Di Francesco ha rivisto due volte Liverpool-Roma anche per rimediare ai colpi dell'insonnia che ormai gli impediscono di riposare come dovrebbe, nel turbine di emozioni che la sua avventura sulla panchina romanista gli sta regalando. Capire tutto quello che è accaduto non è semplice, ma l'idea che se n'è fatto, e che ha candidamente svelato nel postpartita dell'Anfield, è quella e non cambia: «Se si regalano giocatori, se si perdono contrasti in mezzo al campo, se si lasciano metri agli avversari nei duelli personali o nelle marcature preventive, se le giocate non hanno la giusta qualità, a questi livelli difficilmente si esce bene dalle partite».

La mancata aggressività

Dunque per l'allenatore non è una questione legata alle scelte tattiche, né al sistema di gioco che pure era stato alla base della qualificazione miracolosa col Barcellona. La sua idea era quella di affrontare l'insidioso Liverpool (una squadra che, detto per inciso, ha preso Salah alla Roma con una telefonata, tiene in panchina Wijnaldum pagato 40 milioni e ha comprato Van Dijk a 85) cercando la copertura di un difensore in più in terza linea (con i tre centrali e l'esterno opposto) e bloccando la zona in cui maggiormente gli inglesi producono azioni, cioè quella intorno a Henderson, a cui aveva dedicato la marcatura praticamente personalizzata di Nainggolan, col contributo di Dzeko e Ünder in fase di non possesso.

Scelte difensive, insomma, che sarebbero potute/dovute diventare offensive sull'onda dell'aggressività che avrebbe dovuto avere la squadra in ogni zona del campo, pressando alta e in avanti ogni avversario. Un po' quello che era stato fatto contro il Barcellona, contro una squadra diversa, certo, ma ugualmente pericolosa per la qualità del palleggio e per le transizioni affidate a un signore, Messi, che in teoria dovrebbe essere considerato un po' più forte di quello che la scorsa estate era stato ceduto al Liverpool proprio dalla Roma.

Buon inizio, poi il buio

Il compito inizialmente era stato svolto bene dai giallorossi, ma quando è cresciuta la qualità del palleggio dei Reds (che dalla mezz'ora in poi hanno azzeccato giocate in velocità di livello celestiale) sono a poco a poco crollate le certezze dei giocatori della Roma: e tra chi non la prendeva mai (Ünder), chi non capiva la zona da attaccare (Dzeko), chi sbagliava le scelte (Nainggolan, che a un certo punto ha avuto campo libero per mandare in porta il turco e invece è tornato indietro), chi mollava qualcosa nei contrasti (De Rossi e Strootman), alla fine la squadra tutta ha perso campo e certezze (e in questo la mancanza dei riferimenti esterni tipici del 433 ha inciso moltissimo) e si è consegnata agli avversari.

4-3-3 unica via

Di Francesco questo atteggiamento non l'ha affatto gradito e di sicuro nei colloqui di questi giorni si è battuto anche questo tasto (e se ne tornerà a parlare per le scelte di mercato). Ed è un aspetto della sua squadra su cui ha lavorato per tutta la stagione eppure non è mai riuscito a debellarne gli effetti. Per lui, insomma, il sistema di gioco è stato un problema relativo e limitato solo alla questione offensiva.

E se a un certo punto del secondo tempo è tornato al 433 è stato più che altro perché voleva dare un appiglio psicologico alla squadra che non a caso ha da subito confortato i giocatori in campo. Sia come sia, la decisione per le prossime partite sembra presa: da qui alla fine, che restino cinque partite o sei (...), si andrà col 433.

Basta esperimenti, basta esercitazioni diverse, basta rischi di incomprensioni. La squadra in questo modo si esprime meglio, già domani contro il Chievo si andrà così e lo stesso accadrà mercoledì, alla ricerca della nuova impresa contro il Liverpool. 4 difensori, 3 centrocampisti e 3 attaccanti, ognuno nel proprio ruolo.

Tra Chievo e Champions

E se Perotti ha già alzato bandiera bianca (al 99% salterà anche la Champions) è molto probabile che anche Strootman debba arrendersi all'infortunio al costato che ha accusato martedì ad Anfield. E quindi diventa assai improbabile che Nainggolan possa essere utilizzato in un ruolo più offensivo. Gerson ha chances di giocare col Chievo, probabilmente anche Gonalons, mentre al momento è logico aspettarsi De Rossi, Pellegrini e il Ninja contro i Reds, con Dzeko affiancato quasi certamente da Schick e molto probabilmente da El Shaarawy.

Ünder ha deluso parecchio l'allenatore l'altra sera, ma Di Francesco sa per primo che per un classe ‘97 alternare ottime prestazioni a gare più opache è comprensibile. Diventa difficile pensare che il turco sia riproposto nella serata della grande rincorsa, l'ultima della stagione, comunque vadano le cose. Perché se dovessero andar bene, la sesta partita del calendario, quella del 26 maggio a Kiev, sarebbe per l'appunto in gara unica, senza andata né ritorno. Meglio così.