra sfida. A ben vedere, è tutto lì.

A cominciare dalla differenze tra quel Napoli di Sarri e questo altrettanto forte ma non così micidiale di Ancelotti: di media quella fantastica squadra giocava 121 palloni a partita in più rispetto a questa, era una squadra più corta e col baricentro più alto, aveva vinto deliziando i suoi tifosi e spesso anche gli avversari 22 partite su 26 (tre pareggiate, appena una persa prima di quella sera), aveva un difesa molto più alta (più di quattro metri di media nell'atteggiamento sul fuorigioco), costruiva molto più dal basso (il portiere era spesso sollecitato con i piedi), in fase offensiva lanciava molto meno e, a smentire uno dei più diffusi luoghi comuni, verticalizzava addirittura 50 volte di media più a partita rispetto a questo (quante volte avete sentito la favoletta per cui il Napoli di Ancelotti va dritto verso la porta avversaria?). Le differenze della Roma sono più sfumate perché in fondo l'allenatore è stato lo stesso da un anno all'altro, tranne che nelle ultime due partite, quando Ranieri ha preso l'eredità di Di Francesco e ha abbassato il baricentro, cambiato leggermente il sistema di gioco (da 4231 a 442), chiesto di evitare il palleggio nella propria metà campo e ottenuto la disponibilità soprattutto degli esterni di attacco di ripiegare molto più bassi sul campo in fase di non possesso («a Ferrara ho tolto El Shaarawy per scelta tecnica, perché non faceva ciò che gli chiedevo», ha detto venerdì).

Il confronto oggi

Se invece il confronto lo si fa tra la Roma e il Napoli di quest'anno emerge subito il dato che ha condannato fino a oggi i giallorossi e che invece ha permesso ai partenopei di rimanere sempre nella confort zone dell'intoccabile secondo posto: il numero delle reti incassate. Entrambe le squadre infatti hanno segnato 52 reti (solo Juventus, 59, e Atalanta, 57, hanno fatto meglio), ma la Roma ne ha incassate 39, il Napoli 23. Significa che per produrre tante occasioni, la squadra giallorossa si è sbilanciata troppo spesso in avanti lasciando molti varchi nella sua difesa, a cui i difensori non hanno saputo trovar soluzione. È il segreto delle squadre più forti: spingono per segnare, ma non lasciano spazi alle ripartenze avversarie. Quel Napoli di Sarri, tanto per dire, in 26 giornate l'anno scorso aveva realizzato 60 reti e ne aveva subite appena 15: una magnifica macchina da gol. poi la Roma di Di Francesco quella sera vinse 4-2, aumentando all'improvviso il passivo totale (la Roma 40 e 21), e rilanciando le ambizioni della Roma. Gran merito di quella vittoria però andò ad Alisson, autore di diverse spettacolari parate. Viene da pensare oggi che l'enorme somma ricavata dalla cessione del portiere brasiliano non è stata messa a frutto: se la Roma dovesse mancare uno dei primi quattro posti della classifica finale, il disavanzo in bilancio sarà grosso modo lo stesso. Tanto valeva tenerselo. La Roma avrebbe preso sicuramente meno gol. Ed è quello che sta cercando di fare Ranieri. Il Napoli è favorito, proprio come lo era quello di Sarri un anno fa. L'auspicio è che ci sarà spazio per un'altra sorpresa. Davanti c'è posto e tre punti oggi darebbero un segnale preciso in prospettiva Champions.