Roma-Milan è una sfida che richiama alla mente tanti doppi ex. Tra questi c'è Pierino Prati, che è intervenuto ai microfoni di Tele Radio Stero in vista della partita che si disputerà all'Olimpico alle 20.45. Ecco le sue dichiarazioni. 

Roma-Milan?
"Una partita che mi mette sempre in ansia, col Milan ho vinto tutto ma a Roma c'è stato qualcosa che per me vale molto, tanto quanto una coppa. Nel 1973 segnai 22 gol, quell'anno lì ci siamo divertiti tutti tantissimo. La Roma prima pensava soltanto a battere la Lazio, quell'anno meritammo di stare così in alto".

Come valuti Gattuso?
"Un grande personaggio, è riuscito lì dove altri non ce l'hanno fatta. È entrato nella testa dei giocatori, i giocatori del Milan stanno dimostrando di avere un buonissimo livello, stanno iniziando a far vedere di essere una squadra che gioca. La voglia di aggredire dell'allenatore si vede finalmente anche in campo, devono continuare così e migliorare".

Come giudichi Di Francesco e la Roma?
"Mi sembra che anche nei momenti difficili sappia manovrare la barca, ha avuto dei problemi e ci sono dei giocatori che devono essere recuperati. Dzeko è un giocatore fantastico, ha una grande carriera, l'anno scorso ha segnato 39 gol ma quest'anno fa fatica a ripetersi. In Italia non è facile, ma lui può fare molto di più. È in un momento particolare, è un grande professionista ma adesso ha bisogno dell'affetto dei tifosi per tornare a quel livello".

Il risultato di questa sera?
"Comunque vada, per metà mi sentirò bene, per l'altra soffrirò un po"'.

Come vedi il legame di Maldini con il Milan e quello di Totti con la Roma?
"Non conosco le condizioni, quindi non posso parlare delle motivazioni. Maldini è stato un grande campione ma se non è ancora entrato nel Milan deve esserci un perché. È una grande immagine per il Milan, ma devono esserci cose che non combaciano con la dirigenza, mi auguro che un domani possa aprirsi una via perché è quel tipo di giocatori, come anche Gattuso, che ha vinto tutto con il club a livello mondiale".

Come vedi Totti come dirigente?
"Lo vedevo meglio ancora in campo, a livello fisico avrebbe retto. Avrebbe perso qualcosa nella corsa ma aveva un'intelligenza calcistica unica, un grande personaggio. Ma può anche darsi che diventi un grande manager, è nato e cresciuto nella Roma, ha sempre detto che non sarebbe mai andato altrove, non c'era la possibilità che giocasse finali importantissime. Al di fuori della Roma avrebbe giocato in squadre che hanno vinto tutto. È rimasto come grande personaggio in società, Totti è la Roma".

Quanti gol avresti segnato in più con Totti?
"Lui guarda da un'altra parte ma ti libera sempre, lui è un giocatore fondamentale come Rivera. Ti fa arrivare 9 volte su 10 la palla sul piede".

Quanto è stato difficile riuscire a fare quel passo in avanti rispetto alla Roma degli anni precedenti?
"Avevamo un gruppo di ottimi giocatori, si parla di Conti, Di Bartolomei, Cordova e De Sisti. L'allenatore che ho avuto al Milan, Liedholm, sapeva come andava gestito il gruppo e il gioco. Era un vero maestro", uno stralcio delle sue parole.

Se giocassi ora chi avresti temuto di più tra Alisson e Donnarumma?
"Sono due grandi portieri, uno è avvantaggiato dal fatto di essere più giovane ma saranno tutti e due sempre sotto esame".