La prima cosa bella che ha avuto dalla sua seconda vita romanista è arrivata a Bergamo. Eusebio Di Francesco debutta sulla panchina dei sogni proprio nella tana dell'Atalanta. È arrivato da poco, proveniente da Sassuolo, accompagnato da un alone di scetticismo anche eccessivo per quanto mostrato fino a quel momento. E il calendario certo non gli viene in soccorso, prevedendo l'esordio assoluto in gare ufficiali su un terreno che definire ostico è puro eufemismo. La partita come da programma non è semplice e serve un calcio piazzato di un altro uomo nuovo accolto da diffidenza: è Kolarov a sbloccarla, con un sinistro velenoso su punizione. Poi serve tutta la vocazione alla sofferenza romanista per ribloccare a doppia mandata l'1-0 e portare a casa i tre punti.

Identico risultato di un'altra prima in terra bergamasca tinta di giallorosso per Di Francesco, quasi venti anni prima (il 5 aprile del 1998). La stagione d'approdo nella Capitale è caratterizzata dai classici alti e bassi di stampo zemaniano. Eppure il biondo centrocampista pescarese si segnala fra i più continui della squadra. Le prime 25 partite di un campionato ancora a diciotto squadre le gioca tutte. Salta la trasferta di Vicenza, ma rientra nel successivo impegno casalingo col Parma: all'Olimpico il numero 11 dà il meglio di sé, ha già segnato contro Napoli e Bologna, mentre in trasferta è ancora a secco. L'occasione giusta per sbloccarsi però è dietro l'angolo: nella domenica delle Palme la Roma che insegue il sogno Champions è attesa da una pericolante Atalanta, terzultima in classifica.

Mondonico schiera una squadra abbottonatissima, imbottita di difensori e mediani di rottura, col solo Lucarelli deputato a dare fastidio all'allegra difesa di impronta boema. Dalla parte opposta - quella giusta - il 4-3-3 è il dogma indiscutibile. Come da copione è la Roma a partire a testa bassa, creando pericoli già nei primi due minuti. Al 3' il pallone galleggia in mezzo al campo, fin quando arriva sui piedi di Candela, che vede un corridoio "tottiano" a tagliare in due la linea difensiva nerazzurra. In quel tipo di spazi Di Francesco si inserisce che è una meraviglia: l'ex piacentino non si fa pregare e con un tocco in anticipo manda fuori causa il primo avversario, per poi involarsi verso la porta di Fontana. Basta un secondo controllo di destro per superare Mirkovic - che tenta invano di placcarlo - e presentarsi al limite dell'area a tutta velocità. L'uscita del portiere è disperata, ma impotente: Eusebio tocca di esterno destro e porta in vantaggio la Roma.

Dopo l'1-0 ci si attende la reazione atalantina e invece il primo tempo è un monologo giallorosso, se si eccettua un maldestro tentativo di Lucarelli di invocare rigore senza essere sfiorato da Konsel: Ceccarini non ci casca e ammonisce il centravanti livornese. Ma nella ripresa la musica cambia ed è il portiere austriaco a diventare protagonista, almeno fin quando un infortunio non lo costringe al forfait. Entra Chimenti e prosegue il lavoro del collega, negando più volte il pareggio ai padroni di casa. Alla fine la Roma torna nella Capitale con un 1-0 sofferto e preziosissimo. Firmato Di Francesco. Esattamente come nel giorno della sua prima sfida sulla panchina giallorossa. Oggi c'è un'altra cosa bella da portarsi dietro da Bergamo, ma ha sempre lo stesso sapore. Quello della vittoria. Il tecnico romanista sa come si fa.