Il bello della Champions è che le partite importanti arrivano. Roma-Barcellona è la partita più importante della stagione giallorossa. Almeno fino a oggi. Perché in un calcio che va a mille all'ora gli impegni si susseguono e sembrano tutti importanti. Non per niente, tra cinque giorni sarà già derby. Ma ora, testa al Barça. Non serve neanche dirlo, visto il nome dell'avversario e la circostanza. E visto anche il comportamento in campionato della squadra di Di Francesco, che a cavallo tra la partita d'andata e quella di ritorno, si è complicata la vita in funzione Champions del prossimo anno andando a pareggiare con il Bologna e perdendo in casa con la Fiorentina.

Il problema è che forse non ne è valsa la pena, perché passare il turno contro il Barcellona è maledettamente difficile, sia per la forza di Messi e compagni sia per il 4 a 1 dell'andata, un risultato bugiardo e ingiusto quanto si vuole ma con il quale occorre fare i conti. L'obiettivo della Roma, quindi, è non rendere vano un sacrificio. Vincere tre a zero e passare il turno è il sogno. La Roma per prima cosa deve bissare la partita dell'andata, quando il divario tra le due squadre non è stato così netto come ha detto alla fine il risultato. Però, visto che la stessa cosa è successa tre giorni dopo all'Olimpico contro la Fiorentina, occorre cambiare. Tre tiri e due gol da parte della Fiorentina contro le oltre venti conclusioni di Dzeko e compagni e zero reti. Non si può continuare a giocare specchiandosi e mettere in fila sconfitte invocando la sfortuna, che c'è ma non giustifica. Di Francesco, e non solo lui, chiede alla squadra cinismo, concretezza e cattiveria.

Caratteristiche che unite all'atteggiamento avuto in Spagna potrebbero portare al miracolo, già riuscito nella stagione 2001-2002 quando i giallorossi, freschi Campioni d'Italia, liquidarono con un punteggio rotondo e una prestazione sontuosa la squadra all'epoca guidata da Rexach. Certo, era un altro Barcellona, che concluse al 4° posto quella stagione e che, Xavi (in panchina all'Olimpico) e Puyol esclusi, vantava giocatori in fase calante o alle prese con problemi fisici. Quella Roma, allenata da Fabio Capello e guidata da un Totti inarrestabile, si impose 3-0 con le reti di Emerson, Montella e Tommasi. A difendere la porta gli spagnoli c'era un giovanissimo Reina.

Mai la Roma è riuscita a ribaltare tre gol di svantaggio, mentre gli spagnoli hanno passato il turno 38 volte su 41 nelle competizioni organizzate dalla Uefa dopo aver vinto la partita d'andata in casa. Due gol di margine è il massimo che il club italiano è mai riuscito a ribaltare nella gara di ritorno in casa; contro il Dundee United nella semifinale 1983/84 di Coppa Campioni (0-2 trasferta, 3-0 casa) e il Partizan nel secondo turno della Coppa Uefa 1988/89 (2-4 trasferta, 2-0 casa). Il bilancio del Barcellona ai quarti di finale di Coppa dei Campioni è di 14 passaggi del turno e cinque eliminazioni. Gli spagnoli hanno raggiunto le semifinali per sei anni consecutivi dal 2008 al 2013, ma nelle ultime due stagioni (e in tre delle ultime quattro) si sono fermati ai quarti: un anno fa, la corsa del club spagnolo è stata interrotta da una squadra italiana, la Juventus. Un precedente che invita a sognare, nonostante la Roma sia uscita due volte su due ai quarti di Champions, la più recente delle quali 10 anni fa. L'altro quarto di finale disputato dai giallorossi risale alla Coppa dei Campioni 1983/84, con l'unica vittoria complessiva in questa fase della competizione.

La Roma in Europa sta crescendo. Se c'è un aspetto positivo che questa stagione ci consegnerà è l'aumento della considerazione dei giallorossi nel Vecchio Continente. Lo confermano i numeri: la Roma ha vinto solo cinque delle ultime 24 partite della Champions, ma quattro di queste vittorie sono arrivate nelle ultime otto partite. Sotto con il Barcellona, allora. E che il Dio del calcio ponga i suoi occhi sull'Olimpico di Roma. Dalla parte giusta, però.