Vincono di slancio, com'era logico che fosse, Inter e Lazio, e perde invece punti preziosi a Bologna la Roma, alla vigilia della sfida di Champions di Barcellona che andrà preparata peraltro col dubbio della presenza di Nainggolan, ieri colpito duro dopo 10 minuti e costretto ad uscire dopo 16. Il pareggio del Dall'Ara sta stretto alla Roma che però per troppo tempo, dopo un buon inizio, gira a vuoto intorno al muro del Bologna, senza che qualcuno dei suoi fantasisti riesca mai a cambiare il corso di un infinito palleggio alla ricerca del varco giusto per attaccare la porta dell'esordiente Santurro.

Che non esistano partite facili è questione peraltro nota e che le partite già di per sé difficili si possano complicare con la compresenza di certi fattori significativi è ancor più noto. Tipo? Tipo gli errori sottoporta nei primi dieci minuti di gioco, quando il Bologna non si era ancora assestato in campo. O l'infortunio di un giocatore importante nello stesso periodo iniziale della sfida. O il gol subito alla prima ripartenza. O quando poi ti scontri con squadre così basse e così chiuse. Così succede che i 433 contrapposti di inizio gara lascino pensare che quando l'impostazione è tanto offensiva da una parte (la Roma) e tanto difensiva dall'altra (il Bologna) i numeri di moduli apparentemente uguali servano poco a far capire l'evoluzione della sfida.

La Roma con la formazione cosiddetta titolare per nove undicesimi (senza l'infortunato Ünder e con Dzeko in panchina) trova subito varchi evidenti nei quali infilarsi e va vicina al gol prima con una bella sovrapposizione di Florenzi (4') che non coglie Schick e poi con una verticale in transizione bassa rifinita da Nainggolan per Schick bloccata dall'emozionato Santurro (mai, prima di ieri, un minuto giocato in A, e neanche in B). Al 7', su corner di Kolarov, il gol sembra fatto quando De Rossi svetta nell'area piccola, ma Santurro si ritrova la palla sulla gamba e respinge.

Poi Nainggolan allarga la gamba destra per proteggere una palla lunga dall'attacco di Helander, ma la ginocchiata sulla coscia che subisce è fortissima: l'arbitro vede il fallo al contrario e punisce il gesto di protezione del romanista. A somma beffa, il belga dopo sei minuti di sofferenza è costretto a lasciare il campo a Gerson (16'), costringendo Di Francesco già al primo cambio dopo un quarto d'ora. E nei due minuti successivi prima Donsah devia alto di testa su buono spunto di Poli, poi il Bologna trova un varco per il vantaggio in seguito a un triplo tentativo di tiro con la difesa romanista un po' in affanno (e sospetta sbracciata di Poli sul secondo tentativo, giudicata non volontaria da Irrati): alla fine è Pulgar a trovare la traiettoria buona, su cui Alisson riesce a far niente pur proteso in tutta la sua lunghezza.

Eccola la complicazione definitiva, che porta la Roma a riversarsi nella metà campo avversaria senza troppa lucidità e il Bologna a cercare sempre varchi per le tre punte che partono basse ma che in possesso palla si aprono pericolosamente: un po' quello che la squadra di Di Francesco potrebbe essere costretta a fare mercoledì al Camp Nou. Ma la proporzione non regge perché il Bologna non va mai a pressare alto e infatti non appena la palla viene impostata dai centrali difensivi romanisti, tutti gli uomini di Donadoni si abbassano immediatamente dietro la linea della palla, si toglie qualsiasi profondità e si intasano le linee di passaggio.

Nononstante questo, diverse sono le occasioni da taccuino, senza che mai però la Roma dia la sensazione di poter realmente far male al Bologna con continuità. Ci provano Perotti (un minuto dopo il gol loro, ma la puntata in area non trova luce), Schick di testa/collo/spalla su traversone di De Rossi sul secondo palo, El Shaarawy al 24' ma in posizione di fuorigioco (comunque l'esterno destro era stato neutralizzato da Santurro), ancora Perotti dopo rimpallo favorevole (ma il suggerimento per Schick si è perso nei rientri difensivi) prima della più clamorosa delle palle-gol, al 29', con calcio d'angolo di Kolarov spizzato da Schick di testa verso il secondo palo, e proprio sul palo va ad impattare il destro di Strootman che praticamente sulla linea di porta riesce nell'impresa di sbagliare la facilissima deviazione. Due controlli silenti del Var rendono leciti i contatti tra Helander e Schick in area bolognese (al 38', il ceco sarebbe arrivato prima sul pallone messo in area da Kolarov) e tra Palacio e Manolas al 40' (l'argentino era partito in contropiede solitario ed ha finito sbattendo contro Alisson).

Nella ripresa Di Francesco ha chiesto a Gerson di alzarsi più vicino alla linea degli attaccanti e poi col cambio al 16' tra El Shaarawy e Dzeko, la Roma si è assestata in un 4231 che a poco a poco è diventato un vero e proprio 424 (prima De Rossi e Strootman mediani, poi, con l'ingresso pure di Defrel per l'olandese, si è riabbassato Gerson) e ha aumentato la sua pressione offensiva, non lasciando agli avversari neanche lo spazio per i tentativi velleitari del primo tempo. E dopo i tentativi fiacchi di Perotti e Strootman, la spizzata giusta l'ha trovata di testa sul primo palo proprio Dzeko, il bomber vero, su assist di Perotti dopo una veloce serpentina sul lato sinistro dell'attacco. L'assedio finale non ha premiato l'intraprendenza della Roma, nonostante la buona volontà di tutti e le occasioni create in particolare quasi da solo da Defrel, da destra e da sinistra.