Ci sarebbero tutti i presupposti per fare festa. Si potrebbe fare per la vittoria col Sassuolo, terzo posto e oltre quattro milioni in più nel bilancio, successo numero ventitrè della stagione per un totale di settantasette punti che vuole dire una media di poco superiore ai due a partita.

Si potrebbe fare ricordando lo splendido percorso fatto in Champions, fra le prime quattro d'Europa e voi sapete bene quanto ancora ci possa bruciare sapere di non esserci sabato prossimo a Kiev.

Si potrebbe fare per il lavoro fatto dalla società, quello di un Di Francesco che ha smentito tutto e tutti, quello di un gruppo di giocatori che comunque ha dimostrato senso di appartenenza, personalità, voglia di migliorare, la capacità di riconoscere i propri errori.

Si potrebbe fare festa pensando che quest'anno, con tutto quello che si è incassato attraverso la Coppa con le grandi orecchie, non ci saranno cessioni obbligate, semmai per scelta.

Si potrebbe pure fare col pensiero rivolto a Spalletti che sulla panchina dell'Inter ha fatto la miglior cosa da romanista regalando una notte simil Barcellona al popolo giallorosso, anche se questo ci farebbe sentire un po' troppo simili a loro e la cosa non è che poi ci farebbe piacere fino in fondo per il semplice fatto che siamo diversi, molto diversi e di questo siamo orgogliosi.

Il motivo più importante

Si potrebbe fare festa per mille motivi, ma ce ne è uno che sovrasta qualsiasi altro. In questa stagione, finalmente, è cominciato un percorso e, come gli americani ci dissero all'inizio della loro avventura, il percorso è fondamentale per arrivare alla meta.

Ci provò Luis Enrique a cominciare quel percorso. Fu stritolato da una piazza e da una stampa che nella stragrande maggioranza dei casi non capirono quello che stava cominciando. L'hombre vertical non ce la fece a sopportare, alzò bandiera bianca commettendo l'errore più grave della sua annata giallorossa, peraltro costellata anche da molti altri errori.

Ecco, la Roma che ieri sera ha concluso al terzo posto il campionato, oltretutto a una distanza siderale dalle prime due, questo errore stavolta non lo commetterà. Si continuerà con Eusebio Di Francesco per dare contorni ancora più solidi a tutto quello che di buono è stato fatto in questa stagione al punto che quell'eliminazione in coppa Italia con il Torino all'Olimpico, ora può essere vista come l'eccezione alla regola di una stagione che comunque non può che essere valutata come positiva. Soprattutto perché è solo l'inizio di un percorso che, ne siamo sicuri, presto ci porterà a sfamare l'astinenza da trofei.

Il futuro è cominciato

In questi anni di errori ne sono stati fatti parecchi. Di generosità in alcune occasioni, di ottimismo in altri, pure di incompetenza in alcuni acquisti che si sono rivelati assolutamente controproducenti. E allora si cambiava, tecnico, giocatori, dirigenti.

Il risultato era che dopo dodici mesi ci si ritrovava sempre punto a capo, anche se in due occasioni era stato fatto il record storico di vittorie e punti, pure se i secondi posti erano ancora motivo di rimpianto, complice una Juventus che quando ne ha fatti pochi si è fermata a novantuno punti con un tetto di centodue, pazzesco.

Ora questo errore, nonostante i dieci punti e le cinque vittorie in meno rispetto al precedente campionato, non sarà più fatto. Ed è questa la vittoria più importante centrata dalla Roma in questa stagione.

Una Roma capace di esaltarci in Europa, di farci vivere stati d'animo altalenanti in Italia, ma che sempre o quasi ci ha dato l'impressione di voler inseguire un'idea. E disposta anche a qualche sconfitta pur di inseguirla consapevole che solo così si potrà portare la sfida vincente a una Juventus che ha lo stadio di proprietà, la potenza e la prepotenza dei forti, un fatturato che è il doppio. Il guanto di sfida è stato lanciato. E noi non vediamo l'ora che il campionato ricominci.