Ci sono biglietti e biglietti. Perché se il tema del caro-prezzi deve essere una priorità nell'agenda di club e federazioni, quello delle trasferte deve esserlo ancor di più. Il tifoso che viaggia spende molto e non è giusto approfittarsi della sua passione per sfilargli qualche decina di euro in più, dopo che ha pagato trasporti, pasti ed eventuale alloggio. E dopo che magari si è preso un giorno a lavoro, prassi ormai sempre più obbligata a causa degli orari "filotelevisivi" delle partite di campionato.

Ma facciamo un'altra distinzione: se i prezzi delle trasferte vanno calmierati, quelli delle partite europee ancor di più. Chiedetelo a chi deve attraversare un continente. Chiedetelo a chi tenta l'impresa di partire con la propria famiglia. Chiedetelo a chi vorrebbe prima assicurarsi di avere il biglietto nel settore ospiti e poi comprare l'aereo. L'aereo, già: un altro problema enorme, ostativo quanto il prezzo alto dei biglietti, se non di più. Chi infatti decide di comprare il volo per una trasferta europea sa già che deve seguire in diretta il sorteggio e soprattutto, nei minuti successivi, la pubblicazione delle date: non appena escono ci sono pochi minuti per effettuare l'acquisto, dopodiché i prezzi iniziano a impennarsi. L'aereo per Barcellona nell'ora successiva all'estrazione (!) costava il doppio che prima del sorteggio. E parliamo solo di un'ora: la sera stessa i voli andata e ritorno già costavano attorno ai 4-500 euro.

È legale ciò che accade per i biglietti aerei? La risposta non è certa e meriterebbe (meriterà) sicuramente un trattamento più approfondito. Restiamo però nell'ambito prettamente calcistico. I prezzi delle trasferte europee sono spesso alti, a volte troppo alti. Sarebbe così impensabile impostare un tetto massimo per i biglietti dei settori ospiti nelle trasferte europee? L'idea può sembrare folle, non ai tifosi, ma dal punto di vista delle istituzioni sportive: perché mai dovrebbero tutelare i tifosi di calcio?

Impensabile ma neanche troppo, se consideriamo che dalla stagione scorsa lo mette in pratica la Premier League. La Premier League, il "supermercato" del calcio internazionale, il campionato che più fattura grazie alle pay-tv e più fa guadagnare i suoi club per lo stesso motivo. Perché? Forse perché hanno avuto la lungimiranza di ascoltare una richiesta che formalmente le associazioni di tifosi britannici chiedono dal 2013 con la campagna "Twenty's Plenty" della Football Supporters Federation, ovvero "venti sono abbastanza". Chiedevano un tetto di 20 sterline, ne hanno ottenuto uno di 30.

Quello che in Italia manca, oltre a una sponda istituzionale, è la presa di coscienza da parte dei tifosi. Mai il problema del caro-biglietti è stato affrontato in maniera organica da tutte le tifoserie d'Italia, come invece è stato fatto con la Tessera del Tifoso. In Europa ci sono tifoserie che, in situazioni del genere, si sono mobilitate trasversalmente e hanno saputo ottenere un trattamento più equo. Ad esempio quella del Manchester United, che, dopo aver accolto male la notizia del prezzo del settore ospiti a Siviglia (circa 100 euro), ha convinto il club ad alzare il prezzo per gli spagnoli: con la differenza la società ha contribuito a pagare parzialmente i biglietti del Sanchez Pizjuan.

Lo stesso problema avevano riscontrato i tifosi del Liverpool contro il Porto, tanto da segnalare l'accaduto alla Uefa: per entrare al Dragão avevano dovuto pagare poco più di 66 sterline. Adesso Siviglia e Porto rischiano di incorrere nella stessa sanzione imposta all'Anderlecht dalla Uefa: rimborsare parte del biglietto. I belgi avevano ospitato il Bayern a novembre chiedendo 100 euro per il settore ospiti. Ma il comma 3 dell'articolo 19 delle norme Uefa in tema di safety e security parla chiaro: i biglietti del settore ospiti deve costare quanto quello dei settori simili dello stesso stadio. Bene per i bavaresi, meno bene per i romanisti, perché il Camp Nou è tutto carissimo. E non è una bella cosa: parola dei tifosi blaugrana.