Tocca ai ragazzini. Lì dove da sette anni abbiamo sentito il fischio finale tra amarezze, rimpianti e incazzature. Dzeko andrà in panchina, lo ha ufficializzato lo stesso Di Francesco, consapevole probabilmente che mandarlo in campo avrebbe voluto dire rischiare di fargli fare una brutta figura, sapendo pure che uno dei tre cambi lo avrebbe avuto obbligato. E allora spazio alla sfacciataggine, si spera, dei ragazzini che avranno il compito di arricchire i miseri tre gol realizzati dalla Roma da quelle parti da quando la vecchia signora ha pure la sua casa, abbellita da scudetti, pure quelli che per decenza avrebbero fatto meglio a dimenticare. Tre minimo andranno in campo tra Under, Zaniolo, Kluivert, Schick. Già, Schick che potrebbe chiudere un cerchio in una di quelle storie che, per la verità, non è che facciano parte della storia della Roma.

Schick un anno dopo

Pensateci. Un anno fa, proprio di questi tempi, perché si vede che al ditone che preme il bottone il giorno della stesura dei calendari fa piacere la Roma allo Juventus Stadium alla vigilia di Natale, il ragazzo arrivato dalla Repubblica Ceca via Genova sponda Sampdoria dove ha illuminato pure la Lanterna, lì, in quello stadio che a noi della Roma fin qui è stato negato, ha avuto la possibilità di illuminare d'immenso se stesso ma soprattutto la nostra Roma. Al fischio d'inizio si era seduto in panchina. Conseguenza del fatto che Dzeko è Dzeko, che le prove di coppia di fatto non avevano superato gli esami a cui fin lì si era presentata, che giocare contro la Juventus, a casa sua, con due centravanti, poteva essere interpretato come un atto di coraggio eccessivo. Più di un'ora rimase seduto in panchina, vedendo la Juventus che stava vincendo, roba che non era ed è una novità, la Roma ci provava ma da quelle parti gli dei del calcio non si permettono di mettersi contro i padroni di casa. Di Francesco, allora, decise di osare. Patrick, alzati, entra e segna. Ventunesimo del secondo tempo, il ceco entra in campo contro la squadra che in estate lo aveva lusingato, acquistato, illuso, scaricato. Vuoi vedere che… E il ceco qualche lampo di doriana memoria in quei venticinque minuti lo aveva garantito. Ma il tempo stava scadendo e mancava un soffio a dover fare i conti con la solita sconfitta nello stadio sabaudo, di fronte alla più autentica famiglia monarchica di questo paese, quella degli Agnelli. Poi, l'occasione. Un pallone nella metà campo bianconera, Benatia è in netto vantaggio, solo che ne fa una di quelle che non gli avrebbero mai perdonato da quelle parti, perde il pallone e il ceco se lo ritrova tra i piedi, tra lui e la porta, il nulla. Vai Patrick, tocca a te, comincia la tua storia romanista con un gol di quelli che fanno la storia.

Forse deve averlo pensato pure lui mentre con quel pallone tra i piedi si stava progressivamente avvicinando a Szczesny, un altro ex, come Benatia. Poteva fare tutto. Aggirare il portiere in velocità e segnare a porta vuota. Poteva fare uno scavetto con il pallone che sarebbe finito in fondo alla rete. Poteva pure passare a lato a Dzeko che avrebbe segnato a porta vuota. Non fece niente di tutto questo. Tirò. E colpì Coso. Addio sogni di gloria. Addio primo punto conquistato nello stadio dei sabaudi. Addio soprattutto alla riconquista di un pizzico di serenità. Da lì, il ceco di fatto non si è più ripreso. Accartocciato su se stesso, sui ricordi di un giocatore che a Genova aveva fatto vedere tutto un altro potenziale rispetto a quello che ci ha offerto in questo suo anno e mezzo da romanista. Ecco, oggi, ancora in quello stadio, Schick, se giocherà, ma pensiamo di sì, avrà la possibilità di riscrivere la storia, la sua e quella della Roma. Può chiudere il cerchio e ripartire su quel percorso da aspirante campione su cui in molti, ancora oggi, sono pronti a scommettere.

Un po' come su quello di Nicolò Zaniolo, uno che la sua prima partita nel calcio dei grandi l'ha giocata in un tempio come il Santiago Bernabeu, uno che sfruttando la beata gioventù, ha ancora quella sfacciataggine che ti può permettere di capire e metabolizzare soltanto il bello di una sfida alla vecchia signora. Sarà lui il trequartista della Roma che dovrà provare a fare male a una squadra che si è regalata Cristiano Ronaldo da inserire in una rosa che già faceva paura, che fin qui ha totalizzato quarantesi punti sui quarantotto a disposizione, che da sette anni non fa altro che vincere in Italia ma con il cruccio di venire sempre respinta dall'Europa che conta. Diciannove anni di coraggio per Zaniolo, gli stessi di Justin Kluivert, il ragazzino arrivato da Amsterdam con il sogno di seguire le orme del papà Patrick, Barcellona compreso. Ecco, adesso, Justin pensa alla Roma, magari immaginando che la strada per la Catalogna, se mai ci andrai, passa anche per sfide come questa, sfide in cui si deve avere il coraggio di osare, in cui si vuole essere protagonisti, in cui quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Ünder di anni ne ha appena un paio in più, alle spalle un po' più di esperienza, anche se da come ha parlato Di Francesco, per il turchetto sembra più possibile un posto in panchina piuttosto che in campo. Pronto però per andare in campo per far capire, magari, che lui i gol a porta vuota non è detto che li sbagli. Ecco, tocca a questi ragazzini provare a spaventare la vecchia signora. Ci vuole coraggio, altruismo e fantasia. Provateci. Beata gioventù, facci sognare.

PROBABILI FORMAZIONI JUVENTUS-ROMA

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny; De Sciglio, Benatia, Chiellini, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic, Matuidi; Douglas Costa, Cristiano Ronaldo, Mandzukic.

ROMA (3-4-1-2): Olsen; Fazio, Manolas, Juan Jesus; Florenzi, Cristante, Nzonzi, Kolarov; Zaniolo; Schick, Kluivert.