Tre punti a Firenze. La Roma oggi non ha alternative. Dalla trasferta toscana occorre tornare col bottino pieno, per lanciare un messaggio chiaro e preciso a tutto il campionato: la Roma c'è e non molla di un centimetro. A dispetto delle incomprensioni, delle sviste, degli infortuni e dei soliti gufi. Perché se ora guardare la classifica può anche portare a deprimersi, basta poco per tornare a sorridere. Finora è mancato l'episodio decisivo, la scintilla che convincesse tutti, per primi i calciatori stessi, della bontà della rosa giallorossa. Da settimane, ormai, la mancanza di continuità è stata individuata come il neo della Roma di questo primo periodo di stagione. Una qualità, la continuità, che si costruisce in una sola maniera: con le vittorie. E sono quelle che servono alla Roma. O meglio, manca un filotto importante di prestazioni convincenti condite da vittorie di peso, capaci di trascinare l'ambiente e i calciatori. Vittorie, soprattutto, che restituiscano un profilo della Roma più vicino a quello reale.

Napoli e Fiorentina potevano costituire un ottimo assist in questo senso, però contro gli uomini di Ancelotti la Roma è stata sfortunata, perdendo pezzi importanti nel corso del match. Una evenienza che ha costretto a bruciare i cambi a Di Francesco, che ha dovuto lasciare in campo giocatori affaticati e acciaccati, che sono crollati a un metro dal traguardo. Dopo Napoli, ora c'è Firenze. Un'altra trasferta difficile. Una di quelle, come Napoli, dove sarebbe potuto andare bene anche uscire con un punto. Se fossimo in una situazione normale. Ma la Roma non può più fare questi ragionamenti, soprattutto la Roma assetata di punti di questo periodo, che non si deve accontentare del quarto posto e considerare il raggiungimento di quel piazzamento come l'obiettivo della stagione. La Roma vale molto di più e, a livello di rosa – allenatore compreso – vale quanto Napoli e Inter. Per questo, occorre tornare da Firenze con una vittoria convincente, perché quindici punti in dieci partite sono un bottino troppo magro per permettere ai giallorossi di fare calcoli matematici.

Mai negli ultimi cinque campionati la Roma era scesa sotto i 20 punti in questa fase del torneo. Un rendimento dovuto essenzialmente all'incapacità di concretizzare la mole di gioco che i giallorossi creano durante le partite. La notizia vera è che nessuno in Serie A tira tanto nello specchio della porta come la Roma e questo è un elemento di cui andare fieri: su 132 conclusioni effettuate, 82 sono finite tra i pali difesi dal portiere avversario, mentre 50 sono andate fuori. Praticamente il 62% dei tiri giallorossi rappresentano un ipotetico gol per il portiere avversario. Ma, purtroppo, non è così perché alla fine di questi 82 si sono concretizzati in gol solo 17. Un chiaro segnale di quella mancanza di cattiveria e voglia di arrivare che Di Francesco spesso imputa ai suoi.

Sfida tra bomber

In tema di gol, spicca il duello a distanza tra Dzeko e Simeone. Dai due centravanti dipendono i destini delle due squadre. L'attaccante viola, a secco da agosto al Franchi, è andato in gol in ognuna delle ultime due gare di campionato contro la Roma. Dzeko, dal canto suo, ha realizzato due gol alla Fiorentina, entrambi nell'incontro del marzo 2017. Il bosniaco, tuttavia è rimasto a secco di reti nei tre incontri giocati al Franchi contro i viola. Mai come adesso servono i suoi gol per abbattere il muro viola, anche perché la Fiorentina è imbattuta nelle ultime cinque partite casalinghe: un pareggio dopo quattro successi di fila. Solo Juventus, Napoli e Milan hanno ottenuto gli stessi punti davanti al proprio pubblico. Di Francesco si aspetta una risposta importante dalla squadra, lontano dall'Olimpico, perché in trasferta nelle ultime quattro partite è arrivata soltanto una vittoria, con due pareggi e una sconfitta. Firenze, dunque, per continuare a contare, per non cadere nell'anonimato del centro classifica, per dire a tutti che questa Roma c'è ed è forte.