Il biglietto per Barcellona-Roma del 4 aprile costerà quasi 90 euro. Così ha annunciato a margine del sorteggio Carlo Feliziani, responsabile ticketing della Roma, generando una valanga di reazioni di protesta da parte dei tifosi romanisti. 90 euro per stare all'ultimo anello, in piccionaia, come si dice a Roma: questa l'accoglienza che il mes que un club ha riservato ai sostenitori giallorossi.

Non si sa cosa giustifichi il prezzo: forse vedere Messi e compagni giocare, come se i tifosi della Roma fossero contenti di vedere Messi e compagni giocare. Per contestualizzarlo, va detto che la piaga del caro-biglietti in Spagna ha raggiunto finora degli standard che in Italia ancora non abbiamo conosciuto, anche se tutto lascia pensare che lo faremo nel giro di qualche anno. Inoltre, il Barcellona è tra i club più cari della Liga: basta pensare che il 6 febbraio scorso El Pais annunciava che quella di quest'anno è la peggiore media spettatori dell'ultima decade del Camp Nou, cioè 64mila. Non c'è da stupirsi, dunque, se per la semifinale di Coppa del Re contro il Valencia dello scorso 1° febbraio l'account Twitter del club annunciava 50.959 presenti. Ovvero circa 48mila posti vuoti: uno scandalo per il Camp Nou. E il malcontento serpeggia tra i tifosi culé che vorrebbero godersi dal vivo le stratosferiche prestazioni della squadra prima in classifica.

C'è inoltre un dato che fa paura: nell'ultimo confronto in terra catalana, nel 2015, il biglietto per i romanisti costava "solo" 53 euro. Un prezzo che già di per sé sarebbe da contestare: fanno bene i tifosi del Liverpool a chiedere che per la sfida stellata contro il Manchester City sia applicato lo stesso tetto massimo di 30 sterline adottato (dopo lunghe proteste) per i biglietti dei settori ospiti della Premier League.

Pagare tanto non paga

Siamo sicuri che alzare i prezzi comporti più benefici che risvolti negativi per un club? Guardiamo all'esempio del Barcellona: chi ama gli stadi caldi di certo non ama il Camp Nou, a maggior ragione quest'anno che stenta a riempirsi. E il sostegno canoro di una tifoseria è forse l'unica cosa che Messi e compagni invidiano alle altre squadre. Guardiamo pure in casa nostra: i prezzi alti di Roma-Shakhtar hanno fatto sì che per una partita così fondamentale siano stati venduti solo 47mila biglietti. E nemmeno l'appello della società tramite video promozionali e dichiarazioni in tv ha potuto convincere le tasche dei tifosi.

Il problema si riproporrà per il ritorno dei quarti di finale (soprattutto se l'andata andrà male), perché i prezzi sono simili a quelli del 2015, cioè proibitivi: in vendita libera le curve costeranno 40 euro, i distinti 60 e le tribune dai 65 ai 130. E poco cambia se gli abbonati risparmieranno 5 o 10 euro: lo dicono i numeri della partita contro gli ucraini.

Leggere  i prezzi di Roma-Barcellona fa male perché quest'anno si era finalmente imboccata la strada giusta, con tagliandi anche a 10-15 euro in certe occasioni, sconti per gli studenti e altre iniziative che avevano dimostrato quanta voglia di stadio ci sia a Roma. La speranza (anche in ottica nuovo stadio) è che si adotti la strategia di abbassare i prezzi bilanciando la perdita con il maggior numero di biglietti venduti. E guadagnando al contempo uno stadio pieno e la felicità dei tifosi.