Tutti, anche chi non era ancora nato, sanno chi è stato Nils Liedholm. Meraviglioso Barone. Bene, lo svedese quando parlava, era saggio starlo a sentire. Si imparava, sempre. Una volta, a proposito di come si potesse vedere se una squadra funzionasse o meno, al di là comunque dei risultati, Nils regalò la sua ennesima perla con una straordinaria sintesi solo all'apparenza banale: «Squadra funziona quando portiere para e attaccanti segnano». Otto parole. C'è tutto il calcio. Rappresentato ieri alla perfezione dalla Roma che ha fatto quaterna sulla ruota del Chievo. Alisson para il rigore che avrebbe potuto riaprire una partita che fin lì non era stata una partita, quattro gol ad arricchire il tabellino dei marcatori, tutti e quattro realizzati dagli attaccanti, doppietta di quello scarsone di Dzeko (straordinario il primo, bellissimo come quello di Napoli il secondo), Schick che concede il bis dopo Ferrara, El Shaarawy a suggellare con una splendida azione personale una delle più belle partite giocate con la nostra maglia.

Preciso: portiere para, attaccanti segnano. Sarebbe d'accordo pure il pennellone bosniaco che anche contro il Chievo, dopo una partenza che sembrava quella delle giornate con poca voglia, ha pensato bene di ricordare a tutti che lui è un bomber, di quelli veri, di quelli che fanno della continuità di rendimento una delle sue virtù migliori. E così con la doppietta messa alle spalle di un Sorrentino che stavolta non è sembrato la dea Kalì con otto braccia, ha continuato a dare sostanza ai numeri di questa stagione dopo quelli incredibili del passato campionato quando ne mise dentro trentanove, ventinove soltanto in campionato, capocannoniere, otto in Europa League, capocannoniere, due in coppa Italia. Dicono sempre che è più difficile ripetersi, bene il bosniaco non ha i numeri di un anno fa, ma poi non è così lontano, considerando i due mesi di letargo tra gennaio e febbraio per i motivi che tutti sappiamo. Con i due di ieri Dzeko è arrivato a ventitrè in stagione, sedici in campionato più i sette in Champions, mai nessun giallorosso ne aveva segnati tanti nella Coppa con le grandi orecchie. Da quando è alla Roma ne ha segnati settantadue, cinquantrè in campionato. Ma uno così come è stato possibile che sia stato trattato come uno scarsone?

Oggi è facile applaudirlo quando viene sostituito, così come per lui è facile non prendersi rivincite dialettiche, meglio concentrarsi sul presente e sul futuro che si chiama Liverpool: «Questa contro il Chievo era una partita che dovevamo vincere. Ci siamo riusciti con merito, giocando un buon calcio, poco importa chi ha realizzato le reti. L'importante era conquistare i tre punti che valgono tantissimo in funzione della Champions della prossima stagione. Siamo stati bravi, nel primo tempo probabilmente avremmo meritato di segnare anche qualche gol in più, abbiamo colpito due pali incredibili, gli ennesimi di questa stagione dove di legni ne abbiamo presi tantissimi (ventidue solo in campionato ndr). C'è stato solo un momento di difficoltà, quando l'arbitro ha assegnato il rigore al Chievo mostrando il cartellino rosso a Juan Jesus. Eravamo avanti di due gol, ma se lo avessero segnato ci saremmo trovati davanti trenta minuti di partita in inferiorità numerica e con un solo gol di vantaggio. Ci ha pensato Alisson, bravissimo, a sistemare la questione, avessimo preso gol la partita poteva cambiare. E così dopo sono arrivate le altre due reti che hanno sistemato definitivamente le cose».

Soprattutto hanno consentito di rendere consentiti i pensieri verso il Liverpool. Perché inutile nasconderlo, il vero problema della partita contro il Chievo, poteva essere costituito soltanto dalle teste dei giocatori magari già proiettate verso la partita di mercoledì prossimo contro i Reds. Sarebbe stato un errore fatale. Un errore che i giallorossi non hanno commesso dimostrando per quasi tutti i novanta minuti che il Liverpool era il Chievo e che la partita da vincere era quella che stavano giocando. Dopo, sul quattro a zero, è cominciato il grande avvicinamento alla sfida contro i Reds: «La partita contro il Liverpool la prepareremo con il mister, è chiaro che ci servirà una grande prestazione. Dovremo essere pronti sapendo che saremo chiamati a dare il cento per cento, altrimenti sarà impossibile. Potremo contare su uno stadio pieno, i nostri tifosi come sempre ci staranno dietro e ci daranno la forza per provarci. Magari ripetessimo la stessa prestazione fatta contro il Barcellona, sarebbe meraviglioso. Non voglio pensare ad Anfield, conta il futuro, sappiamo di poter fare meglio rispetto alla gara d'andata. Nello spogliatoio non parliamo di finale, semmai di come vincere la partita contro il Liverpool. Mi spiace per quello che è successo ad Anfield, noi siamo con il tifoso ferito, il nostro pensiero va alla sua famiglia, queste cose con il calcio non c'entrano nulla».