Un passo per volta, ma si va avanti. E un passo in più, anzi, un giorno in più senza notizie diverse è una buona notizia di per sé. A oggi, dunque, le possibilità che Daniele De Rossi venga convocato per la partita col Benevento, e possa quindi rinforzare la ridottissima pattuglia di centrocampisti rimasti a disposizione di Di Francesco, sono in aumento. Come si pensava ieri, non essendo arrivato lo stop, a questo punto c'è il margine per poter sperare nella convocazione.Eusebio ci spera. Di più: ci conta. Anche dal punto di vista psicologico, sarebbe importante mettere nel listone il nome e il cognome del capitano, anche se poi non dovesse finire nella più ristretta lista dei primi undici chiamati a scendere in campo. Averlo tra i convocati significherebbe intanto chiudere i conti con quell'infortunio fastidioso al polpaccio che l'ha tenuto lontano dalla squadra in un momento tanto delicato. Per propria convinzione, infatti, l'allenatore porta sul pullman solo quelli che sono davvero in grado di giocare. Che poi decida di tenerlo seduto e di utilizzarlo solo per trenta, venti o dieci minuti o, se le cose saranno in discesa da subito, tenerlo in panchina per tutti i novanta minuti si vedrà.

Difficilmente però è ipotizzabile di vederlo in campo dall'inizio. Ancora ieri ha corso in campo senza mai avvicinarsi al gruppo per le esercitazioni tattiche. E anche la condizione potrà essere quella che è. A questo punto diventa automatico il ricorso al 4231 dall'inizio che già a Verona è stato sperimentato. Ma al Bentegodi la scelta è stata soprattutto di natura psicologica, nell'intendimento soprattutto di togliere qualche legaccio dalle spalle di Nainggolan e per provare a cambiare qualcosa nella prassi tattica della squadra. Ma Di Francesco non è il tipo di allenatore che cambia sistema senza un periodo di tempo adeguato di prove sul campo. Ecco perché si è potuto escludere senza alcun dubbio il ricorso alla difesa a 3 (in mancanza di 3 centrocampisti su 5 e in presenza di 3 centrali poteva essere un'ipotesi da prendere in considerazione, ma una settimana non sarebbe stata sufficiente dall'allenatore per dare ai giocatori sufficienti conoscenze da mettere in pratica sul campo) e anche qualche altro esperimento innovativo, tipo Fazio alzato sulla linea dei centrocampisti per fungere da regista alla De Rossi.

Il 4231, come noto, non prevede infatti alcuna rivoluzione rispetto al 433. Si tratta solo di spostare un uomo più avanti in fase di non possesso e di averlo più vicino all'attaccante centrale quando invece si detiene il pallone. In assenza di Nainggolan, il favorito sembrava Defrel soprattutto in considerazione delle parole spese direttamente dall'allenatore a Verona subito dopo la partita: «Perotti lavora ormai bene sulla linea, se servisse un altro trequarti ho altre idee». La sua idea era Defrel, però poi proprio il campo potrebbe avergli suggerito altre soluzioni. Perché le prove di questi giorni hanno sdoganato Perotti e quindi adesso non è affatto escluso che a giocare più vicino a Dzeko sia proprio l'argentino. Peraltro il Benevento si schiererà (quasi sicuramente) con il 433 e il trequartista scelto dovrà anche occuparsi in fase di non possesso della prima pressione sul regista avversario, presumibilmente il brasiliano Sandro.

Chi per una volta, e stavolta anche alla vigilia, sembra aver messo tutti d'accordo riguardo la necessità di schierarlo titolare è Cengiz Ünder, il giovane turco che a Verona ha sbloccato il risultato dopo 43 secondi e ha vissuto una settimana da autentico sultano, con i complimenti che si sono sprecati dal ministro dello sport turco Askin Bak al presidente Erdogan che già tifava per lui (lo aveva chiamato proprio alla vigilia del suo trasferimento alla Roma per ricordargli che tutta la Turchia sarebbe stata con lui) e che ha vissuto proprio in Italia l'exploit del suo conterraneo a Verona. Nessun dubbio insomma: sulla fasce tocca a lui e toccherà probabilmente ancora a El Shaarawy, dalla parte opposta. Chi tra Perotti e Defrel resterà fuori dai primi undici sarà l'arma in più offensiva per la panchina, nel caso in cui le cose sul campo non dovessero mettersi in discesa sin dal primo tempo. Dietro invece dovrebbero essere confermati i cinque uomini che possono essere considerati i titolari ormai quasi intoccabili della squadra: Alisson tra i pali, Florenzi e Kolarov esterni, Manolas e Fazio al centro. Dovrà attendere ancora almeno un paio di settimane il neo-acquisto di gennaio, Jonathan Silva. In questi giorni si sta allenando sul campo, ma sempre a parte. Dopo l'Udinese, se tutto va bene, potrebbe essere inserito nelle prove tattiche. Per riposare, Kolarov deve aspettare ancora un po'.