Lo ha scelto undici volte dall'inizio, Di Francesco, ma non ha quasi mai convinto del tutto. In tre occasioni, a onor del vero, sulla fascia che meno gli si addice, quella destra. Con il 4-3-3 o con il 4-2-3-1, poco importa perché è l'atteggiamento che conta. Questa sera con il Bologna all'Olimpico potrebbe davvero toccare a lui. E, gioco forza, con El Shaarawy dolorante e non al meglio, dalla parte giusta. Justin Kluivert nelle ultime cinque partite non si è praticamente visto, considerando che gli sono stati concessi gli ultimi minuti (nella migliore delle ipotesi 9') di partita con Milan, Chievo e Porto. Le tre partite, insomma, che hanno fatto pesare meno l'inverecondo 7-1 in Coppa Italia con la Fiorentina e - non va dimenticata, nell'immaginario collettivo dell'amarezza dei tifosi, oltre che dei rimpianti - la rimonta subita a Bergamo. O meglio, avevano fatto risalire la china alla squadra. E senza Kluivert. Che proprio a Begamo aveva fatto la sua ultima apparizione degna di questo nome (benino nell'ultima da titolare col Toro) e si era messo in evidenza, in negativo, per i plateali rimproveri arrivati da Dzeko da dentro il campo e da Di Francesco da fuori.

Eppure l'olandese, che non riesce ancora a diventare volante nella Capitale, «si sta allenando benissimo», ha assicurato ieri in conferenza stampa il tecnico abruzzese. A Roma sia il club che la piazza lo aspettano, perché il patrimonio c'è e si nota. La continuità per un diciannovenne (che viene da un altro campionato) non può essere sempre all'ordine del giorno. Va trovata gradualmente. I due gol segnati, uno in Champions al Plzen nel girone eliminatorio e uno in Serie A nella delicata partita col Genoa (due squadre rossoblù, stessi colori sociali del Bologna, per capirsi), sono sembrati degli squilli. Ora Kluivert deve rispondere alla chiamata e sfruttare l'occasione. Sia che venga impiegato titolare, sia che parta dalla panchina. Sia questa sera, sia sabato allo Stirpe di Frosinone (per poi puntare la trasferta di Oporto). Avrà spazio. L'allenatore ha parlato di lui, forse non a caso, forse anche per tenerlo in caldo, visto che come lui stesso ha ammesso non ha attaccanti. O quasi.

Il ritorno di Diego

È arrivata la convocazione di Diego Perotti. Un rientro che può dare una grossa mano, in questo momento, a Di Francesco. Sia numericamente che come soluzioni offensive, specie con squadra che non vanno proprio all'arrembaggio e che si chiudono a riccio. L'argentino, però, anche se negli ultimi giorni ha completato sempre l'allenamento, non avrà minuti nelle gambe e il suo ritorno sul tappeto verde sarà dosato, com'è normale che avvenga.