"Quando morirò non portatemi al cimitero, seppellitemi ad Anfield: lì sono nato e lì voglio morire". Parole di Steven Gerrard, bandiera e capitano del Liverpool del nuovo millennio. Forse non ci sono parole migliori delle sue per raccontare il legame tra i tifosi del Liverpool e il leggendario impianto che da 127 anni li ospita. È più di una casa: è un cordone ombelicale che ti porti dietro per il resto dei tuoi giorni, mai vissuto come una catena, bensì come qualcosa di imprescindibile per esistere. Una leggenda nata intorno agli Anni 50 sostiene che la Kop, con la sua voce – sono tante, ma suonano all'unisono come una sola entità – fosse in grado di "risucchiare" il pallone in rete. Forse è soltanto una frase ad effetto, ma rende l'idea di quanto il cuore pulsante del tifo Reds possa rivelarsi davvero il dodicesimo uomo in campo. Provare per credere: chi è passato almeno una volta nella vita da quelle parti lo sa bene.

La storia

E pensare che la prima squadra a giocare ad Anfield fu l'Everton. Sembrerà assurdo, ma dal 1884 (anno in cui fu costruito) al 1892 ha ospitato le gare interne dei Toffees. Ma la nascita del Liverpool, proprio nel 1892, è legata a doppio filo a quella che negli anni a seguire diventerà la sua casa. Ecco perché il legame tra squadra e stadio è diverso da qualsiasi altro. Come se non potesse esistere Liverpool senza Anfield. Perché quando l'Everton decide di trasferirsi a Goodison Park, ritenendo troppo alto il canone d'affitto di Anfield, l'usufruttario di quel terreno, un produttore di birra di nome John Houlding, fonda un nuovo club calcistico: il Liverpool Association Football Club, poi diventato Liverpool Football Club. Il 1° settembre 1892, davanti a circa cento persone, la squadra gioca la prima partita della sua storia: finisce 7-1 per i padroni di casa contro il Rotherham Town. La prima gara ufficiale si gioca due giorni dopo: i Reds travolgono 8-0 l'Higher Walton e danno di fatto il via ad una leggenda. Stavolta gli spettatori sono poco più di 200. Nel giro di qualche anno, diventeranno decine di migliaia.

La Kop

C'è uno stendardo sempre presente, lì dove nasce il tifo dei Reds: ritrae Bob Paisley, l'allenatore capace di vincere tre Coppe dei Campioni tra il 1977 e il 1981, oltre a sei campionati, una Coppa UEFA e una Supercoppa Europea. Fa bella mostra di sé, quel faccione, e sembra che navighi su un mare rosso durante la sciarpata che accompagna "You'll Never Walk Alone" prima di ogni gara. Se Anfield è la casa del Liverpool, la Kop è il focolare, il centro da cui tutto parte, quello che riscalda ogni settore. Negli anni pre-Hillsborough arrivava a ospitare fino a 28.000 spettatori, ma dal 1994 la capienza è stata ridotta intorno a 12.500. Da lì si è inneggiato a Bill Shankly e Kevin Keegan, a Kenny Dalglish e Ian Rush, a Michael Owen e Steven Gerrard. A darle il nome di Kop un cronista del Liverpool Post, Ernest Edwards. Spion Kop, per la precisione, come la collina sudafricana luogo dell'omonima battaglia della Seconda guerra boera, risalente agli albori dell'anno 1900. Fu una disfatta per le truppe britanniche, con circa 400 morti e più di 1.000 feriti: molte delle vittime erano soldati di Liverpool, giovani provenienti dal reggimento di fanteria del Lancashire. Ci sono settori che portano lo stesso nome anche in altri stadi d'Oltremanica, ma nessuno di questi può avere la stessa potenza evocativa, lo stesso trasporto, lo stesso amore veemente. Anfield è il Liverpool, e la Kop è la sua anima.

Gli altri settori

Di fronte alla Kop sorge l'Anfield Road Stand, che prende il nome dall'omonima strada su cui si affaccia: meno raccolta e capiente rispetto alla sua dirimpettaia, può ospitare circa 9.000 spettatori, compreso il settore ospiti da circa 2.000 posti. Nella "Lower" Anfield Road Stand si sistemeranno i tifosi giallorossi per cercare di spingere gli uomini la Roma verso un'altra impresa. La tribuna principale dell'impianto è la Main Stand: sono più o meno 20.600 i posti a sedere. La prima ristrutturazione risale al 1973, l'ultima (che ha riguardato tutto Anfield) all'anno scorso. Dall'altra parte sorge quella che in principio era conosciuta come Kemlyn Road Stand, che prendeva il nome dalla strada alle sue spalle. Nel 1992, per il centenario del club, la tribuna venne ricostruita e ribattezzata Centenary Stand: tutte le abitazioni di Kemlyn Road furono abbattute e la stra oggi non esiste più. L'ultima ristrutturazione, terminata pochi mesi fa, ha visto l'intitolazione del settore a Kenny Dalglish, leggenda dei Reds.

Fuori da Anfield, le statue dei due più grandi tecnici della storia del Liverpool: Bob Paisley e Bill Shankly. Quest'ultimo fu l'artefice della rinascita del club tra la fine degli Anni 60 e l'inizio dei 70. Vinse tre campionati e una Coppa UEFA nel 1973 contro il Borussia Mönchengladbach, affrontato anche in finale di Coppa dei Campioni quattro anni più tardi all'Olimpico dal suo successore. Fu Shankly a volere la targa "This is Anfield" che campeggia sulle scalette che portano dagli spogliatoi al campo. Per "ricordare ai nostri ragazzi per quale maglia giocano, e ai nostri avversari contro chi giocano". Una sorta di moderna rivisitazione del dantesco "lasciate ogni speranza, voi che entrate".